Archivio dei tag ricerca

DiGiacomo Trapani

Diabeticinsieme.it sostiene Diabete ricerca

 

La Fondazione Diabete Ricerca Onlus, grazie al sostegno della Associazione Diabete Ricerca Onlus in collaborazione con Esselunga SpA, in virtù del suo impegno statutario a finanziare la ricerca italiana in tema di diabete, ha emanato  un bando per contribuire alla realizzazione di 5 progetti di ricerca sui seguenti temi:
1. Pancreas artificiale e alte tecnologie per la cura del diabete
2. Cellule staminali, trapianti e medicina rigenerativa
3. Genetica del diabete e genetica nel diabete
4. Eziopatogenesi e fisiopatologia del diabete
5. Biomarcatori delle complicanze croniche del diabete

Se vuoi contribuire alla ricerca contro il diabete puoi farlo effettuando una donazione tramite:

  •  Bonifico bancario utilizzando il seguente conto corrente:

Banca: Monte Paschi di Siena – AG. 57 di Roma IBAN: IT43T0103003257000000114281

 

Bando Fondazione 2018

 

DiGiacomo Trapani

Le “mele marce” del sistema immunitario sono anche la sua arma segreta

 

Le “mele marce” del sistema immunitario sono anche la sua arma segreta.

Le “mele marce” del sistema immunitario sono anche la sua arma segreta. A scoprirlo è una vasta ricerca australiana pubblicata su ‘Science’. Gli scienziati del Garvan Institute of Medical Research di Sydney hanno rivelato per la prima volta al mondo come una popolazione di anticorpi “cattivi” nascosta nel sistema immunitario – di solito “silenziati” perché possono danneggiare l’organismo – in realtà può fornire una potente protezione contro i microbi invasori più ‘furbi’ e difficili da eliminare.

La ricerca è stata condotta su topi. Gli anticorpi “cattivi” sono noti per reagire contro i tessuti dell’organismo che li ‘ospita’ e possono causare malattie autoimmuni. Per questo motivo, un tempo, si pensava che fossero stati scartati dal sistema immunitario stesso o che fossero stati resi inattivi a lungo termine. Tuttavia la nuova scoperta mostra per la prima volta che gli anticorpi cattivi passano attraverso un rapido processo di “redenzione”, e vengono attivati ​​quando l’organismo si trova di fronte a una grave minaccia: una malattia che altri anticorpi non possono affrontare. Insomma, si tratta di un’arma segreta da usare solo in caso di emergenza.

Infatti questi anticorpi ‘redenti’ non minacciano più l’organismo, ma diventano invece potenti armi per combattere le malattie, in particolare quelle che sfuggono al sistema immunitario camuffandosi per assomigliare al tessuto sano. I risultati di questa ricerca cambieranno il mondo in cui pensiamo di essere protetti dal sistema immunitario, assicura Chris Goodnow, che ha diretto lo studio insieme al collega Daniel Christ.

“Una volta pensavamo che gli anticorpi nocivi venissero scartati dal corpo, come le mele marce in un barile, e nessuno aveva idea che si potesse iniziare con un anticorpo cattivo e renderlo buono. Con queste nuove scoperte – sottolinea Goodnow – sappiamo che ogni anticorpo è prezioso quando si tratta di combattere i microbi invasori, e questa nuova comprensione significa che gli anticorpi cattivi sono una risorsa preziosa per lo sviluppo, ad esempio, di vaccini per l’Hiv e per altre malattie che si ‘camuffano’ nell’organismo”.

Per capire come il sistema immunitario riconosce questi “lupi travestiti da agnelli”, gli scienziati del Garvan Institute si sono concentrati su un misterioso esercito di cellule immunitarie nel sangue. Gli anticorpi cattivi si nascondono infatti nelle cellule B silenziate, spiegano gli autori, che sono riusciti a capire anche come appena tre piccoli cambiamenti del Dna trasformano gli anticorpi cattivi in potentissime armi contro gli invasori. La speranza ora è che “anziché continuare a ignorare questa popolazione di cellule B silenziate, in futuro gli scienziati le considereranno per lo sviluppo di nuovi e potenti vaccini”, conclude Deborah Burnett, studentessa al Garvan Institute il cui lavoro è stato alla base della ricerca.

Fonte

DiGiacomo Trapani

Diabetes reality contest vince Innohack una aiuto ai Diabetici nel vissuto quotidiano

Gestione delle malattie croniche: Diabetes reality contest vince Innohack

Premiata la migliore idea della gara promossa da Boehringer Ingelheim e Sda Bocconi. Il team vincitore (15 mila euro e un percorso di incubazione) ha ideato una competizione che segue la giornata tipo di un gruppo di pazienti diabetici per spingerli a sperimentare strategie che aiutino ad affrontare con più efficacia la terapia

È Diabetes reality contest il progetto che ha vinto Innohack, un concorso promosso da Boheringer Ingelheim e Sda Bocconi per trasformare in realtà le idee innovative per la gestione delle malattie croniche. Diabetes reality contest si concentra sulle persone affette da diabete e sulle loro problematiche quotidiane, come l’assistenza medica, l’alimentazione e gli stili di vita. Il progetto è una specie di competizione che segue la giornata tipo di un gruppo di pazienti diabetici. Il progetto mira a far “sfidare” i pazienti per spingerli a sperimentare strategie che aiutino ad affrontare con più efficacia la terapia. E che allo stesso tempo migliorino la qualità della vita.

Il gradimento dei pazienti

In fase di sperimentazione, più dell’80% dei pazienti intervistati ha dichiarato che seguirebbe certamente il programma. E la metà ha affermato che vi prenderebbe parte in prima persona. Il progetto vincitore, ha ricevuto 15 mila euro ed entrerà a breve in un programma di fattibilità e incubazione da parte di Boehringer Ingelheim.

La selezione

L’idea è stata scelta nell’ambito di una selezione che ha visto 7 gruppi in gara con altrettanti progetti (selezionati tra 20 proposte). In totale, i partecipanti erano 41. I progetti innovativi sono stati presentati il 17 marzo presso la sede di Sda Bocconi dopo una fase di validazione attraverso ricerche qualitative e sperimentazioni sul campo.

La giuria

A decretare il vincitore sono stati il comitato scientifico dell’iniziativa, composto da tre esperti Boehringer Ingelheim, un docente Sda Bocconi e un consulente Deloitte. I criteri di valutazione hanno tenuto conto dell’idea (l’innovatività, la coerenza e l’obiettivo da raggiungere), del progetto (efficacia rispetto al problema, varietà di stakeholder coinvolti etc.) e della presentazione (requisiti formali, chiarezza e completezza espositiva).

La metodologia per supportare progetti innovativi sulla gestione delle malattie croniche

La metodologia Innohack è stata sviluppata dalla Sda Bocconi School of management. E il concorso è nato nel dicembre 2017 in collaborazione con Boehringer Ingelheim. “In Boehringer Ingelheim abbiamo intrapreso un percorso fondato su un approccio value based”, ha dichiarato Sabine Greulich, presidente di Boehringer Ingelheim Italia. “Miriamo a promuovere e supportare lo sviluppo di un sistema sanitario migliore e sostenibile. Crediamo che il valore emerga attraverso l’innovazione e che qualsiasi progresso sia possibile se basato sulla cooperazione. I nostri principi-guida sono: mettere il paziente al centro, ascoltare gli stakeholder per allineare la nostra offerta alle loro esigenze e investire nella diversità, esplorando e integrando le prospettive dei nostri interlocutori. Il progetto Innohack ingloba tutti questi principi. E ringraziamo i partecipanti per tutti i progetti presentati, attraverso cui potremo creare valore insieme per i pazienti e per il sistema sanitario nel suo complesso”.

Fonte:

 

 

DiGiacomo Trapani

Diabete, Lilly punta all’impianto di capsule con cellule che producono insulina

Impiantare nei pazienti diabetici una microcapsula riempita con cellule produttrici di insulina. A questo mira la collaborazione strategica tra Eli Lilly e la biotech Sigilon Therapeutics. Lanciata a metà del 2017 tramite una società di venture capital, Sigilon fornirà la tecnologia per sviluppare questo trattamento. Lilly, nel frattempo, comincerà con l’anticipare 63 milioni di dollari e una partecipazione azionaria nell’azienda.

Sigilon sarà responsabile delle attività di sviluppo e dei costi fino alla presentazione di una domanda di Investigational New Drug, dopo la quale Lilly si farà carico di portare avanti tutte le attività fino alla commercializzazione.

Oltre al pagamento anticipato, Lilly renderà disponibili fino a $ 410 milioni a raggiungimento di obiettivi predeterminati  e di royalties sulle vendite future di qualsiasi prodotto proveniente dalla collaborazione con Sigilon.

Una nuova tecnologia per impiantare le cellule
Nel diabete di tipo 1 le cellule beta pancreatiche vengono distrutte dal sistema immunitario, portando a iperglicemia e a complicanze a lungo termine, se i livelli di glucosio non vengono gestiti in modo efficace.

Le due aziende intendono prendere le cellule staminali pluripotenti indotte – un tipo di cellula staminale derivato da cellule adulte – e, attraverso la piattaforma tecnologica Afibromer di Sigilon, ingegnerizzarle in cellule beta pancreatiche che producono insulina, senza scatenare una reazione immunitaria.

Se i ricercatori hanno capito già molto tempo fa come trasformare le cellule staminali in cellule beta pancreatiche produttrici di insulina per i diabetici, immetterle nell’organismo senza innescare una reazione immunitaria grave è stato finora un ostacolo insormontabile.

«Penso che abbiamo scoperto il Sacro Graal per rendere la terapia cellulare una realtà», ha affermato il CEO di Sigilon Paul Wotton.

«Gli studi pubblicati hanno mostrato la capacità di superare la risposta immunitaria contro i corpi estranei grazie alla nostra tecnologia proprietaria Afibromer», ha dichiarato Wotton. «Questo mantiene la promessa di creare fabbriche di cellule allogeniche all’avanguardia da trapiantare nei pazienti, senza la necessità di una soppressione immunitaria».

Lilly particolarmente attiva nel diabete
La prima insulina commerciale fu prodotta da Lilly e messa in commercio nel 1923. Da allora Lilly è una delle aziende protagoniste nello sviluppo di nuove insuline cosi come dal punto di vista commerciale.

Anche oggi, l’azienda è uno dei leader mondiali nella cura del diabete e dispone di farmaci di grande successo come Basaglar (insulina glargine biosimilare) e Jardiance (empagliflozin) che raggiungono $400 mln l’anno, e Humalog (insulina lispro) le cui vendite si aggirano intorno ai tre miliardi di dollari l’anno.

Oltrechè attraverso lo sviluppo interno, la società si adopera per arricchire il proprio portafoglio anche attraverso nuove collaborazioni. La scorsa estate ha ottenuto i diritti di sviluppo e commercializzazione in tutto il mondo di un nuovo gruppo di farmaci sperimentali per il diabete da una controllata di Nordic Bioscience, con un anticipo di $ 55 mln. E questo ultimo accordo con Sigilon apre la strada alle terapie cellulari, che potrebbero fornire una soluzione alle risposte immunitarie alla base di malattie croniche come il diabete di tipo 1.

Pochi giorni orsono, Lilly ha anche deciso di affidare in licenza alla biotech californiana Terns Pharmaceuticals tre candidati per la steatoepatite non alcolica (NASH), una malattia del fegato comunemente correlata al diabete.

«Ci impegniamo a migliorare la vita delle persone affette da diabete e consideriamo la NASH un’importante comorbilità e complicanza della malattia», ha detto Ruth Gimeno, vicepresidente della ricerca sul diabete e delle indagini cliniche presso Lilly. «L’esperienza di Terns nella scoperta di farmaci e nello sviluppo clinico per le malattie del fegato in Cina completerà i nostri sforzi interni di ricerca, e sarà critica in quanto questi potenziali farmaci saranno ulteriormente sviluppati in Cina e in tutto il mondo».

fonte

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: