Archivio per Categoria Notizie dalle Aziende

DiGiacomo Trapani

Insulet ha stabilito due importanti partnership commerciali per supportare la sua espansione in Europa.

Insulet Corporation  (Insulet o l’Azienda), il leader nella tecnologia dei microinfusori per insulina senza tubi con il sistema per la gestione insulinica Omnipod®(Omnipod System), ha annunciato oggi di aver intrapreso accordi di partenariato con due distributori di prodotti per diabetici altamente qualificati, Theras Group e Nordic Infucare, per la distribuzione dei servizi completi del sistema Omnipod rispettivamente sui mercati Italiani e dei paesi del nord a partire dal 1luglio. Queste partnership sono pietre miliari cruciali per la transizione di Insulet alle operazioni dirette in Europa per promuovere completamente il sistema Omnipod.

“L’Italia e i paesi nordici offrono considerevoli opportunità commerciali per il sistema Omnipod e siamo elettrizzati all’idea di lavorare con queste due aziende di dispositivi medici per diabetici altamente qualificate e rispettate, che hanno fornito supporto alle comunità diabetiche locali per molti anni,” ha dichiarato DJ Cass, Direttore Generale, Europa. “Stabilire queste partnership è un altro passo avanti fondamentale per garantire alla Insulet una transizione agevole alle operazioni dirette in Europa e fornisce una piattaforma per una crescita a lungo termine e un’eccezionale esperienza per i clienti”.

“Omnipod si inserisce perfettamente nel nostro portafoglio per clienti diabetici esistente e siamo entusiasti di collaborare con Insulet per fornire assistenza ai clienti del sistema Omnipod in Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia e per continuare a costruire consapevolezza e conoscenza di questo microinfusore per insulina unico nella nostra regione”, ha dichiarato Mats Durvall, Direttore Generale della Nordic Infucare, https://www.infucare.com.

“Siamo anche estremamente lieti di aggiungere il sistema Omnipod, la tecnologia leader del microinfusore per insulina senza tubi al nostro portafoglio per il diabete, per offrire maggiori opzioni e sostegno alle persone che convivono con il diabete in Italia, ha dichiarato Cristiano Ferrari, Presidente di Theras Group, https://www.theras-group.com.

In base agli accordi, Theras Group e Nordic Infucare si occuperanno delle attività di vendita, marketing e assistenza clienti per gli utenti del sistema Omnipod System e per i referenti medici a partire dal 1luglio. Le novità e gli aggiornamenti sulla transizione in Europa sono disponibili su https://www.omnipodeurope.com.

Informazioni sul sistema per la gestione insulinica Omnipod:

Il sistema per la gestione insulinica Omnipod è un sistema innovativo per l’erogazione continua di insulina in grado di offrire tutti i comprovati vantaggi della terapia di infusione sottocutanea continua di insulina (CSII) in un modo diverso dai microinfusori di insulina tradizionali. L’innovativo design e le caratteristiche del sistema Omnipod sono pensate per consentire di svolgere le attività quotidiane e gestire il diabete con massima libertà, comfort, comodità e praticità. Il sistema Omnipod è costituito da due componenti: (i) un Pod che contiene ed eroga insulina; e (ii) un Personal Diabetes Manager (PDM) che programma via wireless l’erogazione di insulina personalizzata dell’utente, calcola le dosi consigliate e l’insulina attiva, e ha un comodo glucometro incorporato. Il Pod piccolo e leggero può essere indossato in diverse modalità, ad esempio sull’addome, sui fianchi, dietro l’avambraccio, sulla parte alta della coscia o sulla zona lombare, ed è impermeabile (IPX8), così non c’è bisogno di toglierlo per fare la doccia, nuotare o svolgere altre attività. Ciò significa che Omnipod è in grado di fornire fino a tre giorni di somministrazione continua di insulina, senza la necessità di scollegare dei tubi o iniettare manualmente l’insulina. Il Pod e il PDM comunicano via wireless per somministrare insulina in modo preciso, personalizzato e continuo, con opzioni di erogazione basale e di bolo personalizzabili, e per effettuare importanti controlli di sicurezza. L’inserimento automatico della cannula del Pod è rapido, facile e praticamente indolore. Gli utenti non dovranno mai maneggiare un ago. Basta semplicemente premere un pulsante sul PDM e il sistema di inserimento automatico del Pod inserisce la cannula sotto la pelle e inizia a erogare insulina secondo il tasso basale programmato dall’utente.

Il sistema Omnipod è il primo sistema senza tubi per l’erogazione dell’insulina disponibile in commercio che consente agli utenti di vivere scollegati dai tubi e senza lo stress e l’ansia delle iniezioni multiple giornaliere (MDI). Abbattendo le barriere della terapia insulinica mediante microinfusione, il sistema Omnipod offre agli utenti la libertà di vivere la propria vita in modo autonomo e con la facilità di utilizzo che meritano.

Informazioni su Insulet Corporation:

Insulet Corporation (NASDAQ: PODD) è un’azienda produttrice di dispositivi medici innovativi con sede nel Massachusetts, che si dedica a semplificare la vita delle persone affette da diabete e altre patologie attraverso l’utilizzo della propria piattaforma di prodotto Omnipod. Il sistema per la gestione insulinica Omnipod offre un’alternativa unica nel suo genere ai metodi convenzionali di erogazione dell’insulina. Grazie all’esclusivo design semplice e portatile, il Pod monouso garantisce fino a tre giorni di somministrazione continua di insulina, senza aghi in vista da dover gestire. Sfruttando lo speciale design del proprio Pod, l’azienda personalizza la piattaforma di prodotto Omnipod per l’erogazione per via sottocutanea anche di altri tipi di farmaci impiegati in molteplici ambiti terapeutici. Fondata nel 2000, Insulet ha contribuito a portare maggiore semplicità e libertà nella vita di oltre 140 mila utenti in tutto il mondo con il proprio sistema per la gestione insulinica Omnipod. Per ulteriori informazioni visitare: www.insulet.com, www.myomnipod.com e https://www.omnipodeurope.com.*

*A partire dal 1° luglio 2018, Insulet assumerà direttamente il controllo di tutte le operazioni di distribuzione del proprio sistema per la gestione insulinica Omnipod in Europa, comprese le attività di vendita, marketing, formazione e assistenza clienti. Questo ci consentirà di essere più vicini alla comunità diabetica e di individuare le opportunità per supportare al meglio nel lungo periodo le esigenze della nostra clientela europea, come già facciamo con successo negli Stati Uniti e in Canada.

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Microinfusore: Tandem Diabetes Care riceve il marchio CE per t: slim X2 Insulin Pump

 

 

Novità dal mondo dei Microinfusori

Tandem Diabetes Care®, Inc. un’azienda produttrice di dispositivi medicali e produttore delle uniche pompe per insulina touchscreen, ha annunciato oggi la ricezione del marchio CE per il tandem Tslim X2 Pompa per insulina con integrazione continua del glucosio di monitoraggio Dexcom G5® Mobile

La società prevede di iniziare le vendite commerciali della pompa in mercati internazionali selezionati a partire dalla seconda metà del 2018.

Tandem Tslim X2 Insulin Pump include funzioni avanzate come un ampio touchscreen a colori, batteria ricaricabile, connettività USB e costruzione a tenuta stagna  . È l’unica pompa che si integra con Dexcom G5 Mobile CGM e la prima pompa con tecnologia CGM approvata per consentire agli utenti di prendere decisioni terapeutiche senza pungersi le dita.  La t: slim X2 Pump è fino al 38% più piccola di altre pompe per insulina e contiene fino a 300 unità di insulina.

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Croce Rossa e Novo Nordisk insieme per curare le malattie croniche durante le crisi umanitarie

Croce Rossa e Novo Nordisk insieme per curare le malattie croniche durante le crisi umanitarie

Oggi le persone con malattie croniche non trasmissibili sono molto di più di quelle con malattie trasmissibili. Questo però non si riflette nelle risorse messe a disposizione per questo problema sanitario in generale e, ancor meno, durante le crisi umanitarie.

Milano, 19 aprile 2018 – Al via la partnership tra la Croce Rossa internazionale e Novo Nordisk A/S per gestire il crescente problema delle malattie croniche che colpiscono milioni di persone che vivono in situazione di crisi in tutto il mondo.

La collaborazione si basa su tre elementi fondamentali: assicurare un’efficiente rifornimento di insulina a basso costo per le operazioni della Croce Rossa nel mondo; il sostegno di Novo Nordisk ai programmi sanitari dell’organizzazione internazionale, anche rivolti alla prevenzione e cura delle malattie non trasmissibili; contribuire a progetti da sviluppare nei prossimi tre anni, per aiutare le persone con diabete e ipertensione in situazioni umanitarie di crisi.

Oggi, più di 65 milioni di persone fuggono dalle guerre. Le organizzazioni umanitarie e sanitarie hanno storicamente concentrato i loro sforzi sulle minacce alla salute di tipo acuto, quali ferite e malattie infettive. Eppure, i bisogni sanitari delle persone nei campi umanitari, così come di quelle costrette a migrare e delle comunità che le accolgono, sono molto maggiori.

“Le malattie non trasmissibili sono un killer silenzioso e spesso vengono trascurate durante i conflitti armati. Tutte le persone hanno bisogno di accedere a infrastrutture sanitarie appropriate e a medicinali per tenere sotto controllo la propria salute. Se guardiamo alle situazioni in Yemen, Siria, Iraq e così via, migliaia di persone devono continuare a convivere con malattie che mettono a rischio la loro vita se non ricevono medicinali come l’insulina per curare il diabete”, ha detto Peter Maurer, presidente della Croce Rossa Internazionale.

Per le persone che vivono in situazioni di crisi umanitaria, il rischio di aggravare le loro malattie croniche, quali diabete e ipertensione, è 2-3 volte più alto rispetto a quello che avevano prima della crisi. Si stima che il diabete sia, in 1 caso su 4, la causa di amputazione degli arti nei pazienti nei Centri di Riabilitazione Fisica della Croce Rossa in Yemen, Siria e Iraq1.

“Le organizzazioni che partecipano a questa collaborazione sono coinvolte per rispondere a bisogni sanitari irrisolti attraverso una collaborazione, per ora in fase pilota, che combina le rispettive area di competenza”, ha aggiunto Lars Fruergaard Jørgensen, CEO di Novo Nordisk.

Per assicurare un’adeguata valutazione dei risultati, è stato coinvolto anche il Centro di Salute in situazioni di crisi umanitaria della London School of Hygiene and Tropical Medicine, con il direttore Karl Blanchet, quale principale partner accademico.

Tra i partner di questo accordo, anche la Croce Rossa Danese, che offrirà la sua capacità di pianificazione di attività umanitarie, con un focus nella prevenzione e gestione delle malattie croniche, e faciliterà il contatto con le reti di gruppi di società civile locali in Danimarca, come ha spiegato il Segretario generale,Anders Ladekarl.

Ogni partner contribuirà in modo diverso a questa collaborazione ed in accordo con le normative locali.

La Croce Rossa Internazionale metterà a disposizione la sua competenza nelle operazioni umanitarie, in particolare nel fornire cure sanitarie alle popolazioni in situazioni di difficoltà e violenza. Guiderà l’implementazione di progetti sul territorio, volti, tra l’altro a identificare le persone che necessitano farmaci per il diabete e l’ipertensione, attraverso il già esistente network di strutture sanitarie supportate dall’organizzazione con base a Ginevra.

Novo Nordisk condividerà la sua grande esperienza nell’accesso alle cure per il diabete, anche supportando lo sviluppo di materiali informativi sulle cure e la prevenzione del diabete all’interno dei contesti umanitari. Il contributo finanziario per questa partnership ammonta a 21,5 milioni di corone danesi, quasi 3 milioni di euro.

Infine, il ruolo della London School of Hygiene and Tropical Medicine sarà incentrato sulla valutazione degli interventi per migliorare gli stanziamenti umanitari nella prevenzione e cura delle malattie non trasmissibili.

 Ufficio stampa: HealthCom Consulting Diego Freri

Bibliografia

1Perone SA, Martinez E, du Mortier S, et al. Non-communicable diseases in humanitarian settings: ten essential questions. Conflict and health. 2017;11(1):17. Halford G. Prevalence of Diabetes in ICRC Supported Physical Rehabilitation Centers for Disease Control Prevention. 2016.

 

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SANITÀ: ALLEANZA DIGITALE PER LA CURA DEL DIABETE

Nasce dall’accordo tra Roche Diabetes Care Italy e Meteda una nuova alleanza digitale che porta all’implementazione della cartella clinica diabetologica digitale “Smart Digital Clinic” – L’adozione della cartella clinica diabetologica ha dimostrato negli anni, grazie al progetto Annali dell’Associazione Medici Diabetologi, la capacità di migliorare la qualità delle cure e di ingenerare risparmi per il Sistema sanitario nazionale – Nonostante gli avanzamenti nella ricerca farmacologica e tecnologica, solo il 6,5 per cento delle persone con diabete di tipo 2 in Europa risulta oggi in pieno controllo della malattia.

Milano, 18 aprile 2018 – La “potenza è nulla senza controllo” recitava una famosa pubblicità sul finire degli anni ’90 e questo concetto potrebbe oggi essere traslato alla malattia diabetica. Il diabete, infatti, a fronte della sua espansione in tutto il mondo, è al centro dell’attenzione dei ricercatori che studiano e mettono a punto farmaci e dispositivi tecnologici sempre più raffinati e potenti. Nonostante tutto ciò, il principale problema che diabetologi e persone con diabete devono affrontare ogni giorno è sempre lo stesso: il controllo metabolico della malattia ossia il mantenimento dei livelli di vari parametri nella norma.

Secondo lo studio GUIDANCE[1], un’indagine compiuta in otto Paesi europei, tra cui l’Italia, per determinare il grado di adesione alle raccomandazioni delle linee guida per il trattamento del diabete di tipo 2 e valutare i risultati di cura ottenuti, la gestione del diabete evidenzia alcuni dati preoccupanti. Il livello dei processi di cura è incoraggiante – dicono gli autori – meno, tuttavia, lo sono i risultati che si conseguono. Infatti, solo 1 persona con diabete su 2 (esattamente il 53,6 per cento del campione esaminato) raggiunge valori di emoglobina glicata (HbA1c) inferiori al 7 per cento, considerato la soglia di buon controllo, e solo il 6,5 per cento delle persone ottiene contemporaneamente i target di cura per HbA1c, pressione arteriosa e colesterolo LDL, due tra le condizioni più frequentemente associate al diabete di tipo 2.

Sul mancato raggiungimento di un buon controllo del diabete da parte dei pazienti gravano fattori come la scarsa percezione, da parte della persona con diabete, di alcuni medici e di parte della società, della pericolosità della malattia, il numero di malattie croniche che il paziente deve gestire in contemporanea, i determinanti sociali, come reddito, cultura e lavoro, che influiscono sulla capacità di gestione della malattia stessa”, spiega Riccardo Fornengo, diabetologo presso la S.S.D. di Diabetologia ASLTO4 di Chivasso e Consigliere nazionale dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD). “Inoltre, non dobbiamo dimenticarci dell’inerzia terapeutica, cioè la ritardata o mancata attuazione di una corretta intensificazione della terapia, che sfocia nell’insuccesso del controllo del diabete”.

Affrontare le molteplici problematiche che emergono dalla gestione del diabete e dall’inerzia clinica in particolare, è una sfida enorme”, interviene Massimo Balestri, Amministratore Delegato di Roche Diabetes Care. Riteniamo che, coniugando le opzioni tecnologiche e terapeutiche possibili con il concetto di personalizzazione della gestione della malattia, possiamo dare un contributo importante a rispondere in maniera efficace alle necessità di tutti gli interlocutori – comunità medico-scientifica, ma soprattutto persone con diabete – e migliorare l’assistenza e gli outcome clinici. Da sempre Roche Diabetes Care ha creduto nell’importanza della gestione dei dati per la personalizzazione della terapia, e ha voluto investire in questo. L’ultimo frutto è la nuova alleanza con Meteda che porterà la cartella clinica diabetologica Smart Digital Clinic ad una implementazione in tutti i centri di diabetologia in Italia. Uno strumento per i diabetologi che per semplicità d’uso, chiarezza e possibilità di personalizzazione dovrebbe contribuire a valorizzare i dati clinici, ottimizzare il tempo della visita e, in ultima analisi, favorire una miglior gestione della persona con diabete”.

Infatti, la strada oggi segnata, non solo per la cura del diabete, ma anche per altre malattie, è quella dei processi di analisi dei dati, resa possibile dalla digitalizzazione applicata alla sanità”, spiega Marco Vespasiani, Sales & Marketing Manager di Meteda, società che negli anni ha sviluppato, in collaborazione con i Centri di diabetologia italiani, la cartella clinica informatizzata diabetologica, al fine di soddisfarne i bisogni. “Questo strumento è risultato fondamentale per l’analisi di numerosi parametri legati alla cura delle persone con diabete e per il miglioramento della gestione della malattia. Ne è testimonianza il progetto Annali dell’Associazione Medici Diabetologi che, tra le altre cose, ha dimostrato come i Centri diabetologici che raccoglievano e analizzavano da più tempo i dati dei loro assistiti, utilizzando la cartella clinica diabetologica digitale, ottenevano migliori performance nella cura delle persone”, aggiunge Vespasiani.

Uno studio pubblicato dal Gruppo Annali AMD su Diabetic Medicine[2], infatti, ha mostrato, che i centri diabetologici che avevano raccolto e valutato i dati di processo (ossia le visite e i diversi esami effettuati) e clinici (cioè i risultati ottenuti), su un arco temporale di 4 anni e su una media di 100 mila persone con diabete tipo 2 curate annualmente, ottenevano un aumento del 6 per cento del numero di assistiti con target di HbA1c inferiore a 7 per cento, ma ottenevano anche buoni risultati nel controllo del colesterolo LDL (+10 per cento) e della pressione arteriosa (+ 6,4 per cento). Risultati statisticamente superiori a quelli riscontrati nei centri che avevano iniziato la raccolta dei dati solo negli ultimi 12 mesi, impiegati come termine di paragone.

La peculiarità della realtà italiana, in cui esiste una rete diabetologica diffusa abbastanza capillarmente sul territorio, ha permesso di diffondere in quasi tutti i centri un software unico per la gestione dei pazienti e la creazione di un database che contiene i dati di oltre 500.000 persone con diabete. Questa digitalizzazione ha determinato uno stimolo a migliorarsi, favorendo l’elaborazione e la valutazione dei risultati anno su anno, con un impatto indubbiamente positivo, con una più efficace ed efficiente gestione della malattia e con evidenti vantaggi tanto per il paziente che per il medico”, sottolinea Fornengo. “Si spera che in un prossimo futuro si possa ottenere, grazie alla digitalizzazione, l’integrazione con i software della medicina generale e i database aziendali e regionali, che possa ulteriormente produrre informazioni utili alla gestione dei pazienti. L’integrazione e la rielaborazione dei dati contenuti nei diversi database è una delle nuove frontiere da esplorare”.

Ma i vantaggi della digitalizzazione in sanità non sono solo di ordine clinico o organizzativo, come emerge chiaramente dalle autorevoli parole di Roberto Viola, connazionale che guida la Direzione generale per la comunicazione digitale e le tecnologie della Commissione europea. Viola ha recentemente sottolineato come la digitalizzazione in sanità comporterebbe per il nostro Paese un risparmio di circa il 20 per cento della spesa sanitaria nazionale ossia più o meno 20 miliardi di euro l’anno.

Anche questo aspetto è stato valutato nel nostro Paese, con riferimento alle cure diabetologiche erogate. Sempre nell’ambito del progetto Annali AMD, e sempre su Diabetic Medicine[3], è stato pubblicato un secondo studio che ha dimostrato come l’estensione della metodologia di raccolta e analisi del dato, applicata nei centri che utilizzano la cartella clinica diabetologica digitale, a tutti i centri di diabetologia italiani comporterebbe un risparmio, per le casse del Sistema sanitario nazionale, calcolato in circa 1,5 miliardi di euro in 5 anni, e una proiezione di oltre 18 miliardi in 50 anni. Risparmi, spiegano gli autori, legati ai minori costi associati alle complicanze a lungo termine del diabete, che si registrano per ogni categoria di complicanza, ma in misura particolare per quelle renali.

Questo risparmio, se investito nuovamente nei centri, porterebbe a un miglioramento organizzativo, migliore efficienza, maggiore qualità nella gestione del diabete, utilizzo più appropriato delle informazioni, minore dispendio di tempo per attività amministrative e di conseguenza libererebbe tempo prezioso che oggi manca, da dedicare all’ascolto dei propri pazienti. Infatti, solo con una maggiore attenzione, personalizzata alle esigenze dei pazienti, si potrà ottenere un significativo miglioramento nella gestione complessiva del diabete e delle sue conseguenze.

Siamo convinti che la digitalizzazione favorisca l’adozione di un nuovo modello di governance che vede l’ampio coinvolgimento di tutti i soggetti interessati – medici, pazienti e payer – che operano in una logica di rete volta a condividere l’informazione clinica, a promuovere l’accesso a dati strutturati, per consentire nuovi approcci di analisi in grado di supportare e orientare le politiche sanitarie. Questo concetto di Diabetes Digital Clinic è un’opportunità per ingenerare un cambiamento, che però dipende da tutti noi. Dal nostro impegno e dalla nostra capacità innovativa discende il beneficio, sia in termini di efficienza – utilizzo più appropriato delle risorse – sia in termini di efficacia – miglior trattamento terapeutico e migliori outcome clinici”, conclude Balestri.

HealthCom Consulting

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DIABESITÀ: DAL RAPPORTO ANNUALE DI IBDO FOUNDATION LA MAPPA DELL’ITALIA

In Italia ci sono circa 2 milioni di persone obese che hanno il diabete: una persona con diabete e obesa ha un rischio di morire entro 10 anni quadruplicato rispetto a una persona con diabete di peso normale.

Da Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, realizzato in collaborazione con Istat, l’undicesima edizione dell’Italian Diabetes & Obesity Barometer Report

Il 19 maggio in tutta Europa si celebrerà l’European Obesity Day per sensibilizzare riguardo una piaga sociale in costante e preoccupante aumento.

Roma 17.04.2018. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la diffusione del diabete di tipo 2 è quasi raddoppiata negli ultimi trent’anni, così come la mortalità legata alla malattia o alle complicazioni. Le previsioni dicono che, entro il 2030, rappresenterà in Europa la quarta causa di morte, contribuendo così alla mortalità della popolazione più di quanto non facciano collettivamente Aids, malaria e tubercolosi. In Italia, secondo i dati Istat del 2016, sono oltre 3 milioni e 200 mila le persone che dichiarano di avere il diabete, passando così negli ultimi trent’anni dal 2,9 per cento al 5,6 per cento dell’intera popolazione. Questo aumento è dovuto all’invecchiamento della popolazione, all’aumento della sopravvivenza dei malati di diabete e all’anticipazione dell’età in cui si diagnostica la malattia. Ad esempio, rispetto al 2000, la percentuale di uomini 55-64enni con diagnosi di diabete è passata da 6,8 per cento a 8,8 per cento, mentre tra i 75-79enni dal 14,9 per cento al 20,4 per cento. Invece, per le donne fino ai 79 anni le differenze nel tempo sono molto meno rilevanti, acuendosi solo tra le ultraottantenni, con un picco di 21,9 per cento nel 2016 a fronte del 14,9 per cento nel 2000.

L’obesità è uno dei fattori di rischio principali per il diabete, motivo per cui si parla anche di lotta alla “diabesità”. Si stima infatti che il 44 per cento dei casi di diabete tipo 2 siano attribuibili all’obesità/sovrappeso; tra i 45-64enni la percentuale di persone obese che soffrono di diabete è al 28,9 per cento per gli uomini e al 32,8 per cento per le donne, portando complessivamente a un totale di circa 2 milioni di “diabesi”. Questo dato è molto preoccupante se si considera che il rischio complessivo di morte prematura raddoppia ogni 5 punti di crescita dell’indice di massa corporea: una persona con diabete e sovrappeso ha quindi un rischio raddoppiato di morire entro 10 anni, rispetto a una persona con diabete di peso normale e una persona con diabete e obesa addirittura un rischio quadruplicato.

“Possiamo ormai considerare diabete e obesità come una pandemia, con serie conseguenze per gli individui e la società in termini di riduzione sia dell’aspettativa sia della qualità della vita, e notevoli ricadute economiche. Si tratta quindi un’emergenza sanitaria che necessita di un’attenzione specifica da parte dei decisori politici, affinché considerino in tutta la sua gravità questo fenomeno”, spiega Renato Lauro, Presidente Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation. “Siamo convinti che la raccolta e la condivisione di informazioni, alla base del confronto e dei processi decisionali, possano contribuire a ridurre il peso clinico, sociale ed economico che queste malattie rappresentano e potranno rappresentare. Per questo motivo IBDO Foundation pubblica annualmente un report in grado di offrire una fotografia non parziale della situazione del diabete e dell’obesità a livello mondiale, nazionale e regionale” aggiunge Lauro, in occasione della presentazione di oggi a Roma dell’undicesima edizione dell’Italian Diabetes & Obesity Barometer Report da parte di IBDO Foundation e Università di Roma “Tor Vergata”, con il patrocinio di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), Istituto superiore di Sanità ed HealthCity Institute. In particolare, l’edizione di quest’anno ha l’obiettivo di evidenziare l’impatto che queste condizioni hanno a livello delle singole regioni italiane.

Il Barometer Report, coordinato da Domenico Cucinotta e che vede per il secondo anno la sinergia con l’Istituto Nazionale di Statistica – Istat, vuole attivare il confronto e le riflessioni Istituzionali sui grandi temi che riguardano il diabete e l’obesità nel nostro Paese, come testimoniato anche dal Presidente dell’Istat Giorgio Alleva nell’introduzione al volume.

“Nello specifico, parlando di caratterizzazione regionale del diabete, valori più elevati della media Italia si evidenziano in Calabria, Basilicata, Sicilia, Campania, Puglia, Abruzzo, ma anche in alcune regioni del Centro come il Lazio; quelli più bassi nelle province autonome di Trento e Bolzano e Liguria. Anche per la mortalità la geografia resta simile, con una maggiore penalizzazione del Mezzogiorno, soprattutto in Campania, Calabria e Sicilia. Nelle regioni del Mezzogiorno peraltro si riscontrano anche livelli più elevati di obesità. Un’attenzione particolare merita l’obesità infantile, che presenta marcate differenze territoriali a svantaggio delle regioni del Sud, dove un minore su tre è in eccesso di peso: le percentuali più elevate in Campania (36,1 per cento), Molise (31,9 per cento), Puglia (31,4 per cento), Basilicata (30,3 per cento) e Calabria (30 per cento) a fronte del valore minimo osservato nelle province autonome di Trento e Bolzano (15,4 per cento)”, dice Roberta CrialesiDirigente Servizio Sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia, Istat.

“Il quadro nazionale, ampiamente sviluppato dall’Istat, ci fornisce una fotografia estremamente eterogenea a livello delle varie regioni italiane, evidenziando la differenza di prevalenza tra nord, centro e sud del nostro Paese”, dice Domenico Cucinotta, Coordinatore Italian Barometer Diabetes Report e Direttore del dipartimento di medicina clinica e sperimentale dell’Università di Messina.“Un’analisi che abbiamo ritenuto di sviluppare in maniera puntale in ogni singola regione, per consentire ai decisori istituzionali e a chi si occupa di governance sanitaria a livello regionale e nazionale di avere dati di riferimento con i quali confrontarsi nella ricerca di soluzioni in grado di ridurre questa evidente eterogeneità presente in Italia” conclude.

Oltre alla differenza di diffusione del diabete tra Nord e Sud Italia, si riscontra un divario anche tra zone rurali e centri urbani: “In Italia il 36 per cento della popolazione del Paese, di cui circa 1,2 milioni con diabete, risiede nelle 14 Città Metropolitane”, dice Andrea Lenzi, Coordinatore di Health City Institute e Presidente del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del consiglio dei ministri, che aggiunge “l’urban diabetes è un problema emergente di sanità pubblica. Nel mondo, oggi due terzi delle persone affette da diabete vivono nelle grandi città. Infatti, secondo i dati dell’International Diabetes Federation (IDF), sono 246 milioni (65 per cento) coloro che hanno ricevuto una diagnosi di diabete di tipo 2 e abitano nei centri urbani, rispetto ai 136 milioni delle aree rurali. I cambiamenti demografici in corso, che includono l’urbanizzazione, il peggioramento degli stili di vita, l’invecchiamento della popolazione e l’isolamento sociale si riflettono in una crescita costante della prevalenza di diabete. Questi fattori influenzano anche la maggior diffusione di obesità che, oltre che dell’aumentato rischio di diabete, è causa di malattie cardiovascolari e di alcune forme di tumore e compromette gravemente la qualità di vita. Per far fronte a questo problema di rilevanza clinica, sociale, ma anche economico e politico-sanitario il 19 maggio in tutta Europa si celebrerà l’European Obesity Day per sensibilizzare riguardo una piaga sociale in costante e preoccupante aumento non solo nei Paesi occidentali ma anche in quelli a basso-medio reddito”.

Per scaricare il report in formato pdf cliccare su http://ibdo.it/pdf/Report-2017.pdf 

Programma

Ufficio stampa:

HealthCom Consulting Diego Freri, 

DiGiacomo Trapani

Diabetes reality contest vince Innohack una aiuto ai Diabetici nel vissuto quotidiano

Gestione delle malattie croniche: Diabetes reality contest vince Innohack

Premiata la migliore idea della gara promossa da Boehringer Ingelheim e Sda Bocconi. Il team vincitore (15 mila euro e un percorso di incubazione) ha ideato una competizione che segue la giornata tipo di un gruppo di pazienti diabetici per spingerli a sperimentare strategie che aiutino ad affrontare con più efficacia la terapia

È Diabetes reality contest il progetto che ha vinto Innohack, un concorso promosso da Boheringer Ingelheim e Sda Bocconi per trasformare in realtà le idee innovative per la gestione delle malattie croniche. Diabetes reality contest si concentra sulle persone affette da diabete e sulle loro problematiche quotidiane, come l’assistenza medica, l’alimentazione e gli stili di vita. Il progetto è una specie di competizione che segue la giornata tipo di un gruppo di pazienti diabetici. Il progetto mira a far “sfidare” i pazienti per spingerli a sperimentare strategie che aiutino ad affrontare con più efficacia la terapia. E che allo stesso tempo migliorino la qualità della vita.

Il gradimento dei pazienti

In fase di sperimentazione, più dell’80% dei pazienti intervistati ha dichiarato che seguirebbe certamente il programma. E la metà ha affermato che vi prenderebbe parte in prima persona. Il progetto vincitore, ha ricevuto 15 mila euro ed entrerà a breve in un programma di fattibilità e incubazione da parte di Boehringer Ingelheim.

La selezione

L’idea è stata scelta nell’ambito di una selezione che ha visto 7 gruppi in gara con altrettanti progetti (selezionati tra 20 proposte). In totale, i partecipanti erano 41. I progetti innovativi sono stati presentati il 17 marzo presso la sede di Sda Bocconi dopo una fase di validazione attraverso ricerche qualitative e sperimentazioni sul campo.

La giuria

A decretare il vincitore sono stati il comitato scientifico dell’iniziativa, composto da tre esperti Boehringer Ingelheim, un docente Sda Bocconi e un consulente Deloitte. I criteri di valutazione hanno tenuto conto dell’idea (l’innovatività, la coerenza e l’obiettivo da raggiungere), del progetto (efficacia rispetto al problema, varietà di stakeholder coinvolti etc.) e della presentazione (requisiti formali, chiarezza e completezza espositiva).

La metodologia per supportare progetti innovativi sulla gestione delle malattie croniche

La metodologia Innohack è stata sviluppata dalla Sda Bocconi School of management. E il concorso è nato nel dicembre 2017 in collaborazione con Boehringer Ingelheim. “In Boehringer Ingelheim abbiamo intrapreso un percorso fondato su un approccio value based”, ha dichiarato Sabine Greulich, presidente di Boehringer Ingelheim Italia. “Miriamo a promuovere e supportare lo sviluppo di un sistema sanitario migliore e sostenibile. Crediamo che il valore emerga attraverso l’innovazione e che qualsiasi progresso sia possibile se basato sulla cooperazione. I nostri principi-guida sono: mettere il paziente al centro, ascoltare gli stakeholder per allineare la nostra offerta alle loro esigenze e investire nella diversità, esplorando e integrando le prospettive dei nostri interlocutori. Il progetto Innohack ingloba tutti questi principi. E ringraziamo i partecipanti per tutti i progetti presentati, attraverso cui potremo creare valore insieme per i pazienti e per il sistema sanitario nel suo complesso”.

Fonte:

 

 

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Diabete, Lilly punta all’impianto di capsule con cellule che producono insulina

Impiantare nei pazienti diabetici una microcapsula riempita con cellule produttrici di insulina. A questo mira la collaborazione strategica tra Eli Lilly e la biotech Sigilon Therapeutics. Lanciata a metà del 2017 tramite una società di venture capital, Sigilon fornirà la tecnologia per sviluppare questo trattamento. Lilly, nel frattempo, comincerà con l’anticipare 63 milioni di dollari e una partecipazione azionaria nell’azienda.

Sigilon sarà responsabile delle attività di sviluppo e dei costi fino alla presentazione di una domanda di Investigational New Drug, dopo la quale Lilly si farà carico di portare avanti tutte le attività fino alla commercializzazione.

Oltre al pagamento anticipato, Lilly renderà disponibili fino a $ 410 milioni a raggiungimento di obiettivi predeterminati  e di royalties sulle vendite future di qualsiasi prodotto proveniente dalla collaborazione con Sigilon.

Una nuova tecnologia per impiantare le cellule
Nel diabete di tipo 1 le cellule beta pancreatiche vengono distrutte dal sistema immunitario, portando a iperglicemia e a complicanze a lungo termine, se i livelli di glucosio non vengono gestiti in modo efficace.

Le due aziende intendono prendere le cellule staminali pluripotenti indotte – un tipo di cellula staminale derivato da cellule adulte – e, attraverso la piattaforma tecnologica Afibromer di Sigilon, ingegnerizzarle in cellule beta pancreatiche che producono insulina, senza scatenare una reazione immunitaria.

Se i ricercatori hanno capito già molto tempo fa come trasformare le cellule staminali in cellule beta pancreatiche produttrici di insulina per i diabetici, immetterle nell’organismo senza innescare una reazione immunitaria grave è stato finora un ostacolo insormontabile.

«Penso che abbiamo scoperto il Sacro Graal per rendere la terapia cellulare una realtà», ha affermato il CEO di Sigilon Paul Wotton.

«Gli studi pubblicati hanno mostrato la capacità di superare la risposta immunitaria contro i corpi estranei grazie alla nostra tecnologia proprietaria Afibromer», ha dichiarato Wotton. «Questo mantiene la promessa di creare fabbriche di cellule allogeniche all’avanguardia da trapiantare nei pazienti, senza la necessità di una soppressione immunitaria».

Lilly particolarmente attiva nel diabete
La prima insulina commerciale fu prodotta da Lilly e messa in commercio nel 1923. Da allora Lilly è una delle aziende protagoniste nello sviluppo di nuove insuline cosi come dal punto di vista commerciale.

Anche oggi, l’azienda è uno dei leader mondiali nella cura del diabete e dispone di farmaci di grande successo come Basaglar (insulina glargine biosimilare) e Jardiance (empagliflozin) che raggiungono $400 mln l’anno, e Humalog (insulina lispro) le cui vendite si aggirano intorno ai tre miliardi di dollari l’anno.

Oltrechè attraverso lo sviluppo interno, la società si adopera per arricchire il proprio portafoglio anche attraverso nuove collaborazioni. La scorsa estate ha ottenuto i diritti di sviluppo e commercializzazione in tutto il mondo di un nuovo gruppo di farmaci sperimentali per il diabete da una controllata di Nordic Bioscience, con un anticipo di $ 55 mln. E questo ultimo accordo con Sigilon apre la strada alle terapie cellulari, che potrebbero fornire una soluzione alle risposte immunitarie alla base di malattie croniche come il diabete di tipo 1.

Pochi giorni orsono, Lilly ha anche deciso di affidare in licenza alla biotech californiana Terns Pharmaceuticals tre candidati per la steatoepatite non alcolica (NASH), una malattia del fegato comunemente correlata al diabete.

«Ci impegniamo a migliorare la vita delle persone affette da diabete e consideriamo la NASH un’importante comorbilità e complicanza della malattia», ha detto Ruth Gimeno, vicepresidente della ricerca sul diabete e delle indagini cliniche presso Lilly. «L’esperienza di Terns nella scoperta di farmaci e nello sviluppo clinico per le malattie del fegato in Cina completerà i nostri sforzi interni di ricerca, e sarà critica in quanto questi potenziali farmaci saranno ulteriormente sviluppati in Cina e in tutto il mondo».

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DiGiacomo Trapani

Tandem Diabetes Care e Movi SpA annunciano un accordo per la distribuzione dei prodotti per la pompa di insulina in Italia

SAN DIEGO – (BUSINESS WIRE) – Tandem Diabetes Care®, Inc. (NASDAQ: tndm), un’azienda produttrice di dispositivi medicali e produttore delle uniche pompe per insulina touchscreen disponibili negli Stati Uniti, ha annunciato oggi di aver firmato un accordo con Movi SpA per commercializzare la pompa per insulina X2 ™ t: tmemax tandem in Italia.

 

“Collaborare con distributori di pompe per insulina esperti è la chiave della nostra strategia di commercializzazione internazionale, mentre lavoriamo per espandere le opzioni di pompa di insulina disponibili per pazienti e operatori sanitari in tutto il mondo”, ha affermato Kim Blickenstaff, presidente e CEO di Tandem Diabetes Care. “Movi condivide la nostra passione per aiutare a migliorare la vita delle persone affette da diabete e non vediamo l’ora di lavorare con loro per portare la pompa X2 per insulina alle comunità di diabetici in Italia”.

“Siamo orgogliosi di offrire il t: slim X2 Insulin Pump a persone con diabete di tipo 1 e operatori sanitari in Italia, per fornire un’alternativa innovativa e affidabile all’attuale opzione di mercato”, ha dichiarato Enrico Piero Bassani, Presidente di Movi. “Ringraziamo Tandem Diabetes Care per averci affidato come distributore per l’Italia e non vediamo l’ora di portare i benefici dei prodotti Tandem ai pazienti e alle cliniche che forniamo.”

Secondo i termini dell’accordo, Movi eseguirà tutte le vendite, il marketing e la formazione dei clienti e il supporto per i prodotti Tandem. La tempistica per la disponibilità dei prodotti Tandem in Italia non è stata ancora annunciata.

Contacts

Tandem Diabetes Care:
Media:
Steve Sabicer, 714-907-6264
ssabicer@thesabicergroup.com
or
Investors:
Susan Morrison, 858-366-6900 x7005
IR@tandemdiabetes.com
or
Movi SpA:
tandemdiabetes@movigroup.com

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