Archivio mensile settembre 2017

DiGiacomo Trapani

“Retinopatia Diabetica: una lotta possibile”?

La notizia si è diffusa dopo il 2° Forum Nazionale sulla Retinopatia Diabetica che si è tenuto al Senato in luglio sul tema “Retinopatia Diabetica: una lotta possibile”, iniziativa promossa dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB Italia Onlus) e dalla rivista di economia e politica sanitaria Public Health & Health Policy (PH&HP), con il patrocinio del Senato della Repubblica, del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.
La retinopatia diabetica, che in Italia interessa oggi oltre un milione di pazienti, in assenza di un miglioramento del quadro assistenziale, genererà un aumento della spesa sanitaria di 4,2 miliardi di euro nel periodo 2015-2030, secondo un recente studio condotto dal CEIS-Università di Roma Tor Vergata che ha valutato anche l’impatto economico declinato sulle singole regioni.
La retinopatia diabetica (RD) è la complicanza microvascolare più comune del diabete mellito, patologia che causa danni alle pareti vascolari di tutto l’organismo. Colpisce i capillari della retina che, non più in grado di irrorarla adeguatamente, producono lesioni e ischemie in diverse aree dell’occhio causando ipovisione grave. Secondo le stime, si tratta della prima causa di cecità non traumatica in età lavorativa negli adulti di età compresa tra 20 e i 74 anni ed è inoltre la responsabile del 13 per cento dei casi di grave handicap visivo.

Secondo i dati di un’indagine sul diabete condotta quest’anno dall’Ncd Risk Factor Collaboration, e basata su 751 studi di popolazione, il numero dei diabetici è quadruplicato dal 1980 al 2014 passando da 108 a 422 milioni. In Italia si è passati dai 2,4 milioni di diabetici nel 1980 ai 4,3 milioni nel 2014. Le ragioni sono da ricondurre in particolare alla maggiore longevità e all’incremento di obesità e sovrappeso. Dal momento che la RD si riscontra in circa un terzo degli individui diabetici, e che circa il 2 per cento dei pazienti con diabete sviluppa una forma grave di tale complicanza, è facile immaginare la crescente importanza di questa patologia nel presente e nel prossimo futuro.

Purtroppo, a fronte di questi dati, non c’è ancora una risposta sanitaria adeguata a contrastare la crescente diffusione della retinopatia diabetica. Come spesso messo in evidenza dalle Associazioni di persone con Diabete e dalla intera classe di Diabetologi la prima arma contro questa complicanza è sicuramente la prevenzione primaria possibile solo con un preciso e continuo compenso glicemico, oggi facilmente ottenibile con adeguati strumenti tecnologici come il CGM o FGM (Monitoraggio in continuo della Glicemia e le nuove tecniche di infusione di insulina oltre a insuline tecnologicamente avanzate). Troppo spesso, sottovalutate e poco diffuse, tali tecnologie che sono ormai indispensabili al raggiungimento di un compenso glicemico stabile che è la migliore soluzione per non arrivare alle complicanze una tra queste la Retinopatia Diabetica costo sociale ed economico inutile ed evitabile. Ma nei casi di RD diagnosticata?
«Sensibilizzazione, diagnosi precoce e riabilitazione sono le tre parole chiave per uscire da questo quadro così’ preoccupante, che ha evidenziato l’importanza dello screening come strumento per debellare la crescita della patologia, il suo impatto sulla qualità della vita, il miglioramento dell’allocazione delle risorse umane ed economiche, la centralità delle linee guida e dei percorsi diagnostico-terapeutici, il salto di qualità offerto dalla telemedicina per la diagnosi precoce e la necessità del dialogo intenso tra medici di medicina generale, oculisti e centri diabetologici.

Il quadro gestionale della patologia oggi ci presenta pazienti che vivono una difficile condizione: sotto-diagnosticati (secondo il rapporto ARNO 2015 solo l’11 per cento dei soggetti diabetici è stato sottoposto a visita oculistica), non trattati adeguatamente o, ancora, non sottoposti a screening. Inoltre, una quota importante dei pazienti in trattamento non aderisce pienamente alle cure, assumendo solo in parte i farmaci o non completando le somministrazioni previste. Infine, l’offerta dei centri oculistici specialistici per il trattamento della patologia, sempre secondo un’analisi curata dai ricercatori del CEIS, risulta inadeguata sul piano della quantità e distribuita geograficamente in modo disomogeneo sul territorio.

Da questo punto di vista c’è ancora molto da fare. Già in occasione della prima edizione del Forum Nazionale sulla Retinopatia Diabetica erano state presentate le raccomandazioni alle istituzioni sanitarie del Paese circa le azioni da intraprendere nel breve e nel medio termine: maggiori finanziamenti ai centri oculistici, incremento della programmazione delle attività, predisposizione di percorsi diagnostici terapeutici assistenziali e un incremento delle attività di prevenzione e dello screening in campo oculistico. Imperativi, questi, che sono stati riconfermati anche oggi dai medici di medicina generale, che di fatto rappresentano il primo punto di riferimento con cui il paziente si confronta e al quale è sempre più richiesta una collaborazione con gli oculisti.

DiGiacomo Trapani

Nuovo Farmaco sperimentale per il T1D

Gli esiti pubblicati oggi sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine e appena presentati al Congresso Europeo sul Diabete (EASD) di Lisbona: una pasticca capace di tenere a bada il glucosio nel sangue.

Sono sorprendenti i risultati dello studio internazionale multicentrico sul Sotagliflozin, che si candida a divenire un nuovo e promettente farmaco anti-diabete. Una singola compressa, assumibile per via orale, è stata affiancata alla quotidiana e obbligatoria insulina in pazienti affetti da diabete di tipo 1, costretti a vita a queste punture dalla prematura morte delle beta-cellule del loro pancreas, non più in grado di rifornirli autonomamente di questo importante ormone. La speciale pasticca, presa la mattina a colazione, si è rivelata capace di tenere a bada il glucosio nel sangue e di conservare la propria efficacia pur con un minore apporto di insulina. Un dato significativo per la qualità della vita di pazienti cronici che soffrono spesso, nonostante l’assunzione giornaliera dell’ormone, di sbalzi nei livelli glicemici. Il trial clinico di fase 3 è durato 24 settimane e vi hanno preso parte 1.402 soggetti con diabete di tipo 1, reclutati da 133 centri di ricerca dislocati in 19 Paesi del mondo.

Gli esiti, pubblicati oggi sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine e appena presentati al Congresso Europeo sul Diabete (EASD) in corso a Lisbona, vedono tra i maggiori principal investigator coinvolti il professor Paolo Pozzilli, Ordinario di Endocrinologia e Malattie Metaboliche presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma (UCBM). “La sperimentazione – spiega il docente – ha accertato che questo nuovo farmaco, che fa parte della classe dei cosiddetti inibitori del riassorbimento del glucosio a livello renale, consentendone l’eliminazione attraverso le urine, è in grado di ridurre il suo assorbimento anche a livello intestinale. I pazienti che hanno partecipato al trial clinico, grazie all’assunzione di questa compressa hanno registrato una significativa riduzione del fabbisogno insulinico e un notevole miglioramento nei livelli dell’emoglobina glicata, che è indice di buon controllo del metabolismo: in particolare, il farmaco è riuscito ad abbassare la loro glicemia e a mantenerla stabile nonostante, nel contempo, fosse stato ridotto loro l’apporto d’insulina”. “Questo – aggiunge Pozzilli – può significare un minor rischio di complicanze a lungo termine”. Non solo: il Sotagliflozin si è rivelato anche efficace nel ridurre le ipoglicemie, favorire la perdita di peso e controllare la pressione arteriosa nei soggetti in cui era elevata.

Gli italiani con diabete di tipo 1 sono circa 300mila (fonte: Ministero della Salute). Nel mondo ne sono colpiti 29 milioni di persone, ma il fenomeno è in crescita. Il successo della sperimentazione rappresenta, quindi, una potenziale rivoluzione nel campo della cura di questa patologia autoimmune, detta anche ‘giovanile’ perché di solito colpisce soggetti nell’infanzia o nell’adolescenza ed è generata dalla morte progressiva delle loro beta-cellule pancreatiche, che scomparendo a poco a poco lasciano questi soggetti senza la ‘razione’ giornaliera di insulina, necessaria per smaltire gli zuccheri assunti con l’alimentazione.

La nuova molecola appartiene a una famiglia di farmaci finora testati solo per la cura del diabete di tipo 2, quello che insorge a seguito di obesità o di cattive abitudini alimentari. I trials clinici sui ‘parenti’ del Sotagliflozin avevano dimostrato recentemente – in particolare per due di essi, l’Empagliflozin e il Canagliflozin – la capacità di ridurre di un terzo la mortalità nei pazienti con diabete di tipo 2 per tutte le cause. Anche per questo, la sfida che si schiude ora per i ricercatori sarà quella di “verificare sperimentalmente se questa molecola, come le ‘cugine’ validate per il diabete di tipo 2, possa avere effetti analoghi sulla mortalità anche nei pazienti con diabete giovanile”, conclude Pozzilli. La pillola ‘sugar-killer’ sarà con tutta probabilità disponibile in commercio entro un anno

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Conta dei Carboidrati difficile ma non impossibile

Il conteggio dei carboidrati è un metodo raccomandato per controllare la glicemia. Gli autori di uno studio canadese, pubblicato su “DiabetesResearch and ClinicalPractice”, hanno intervistato 180 persone con diabete di Tipo 1 per verificare come lo utilizzano.

Secondo uno studio, pubblicato su DiabetesResearch and ClinicalPractice, e condotto da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Nutrizione all’Università di Montreal in Canada, la maggior parte delle persone con diabete di Tipo 1 riferisce di usare il conteggio dei carboidrati (CC), di considerarlo importante nella gestione del diabete e di non incontrare particolari difficoltà nell’utilizzarlo.

L’uso del conteggio dei carboidrati, che implica l’identificazione degli alimenti contenenti carboidrati, la stima delle dimensioni delle porzioni e la lettura delle etichette nutrizionali dei prodotti confezionati, può essere un compito impegnativo per le persone con diabete. Per verificare questa ipotesi, gli Autori hanno sottoposto in rete un questionario di 30 domande a 180 persone con diabete di Tipo 1 che utilizzavano il conteggio dei carboidrati come parte del loro trattamento.

«Il 78% degli intervistati ha riferito di sentirsi sicuro nell’uso del conteggio dei carboidrati e il 91% di essi lo considera importante per il controllo glicemico. Viceversa, solo il 17% lo trova di difficile applicazione», scrivono i ricercatori, anche se il 57% dei partecipanti spera in nuove tecnologie che possano facilitare il conteggio dei carboidrati stesso.

Dall’indagine è emerso che le persone con basso livello di istruzione o con storia di depressione incontrano maggiori difficoltà nel conteggio dei carboidrati. Per tale motivo, gli Autori sottolineano l’importanza di implementare strategie di educazione e di sviluppo di nuovi strumenti tecnologici alla conta dei carboidrati soprattutto in queste categorie di pazienti.

Fonte: A Fortin et al. Diabetes Res ClinPract. April 2017; 126:214-221.

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Concorso Letterario Fand “100dolciparole” II^ Edizione

Concorso Letterario Fand “100dolciparole” II^ Edizione – 2017 Tema del Concorso: “Ipoglicemia. Un’esperienza che è parte di noi” Concorso ideato da Ezio Parisi. Segreteria Manuela Bertaggia. Promosso dal gruppo di lavoro: Manuela Bertaggia, Ezio Parisi, Giacomo Trapani. Coordinato da Stefano Garau Responsabile Comunicazione Fand. Il Concorso si articola in due Sezioni: SEZIONE 1 POESIA “100dolciparole” SEZIONE 2 NARRATIVA “ A volte scrivono le nostre penne. Raccontarsi fa bene.” SEZIONE POESIA Categoria Under 16 (Concorrenti fino a 16 anni d’età) Categoria Over 16 (Concorrenti dai 16 anni in su) SEZIONE NARRATIVA Categoria unica senza limiti d’età

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