Archivio mensile maggio 2018

DiGiacomo Trapani

Diabete tipo 1: Studio americano invita ad una alimentazione con pochi di carboidrati

Uno Studio americano invita ad una alimentazione con pochi carboidrati

Pubblicato sulla Rivista Pediatrics

La ricerca è stata condotta dai ricercatori del Boston Children’s Hospitalche hanno reclutato alcune centinaia di soggetti dal gruppo Facebook TypeOneGrit, formato da genitori i cui figli seguivano una dieta ‘very low carb’ descritta in un libro pubblicato da Richard Bernstein, uno degli autori. Per 138 pazienti, il 42% dei quali bambini, è stato possibile confermare sia la diagnosi che le misure di controllo della glicemia attraverso una cartella clinica elettronica. I partecipanti hanno riportato un consumo di carboidrati di 36 grammi al giorno, il 5% delle calorie totali invece del 45% raccomandato dalle linee guida internazionali.

Il valore dell’emoglobina glicata, uno dei principali metodi di controllo del glucosio, è risultato del 5,67%, mentre in media per un paziente è dell’8,2% e l’obiettivo delle terapie è portarla sotto il 7%. Sempre secondo il report dei partecipanti al gruppo ai pazienti a dieta era necessaria una dose di insulina più bassa della media, e anche i livelli di sensibilità all’insulina e di altri parametri sono risultati più vicini alla norma. Al momento lo studio è solo osservazionale, spiegano gli autori-, ma l’ipotesi merita dei test clinici approfonditi. Quindi raccomandano ai pazienti con diabete di modificare la propria dieta solo dopo averne parlato con proprio medico di famiglia.

Il diabete di tipo 1 è una forma di diabete che si manifesta prevalentemente nel periodo dell’infanzia e nell’adolescenza, anche se non sono rari i casi di insorgenza nell’età adulta. Per questa ragione fino a poco tempo fa veniva denominato diabete infantile. Il diabete mellito di tipo 1 rientra nella categoria delle malattie autoimmuni perché è causata dalla produzione di autoanticorpi (anticorpi che distruggono tessuti ed organi propri non riconoscendoli come appartenenti al copro ma come organi esterni) che attaccano le cellule Beta che all’interno del pancreas sono deputate alla produzione di insulina. Come conseguenza, si riduce, fino ad azzerarsi completamente, la produzione di questo ormone il cui compito è quello di regolare l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule.

Si verifica, pertanto, una situazione di eccesso di glucosio nel sangue identificata con il nome di iperglicemia. La mancanza o la scarsità di insulina, quindi, non consente al corpo di utilizzare gli zuccheri introdotti attraverso l’alimentazione che vengono così eliminati con le urine. In questa situazione l’organismo è costretto a produrre energia in altri modi, principalmente attraverso il metabolismo dei grassi, il che comporta la produzione dei cosiddetti corpi chetonici. L’accumulo di corpi chetonici nell’organismo, se non si interviene per tempo, può portare a conseguenze molto pericolose fino al coma.

 

DiGiacomo Trapani

A Mazara del Vallo due persone con Diabete impiantano CGM sottocute

“Eversense” è un sensore CGM per il monitoraggio continuo della glicemia del paziente

Prima visita di controllo, con scarico dei dati, nell’unità operativa di Medicina interna dell’ospedale Abele Ajello di Mazara del Vallo, per i pazienti diabetici che circa 15 giorni fa avevano impiantato, nello stesso reparto, il CGM Eversense (sensore di monitoraggio glicemico continuo impiantato nel sottocute). Un dispositivo attraverso il quale il soggetto diabetico può mantenere un controllo costante del livello glicemico nel sangue.

La misurazione della glicemia ricopre un ruolo fondamentale, perché dà l’indicazione sull’andamento del tasso di zuccheri nel sangue, a cui dovrà seguire un’azione detta di “correzione”.

Facile capire quindi come la vita di un paziente diabetico sia parecchio complicata, perché la previsione della glicemia è quello che più ostacola la vita di tutti giorni di chi soffre di diabete, perché costringe a programmare qualsiasi attività quotidiana, anche quelle che normalmente si danno per scontate. Questo nuovo sensore sottocutaneo consente di misurare 24 ore su 24 il valore di glucosio e poter avere un controllo glicemico più comodo, immediato e continuo.

“I pazienti – afferma il primario Ignazio Scalisi – già precedentemente educati e istruiti su questa nuova tecnologia, a oggi sono felici di poter utilizzare questo nuovo dispositivo più che utile nella cura del diabete e delle sue complicanze croniche”.

“Sapere costantemente – afferma Dario T., di 40 anni, operaio metalmeccanico a cui è stato impiantato il CGM Eversense a Mazara – qual è al momento la mia glicemia, ed essere rassicurato dagli avvisi personali di eventuali variazioni mi fa vincere la preoccupazione di poter essere sorpreso da una ipoglicemia severa e improvvisa, magari quando sono sopra un ponteggio, col rischio di cadere giù”.

Di uguale avviso è anche un altro paziente, Cristian L.G., 36enne: “Con la vita frenetica quotidiana, non sempre si ha la possibilità di controllare la glicemia anche in base alle attività lavorative. Poter leggere la glicemia solo con uno sguardo all’app del telefono significa poter convivere con il diabete con qualche problema in meno”. All’interno dell’Asp, insieme all’ospedale di Mazara del Vallo, anche il presidio di Marsala utilizza questa innovazione tecnologica che migliora la qualità dell’assistenza, la tecnologia CGM è una frontiera ormai consolidata nella terapia ed autogestione del Diabete

Fonte:

Approndimento interno di Diabeticinsieme.it

https://diabeticinsieme.it/diabete-monitoraggio-continuo-del-glucosio-la-nuova-frontiera/

DiGiacomo Trapani

Parlami di te come presidente: intervista a Luca Travostino presidente Associazione per l’Aiuto al Giovane Diabetico Piemonte e Valle d’Aosta

 

AGD – Associazione per l’Aiuto al Giovane Diabetico è nata nel 1975 per volontà dei genitori di bambini colpiti da Diabete Mellito di tipo 1, in collaborazione con alcuni medici dell’Istituto di Clinica Pediatrica dell’Università di Torino.

È una Onlus che offre sostegno psicologico, formativo e burocratico a bambini e ragazzi diabeteci e alle loro famiglie.

AGD attualmente segue circa 600 bambini in cura presso il centro diabetologico del Regina Margherita di Torino.

L’Associazione è nata nel 1975 per volontà dei genitori dei bambini colpiti da Diabete Mellito di tipo 1 (insulino dipendente), in collaborazione con alcuni medici dell’Istituto di Clinica Pediatrica dell’Università di Torino. Le finalità e gli scopi dell’Associazione sono contenuti nello Statuto registrato a Torino il 29 ottobre 1975 e sono:
Aumentare con ogni mezzo la conoscenza del diabete giovanile. Seguire i problemi connessi all’esordio della malattia, che in molti casi si verifica nella primissima infanzia, assistendo le famiglie da vicino.

Istruire ed educare i giovani diabetici e le loro famiglie, attraverso pubblicazioni, conferenze e corsi di educazione sanitaria.

Sensibilizzare gli organi politici, amministrativi e sanitari ai problemi dei giovani diabetici e delle loro famiglie, alle innumerevoli difficoltà che, dettate dalla non conoscenza della malattia e delle vigenti disposizioni legislative, si presentano a scuola e nelle attività sportive.

Cercare di sopperire alle deficienze della struttura sanitaria.

Carissimo Luca parlaci di te come presidente……….

1) Da quanto tempo è presidente di questa associazione?

Sono presidente dell’Associazione per l’Aiuto al Giovane Diabetico Piemonte e Valle d’Aosta dal 2016. A marzo di quest’anno mi è stata rinnovata la fiducia a continuare il lavoro con il gruppo del direttivo composto da 15 genitori. L’associazione è composta principalmente da genitori di bambini e adolescenti affetti dal diabete di tipo 1. Svolgiamo l’attività in coordinamento con l’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino.

2) Attualmente quanti sono gli iscritti ?

Abbiamo poco più di 300 soci. Considerando che l’ospedale ha in cura circa 600 pazienti e che la malattia ha un grande impatto sociale, ritengo che il numero dei soci sia decisamente basso. Ci stiamo impegnando per farci conoscere di più sul territorio.

3) Lei è diabetica/o? Cosa l’ha spinta ad accettare la carica di presidente?

Sono il papà di un bambino con diabete che ha esordito nel 2012 all’età di 7 anni. Fin dai primi giorni dell’esordio ho sentito la necessità di cercare sostegno nelle altre famiglie che avevano già vissuto la stessa situazione di difficoltà.

Ho conosciuto l’associazione e dopo qualche mese ho deciso di impegnarmi in prima persona e di provare a restituire quello che avevo ricevuto. Sono quindi entrato in associazione, prima come volontario e poi nel direttivo. Condividendo i progetti e le linee guide dell’associazione, ho accettato il ruolo di presidente in un momento in cui era necessario dare un’alternanza d’incarico, ma in continuità al lavoro svolto fino ad allora.

4) Come riesce a coinvolgere i soci, con quali attività?

Il coinvolgimento delle famiglie è un obiettivo fondamentale della nostra associazione. Richiede molto impegno e non è sempre facile. Durante l’anno proponiamo numerosi eventi che hanno lo scopo di far incontrare le famiglie, i bambini e i ragazzi per condividere le proprie esperienze, informare e aggiornare sui temi importanti come la scuola, i diritti o sulle novità in campo scientifico e tecnologico.

Oltre ad essere occasioni importanti per unire le famiglie, ci danno l’opportunità di trovare nuovi volontari che desiderano entrare in associazione.

5) Quali sono gli aspetti in cui secondo lei deve prepararsi un presidente? Quali conoscenze sono essenziali?

È difficile dire quali siano le conoscenze essenziali. Sicuramente sono in continua evoluzione, richiedono un aggiornamento costante e dipendono dal periodo di gestione dell’associazione. In questi anni ho partecipato a riunioni e stesure di documenti per ricorsi al TAR e preparato richieste alla direzione sanitaria per i campi scuola. Gli aspetti sono quindi molteplici.

Come in ogni organizzazione anche nell’associazione è fondamentale costruire un gruppo composto da volontari con diverse competenze. Noi ci siamo organizzati per aree d’intervento come scuola, sanità, sport, ecc. e inserito persone che potevano dare il loro contributo con la loro preparazione nei vari ambiti.

In ogni caso, non c’è conoscenza più grande di quella di un genitore che vive giornalmente le difficoltà di un figlio con diabete. Per questo motivo ritengo fondamentale che la carica del presidente sia affidata a un genitore.

6) Collabora con altre associazioni del suo territorio? Fa parte del coordinamento o federazione della sua regione? Organizzate iniziative insieme?

Da qualche mese abbiamo iniziato a collaborare con le altre associazioni pediatriche presenti sul territorio piemontese; Jada che raccoglie l’area di Alessandria, Asti, Cuneo e AGD Novara per l’area Novara, Biella, Verbania-Cusio-Ossola.

Le nostre associazioni mantenendo la propria identità, necessaria per operare sul territorio di appartenenza, hanno iniziato a collaborare nell’organizzazione dei campi scuola, condividendo personale medico e risorse economiche e applicando in concreto il modello di rete endocrino-diabetologica regionale. Entro l’anno faremo quattro campi scuola per tutor, ragazzi in transizione alla diabetologia dell’adulto, pre-adolescenti e pre-scolari, coinvolgendo più di 120 persone tra bambini, ragazzi e genitori.

Inoltre facciamo parte del CAPeD, Coordinamento Associazioni Persone con Diabete del Piemonte e Valle d’Aosta di cui fa parte la FAND.

Siamo infine affiliati ad AGD Italia con cui collaboriamo per portare avanti progetti utili per tutto il territorio nazionale.

7) Che rapporto avete con i medici di famiglia ed i Diabetologi delle strutture pubbliche?

Con il team Diabetologico dell’ospedale abbiamo un ottimo rapporto di stretta collaborazione e condivisione delle attività. Questo è un valore essenziale nella cura della malattia, perché rappresenta per le famiglie la possibilità di costruire il bagaglio di conoscenze cliniche e per i medici di conoscere in concreto l’esperienza delle famiglie nella gestione quotidiana della malattia. L’Associazione insieme al Regina Margherita organizza corsi di base ai pediatri di famiglia.

Grazie Luca, buon lavoro ed un abbraccio a tutti i vostri bambini e volontari.

DiGiacomo Trapani

Malattia parodontale e diabete: linee guida

European Federation of Periodontology (Efp) e la International Diabetes Federation (Idf) hanno prodotto un documento di linee guida rivolto a medici, odontoiatri e pazienti, con lo scopo di migliorare la prevenzione.

Nel cinquantesimo rapporto CENSIS di dicembre 2016 viene riportato un dato impressionante: 11 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato nel 2016 alcune prestazioni sanitarie e tra queste spiccano le cure odontoiatriche. È un esito negativo in costante aumento negli anni della crisi economica: la quota di popolazione che durante il 2013 si è rivolta al dentista o all’ortodontista e’ pari al 37,9% dal 39,3% del 2005 mentre aumenta dal 24,0% al 29,2 % la percentuale di persone che hanno dilazionato le visite in un arco temporale più lungo , da 1 a 3 anni , riducendo anche il numero dei trattamenti effettuati ( il 70,7% nel 2013 , 49,3% nel 2005 ) .

Sempre nel 2013 il 12% delle persone di 14 anni e più ha rinunciato , nei 12 mesi precedenti a una visita odontoiatrica o a trattamenti per motivi economici . Sul totale di chi rinuncia alle visite con maggiore età di 14 anni , i motivi economici incidono per l’85,2% . Le visite per la prevenzione o per la pulizia dei denti professionale sono solo il 16,1% nel meridione la metà di quella del nord ( 30,7%) . Tutti gli indicatori di accesso alle cure della salute orale indicano disuguaglianze sociali consistenti : il ricorso al dentista supera il 50% tra le persone con titolo di studio alto e scende del 27,6% tra chi ha conseguito al massimo la licenza  media .

Questo dato permane anche nei bambini dai 3 ai 14 anni ( il 41,5% non è mai andato dal dentista se i genitori hanno al massimo la licenza media , tra i bambini stranieri il 46,3%. Le persone anziane senza alcun dente naturale sono il 17,9% tra coloro che hanno almeno la laurea e il 41,6% tra quanti hanno un basso titolo di studio .

È noto come l’assistenza odontoiatrica nel nostro paese rappresenti il settore in cui il SSN ha tradizionalmente avuto un impegno limitato , nonostante le molteplici implicazioni di carattere sanitario e sociale con una quantità di prestazioni erogate nel settore pubblico tra i livelli più bassi in Europa: il 0,6% visite per abitante per anno , a fronte di 1,8% visite in Belgio , 1,4% in Germania e 2,1% in Olanda. È indubbio che promuovere e favorire programmi di prevenzione e cura delle patologie più diffuse della bocca rappresenta una misura fondamentale in termini di efficacia e favorevole rapporto costi -benefici , considerando anche che diversi fattori di rischio per le malattie del cavo orale ( batteri alimentazione non adeguata fumo stili di vita scorretti ) sono comuni ad altre malattie cronico degenerative e quindi la prevenzione va considerata come un’azione più ampia di promozione della salute globale del cittadino . 

Diabete e Parodontite 

 Il Documento congiunto AMD SID SIDdP Società italiana di paradontologia e Impiantologia evidenza come diabete e parodontite siano due patologie correlate al punto che è stata teorizzata una relazione a due vie : il soggetto con parodontite ha una tendenza a sviluppare il diabete. L’associazione tra diabete e malattie parodontali è ben consolidata. Il diabete è un fattore di rischio per la malattia parodontale , con i pazienti diabetici che presentano una prevalenza maggiore rispetto agli adulti sani . Diversi meccanismi coinvolti nella patogenesi del diabete sono stati associati con la progressione della malattia parodontale e i dati attuali supportano la conclusione che i pazienti diabetici sono ad aumentato rischio di malattie parodontali , e che i pazienti con diabete scarsamente controllato sono a rischio di grave parodontite .

Ciò comporta la distruzione di tessuto connettivo orale e perdita ossea generalizzata che conduce infine alla perdita dei denti. Più recentemente questa correlazione è stata stimata da due review e una, in particolare, ha valutato come gli outcome positivi del trattamento della parodontite sul controllo metabolico rilevino una riduzione dell’emoglobina glicosilata dello 0.36% a tre mesi . Un altro lavoro di revisione del 2013 ha rafforzato l’esistenza del legame tra parodontite e diabete tipo 2 , mentre sul diabete tipo 1 la correlazione sta emergendo negli ultimi anni ,e sul diabete gestazionale i dati sono ancora insufficienti.

Un altro studio ha invece esaminato la correlazione tra parodontite, eduntilia, e sviluppo di macroalbuminuria , e insufficienza renale terminale , giungendo alla conclusione che l’incidenza di macroalbuminuria aumentava con l’aumento della gravità della parodontite e la più alta incidenza era il gruppo di persone edentuli .                                 

PREVENZIONE  

L’educazione per la prevenzione delle malattie dei denti si basa innanzi tutto sulla corretta igiene del cavo orale . La carie è definita una malattia a eziologia multifattoriale , localizzata , cronico degenerativa post eruttiva che interessa il tessuto duro dentale determinandone la distruzione con formazione di cavità e può essere causa di processi infettivi come l’ascesso periapicale . Tra i fattori di rischio dello sviluppo della malattia cariosa : una flora batterica cariogena adesa alla superficie dentale ( biopellicola ) una dieta ricca di carboidrati fermentabili e ridotte difese intrinseche dell’ospite.

La placca dentale o placca batterica , in 1mm3 del peso di circa 1mg ospita circa 108 batteri oltre 300 specie diverse e numerosi studi clinici , hanno provato in maniera convincente che la regolare rimozione quotidiana della placca dentale nella maggior parte dei pazienti previene le malattie dentali . Infatti lo spazzolino manuale di tutte le superfici  dei denti , da eseguire senza esercitare una forza eccessiva che potrebbe causare danni di erosione e abrasione , consente la rimozione del 78% della placca dentale.

La relazione tra zuccheri fermentabili assunti e saccarosio , glucosio , maltosio , lattosio e fruttosio è stato messo in relazione con l’alta incidenza di carie in diversi studi clinico epidemiologici e con un diverso grado di cariogenicita’ . Il saccarosio sembra giochi un ruolo cruciale nello sviluppo della carie perché oltre alla fermentazione con produzione di acidi deboli risulta essere in grado di produrre glucani insolubili . Ma l’elemento più importante nella genesi della patologia cariosa non sarebbe la dose di carboidrati assunta complessivamente ma la frequenza con la quale questi vengono assunti : infatti l’elevata frequenza aumenta la probabilità di carie.

La distruzione permanente dell’architettura del dente avviene attraverso una cascata di eventi che originano dalla fermentazione dei carboidrati, attraverso processi di fermentazione , formazione di metaboliti acidi , demineralizzando smalto e dentina e successiva disgregazione della componente organica del tessuto dentale.

Un ruolo importante giocano le variabili riguardanti l’ospite , in particolare la saliva , ma anche l’azione meccanica della lingua e le difese immunitarie proprie del cavo orale. Studi recenti hanno evidenziato come negli adulti l’uso di paste dentifricie fluorate diminuiscano sensibilmente la formazione di nuove carie , con riduzione del 33,3% rispetto al placebo . L’approccio sistematico all’utilizzo di paste dentifricie a base di fluoro insieme all’introduzione di programmi di sensibilizzazione e informazione nelle famiglie e nei luoghi di lavoro rappresenterà un adeguato fattore di protezione e prevenzione della patologia cariosa , così come l’uso dello spazzolino elettrico . 

A livello di cavo orale , il diabete mellito comporta una maggior suscettibilità a gengiviti e par odontopatia , oltre che di alterazioni della produzione e composizione salivare . Queste manifestazioni sono più frequenti e severe in caso di pazienti scompensati o con scarso livello di igiene orale. Inoltre in alcuni studi è stato rilevato che i bambini diabetici sono suscettibili di candidosi orali pseudomembranose indotte dallo squilibrio dell’ecosistema orale e dalla xerostomia . Le infezioni costituiscono ancora oggi una delle principali cause di ricovero ospedaliero e di mortalità nei pazienti con diabete mellito sia di tipo 1 che di tipo 2 . Le evidenze sui risultati della prevenzione per la salute dei denti in termini di costi e di conservazione di un apparato boccale sano , dovrebbe spingere il sistema sanitario a investire di più nella prevenzione e in particolare su quelle figure sanitarie come gli infermieri che hanno la prevenzione e l’educazione alla popolazione sana e non.

Le linee guida

In questo scenario, che tuttora presenta lacune da colmare, ma nel quale il collegamento tra malattia parodontale e diabete appare ormai assodato, la European Federation of Periodontology (Efp) e la International Diabetes Federation (Idf) hanno prodotto un documento di linee guida (link sotto)  rivolto a medici, odontoiatri e pazienti, con lo scopo di migliorare la prevenzione, far sì che le diagnosi siano formulate sempre più precocemente e trattare nel modo migliore i pazienti che soffrono di entrambe le patologie.

In particolare, gli esperti raccomandano che medici e dentisti si attivino per fornire una formazione di base sulla salute orale a tutti i pazienti diabetici. Chiunque soffra di qualche forma di diabete mellito deve sapere che il suo rischio di contrarre malattia parodontale è aumentato, che la parodontite non trattata ha un impatto negativo sul controllo metabolico e può anche aumentare il rischio di complicanze del diabete, come malattie cardiovascolari e renali. Alle persone con diabete, i medici dovrebbero dunque chiedere di rivolgersi all’odontoiatra per verificare la presenza di parodontite. Anche se non viene diagnosticata alcuna parodontite, si raccomanda un controllo parodontale annuale.

Oltre alla malattia parodontale, i pazienti con diabete devono essere informati che possono essere soggetti ad altre condizioni orali come la secchezza delle fauci e la sindrome della bocca che brucia; inoltre, sono ad aumentato rischio di infezioni fungine orali e sperimentano una guarigione delle ferite peggiore rispetto a quelli che non hanno il diabete. Infine, le persone diabetiche con un’estesa edentulia dovrebbero essere incoraggiate a sottoporsi a una riabilitazione dentale per ripristinare un’adeguata masticazione.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29208508

 

DiGiacomo Trapani

Diabete e salute orale, una relazione pericolosa.

Al via la campagna informativa Fand-Aiop sull’impatto del diabete sulla bocca. Annunciata una partnership grazie alla quale le due associazioni daranno vita a una serie di iniziative di carattere educativo.

Numerose evidenze scientifiche confermano che la ‘malattia del sangue dolce’ può avere importanti complicanze sulle condizioni dei denti e della bocca ma solo il 42 per cento dei pazienti ne è consapevole e il 49 per cento non ha mai ricevuto informazioni in proposito. Questo nonostante il 28,5 per cento definisca ‘problematica’ la propria salute orale, il 76 per cento abbia perso uno o più denti naturali e molti si siano ritrovati a convivere con sanguinamenti (43 per cento) o retrazioni gengivali (27,4 per cento), secchezza delle fauci (35,6 per cento), alitosi (25,6 per cento), ulcere della mucosa (20,4 per cento). È il quadro che emerge da un’indagine presentata oggi a Milano e condotta dall’Associazione Italiana Diabetici (Fand) in collaborazione con l’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica (Aiop), su 270 italiani di età superiore ai 30 anni, affetti da diabete di tipo 1 e 2. Per promuovere una maggiore consapevolezza sul tema, favorendo comportamenti utili alla prevenzione e cura delle patologie orali, gli specialisti dell’Accademia hanno stilato un decalogo rivolto alle persone diabetiche e, a breve, partirà la campagna informativo-educativa Fand-Aiop ‘Il diabete e i miei denti’. L’iniziativa prevede la diffusione di materiale divulgativo sui rispettivi siti web e in tutte le sedi dell’Associazione pazienti, incontri formativi promossi sul territorio, con la partecipazione dei dentisti Aiop, e consulenze telefoniche gratuite fornite dagli odontoiatri ai soci Fand.

“Già nel 2012 – spiega Albino Bottazzo, presidente Fand – il Piano Nazionale Diabete aveva introdotto le patologie del cavo orale tra le aree prioritarie su cui intervenire per migliorare l’assistenza, evidenziando quanto l’educazione odontoiatrica del paziente diabetico fosse attuata con scarsa sistematicità e auspicando la promozione di interventi formativi precoci. Fand, il più grande gruppo rappresentativo di persone diabetiche in Italia, ha così ritenuto importante siglare una partnership con Aiop, per ampliare le conoscenze dei propri associati circa la stretta correlazione che esiste tra diabete e salute della bocca. Innanzitutto – continua Bottazzo – abbiamo realizzato un’indagine conoscitiva, somministrando un questionario ai soci Fand nelle diverse sedi regionali, per fotografare il livello attuale di consapevolezza. I risultati dimostrano chiaramente la disinformazione dei pazienti sull’argomento: è pertanto urgente avviare una campagna educazionale che affronti il tema in modo organico e scientifico. Grazie alla collaborazione con Aiop, ci auguriamo di poter colmare un vuoto informativo, finora mai affrontato nel nostro Paese in maniera strutturata”.

Entrando nel dettaglio della survey, l’82 per cento dei pazienti diabetici dichiara di avere da tempo un dentista di fiducia ma il 36 per cento ha con lui un rapporto saltuario e vi si reca con una frequenza uguale o addirittura superiore ai 2 anni. Solo un 24,5 per cento di ‘virtuosi’ si sottopone a un controllo ogni 6 mesi. Tra i meno assidui, spiccano proprio coloro che hanno la bocca in condizioni peggiori: il 20 per cento non vede l’odontoiatra da oltre 5 anni. Si tende così a trascurare l’importanza della prevenzione: attraverso l’esame del cavo orale, uno specialista attento potrebbe anche intercettare segni di pre-diabete e contribuire a diagnosticare precocemente la patologia. Nel percepito degli intervistati, le complicanze più frequenti del diabete sono a carico degli occhi (76 per cento), dei piedi (65,6 per cento) e del cuore (63,7 per cento); quelle che interessano denti e gengive risultano essere le meno citate (42,2 per cento), a conferma di una scarsa presa di coscienza del problema. Quasi 1 paziente su 4 ritiene che i diabetici non necessitino di controlli più frequenti dal dentista. Il 43,4 per cento pensa che la sua condizione richieda al dentista modalità di intervento differenti da quelle normalmente adottate e un 50 per cento non sa se l’inserimento di un impianto dentale sia controindicato in caso di diabete non compensato. L’accorgimento più adottato per la cura della bocca è lavare i denti a fine pasto (76,3 per cento); solo 1 su 4 usa spesso il filo interdentale e 1 su 5 esamina con cura il cavo orale.

“In quanto associazione scientifica che persegue la promozione della salute orale e dentale, Aiop è da tempo impegnata in iniziative volte a educare i cittadini – dichiara il presidente Aiop Paolo Vigolo – La collaborazione con FAND rappresenta per noi un significativo passo avanti in questa direzione. La survey ha svelato una sostanziale mancanza degli strumenti cognitivi indispensabili alla persona diabetica per preservare nel tempo l’integrità della sua bocca. L’odontoiatra deve contribuire a colmare queste lacune, supportando i pazienti con le competenze scientifiche necessarie a gestire le manifestazioni orali della malattia ma anche con sensibilità e grande disponibilità alla comunicazione. Le persone con diabete – prosegue Vigolo – presentano una scarsa resistenza ai batteri e una ridotta salivazione, in particolare quando il controllo glicemico è subottimale. Ciò le rende più vulnerabili allo sviluppo di secchezza delle fauci, infezioni orali, micosi, infiammazioni gengivali, parodontite: condizioni che, a loro volta, possono innalzare la glicemia. È bene tuttavia spiegare al paziente che i suoi denti si possono curare con le stesse probabilità di successo che ha la popolazione generale, purché ci si rechi regolarmente dall’odontoiatra, per prevenire e gestire per tempo le eventuali complicanze. Se il diabete è ben compensato, inoltre, si possono inserire con buoni risultati anche gli impianti dentali”.

Per quanto riguarda lo stato di salute orale dichiarato, se il 43,7 per cento degli intervistati lo reputa ‘soddisfacente’, il 28,5 per cento arriva a definirlo ‘problematico’ e per un 27,8 per cento è ‘buono’. La perdita dei denti è un fenomeno pervasivo: solo il 21 per cento dei diabetici afferma di avere una dentatura ancora intatta. Il 33 per cento ha perso da 4 a 6 elementi dentali, al 32,4 per cento ne mancano 2 o 3, al 10,6 per cento da 7 a 10. Il 10 per cento è completamente edentulo. Ciononostante, il 22,3 per cento non ha reintegrato i denti mancanti con una protesi e il 27,7 per cento ha scelto di rimpiazzarne solo alcuni. “Le persone diabetiche sono più soggette alla perdita di elementi dentali, spesso come conseguenza di gengiviti e parodontiti trascurate – puntualizza Costanza Micarelli, consigliera Aiop – La mancata sostituzione dei denti persi peggiora la funzione masticatoria e può compromettere la capacità di alimentarsi correttamente, fondamentale per il controllo glicemico. Non solo: una bocca sana con una masticazione efficiente è un fattore essenziale per prevenire diverse patologie sistemiche e rallentare alcune forme di decadimento cognitivo legato all’età. L’importanza della salute orale come parte integrante del benessere generale dell’individuo è riconosciuta a tutti i livelli. Ciò vale ancor più per i diabetici, che devono prestare maggiore attenzione alla loro bocca e richiedono una collaborazione più stretta tra dentisti e medici curanti: un diabete ben compensato contribuisce a una bocca sana ma è altrettanto vero che una buona salute orale favorisce un migliore controllo della malattia. Il reintegro dei denti persi diventa così un elemento chiave nel diabetico, che va affrontato creando un’alleanza medico-paziente essenziale per la gestione della salute orale e generale”.

La survey si è focalizzata anche sui bisogni informativi dei pazienti. A quasi 1 diabetico su 2 nessuno ha mai parlato delle complicanze che la malattia può causare al cavo orale e delle precauzioni utili a prevenirle. Chi ha ricevuto delucidazioni, indica come fonti principali il dentista (51,4 per cento) e il diabetologo (49,3 per cento), seguiti dall’associazione pazienti (32,6 per cento) e dal medico di medicina generale (19,6). C’è però qualcuno che si affida a stampa e web (13 per cento) o a parenti e amici (5,8 per cento), con il rischio di incorrere in fake news e informazioni non certificate. Il 77 per cento del campione vorrebbe comunque maggiori ragguagli, soprattutto dal diabetologo (65,7 per cento), dall’odontoiatra (63,3 per cento) e dal medico di famiglia (36,7 per cento). Paradossalmente, tra i meno interessati ci sono, per un 30 per cento, proprio i soggetti con una bocca ‘problematica’.

Nel complesso, l’assistenza prestata dal dentista e la sua attenzione alla persona diabetica viene giudicata ‘buona’ o ‘molto buona’ dal 55,6 per cento dei pazienti; un 12,2 per cento tuttavia non si esprime, probabilmente perché si rende conto di non avere gli strumenti idonei per poter valutare. Secondo il dichiarato degli intervistati, pochi specialisti hanno in studio un glucometro (11,9 per cento) o i presidi per gestire una crisi ipoglicemica grave (10,4 per cento). Al 36,3 per cento del campione, inoltre, l’odontoiatra non ha mai posto domande sul profilo glicemico né sulla terapia che segue per controllare il diabete (33,7 per cento). Concludendo, nonostante la soddisfazione espressa degli intervistati sull’operato del dentista, si evincono aree di miglioramento anche tra gli addetti ai lavori. Sembra emergere che diversi specialisti non si siano ancora organizzati in studio, per gestire eventuali emergenze sul paziente diabetico, e non si informino sulla terapia che quest’ultimo segue né sulla sua capacità di controllare la glicemia: aspetti fondamentali per prestare un’adeguata assistenza odontoiatrica. Con l’obiettivo di aiutare le persone con diabete a prendersi cura della propria salute orale e, al tempo stesso, migliorare la loro relazione con il dentista di fiducia, Aiop ha stilato uno specifico decalogo. (EUGENIA SERMONTI)

Decalogo Aiop per il paziente diabetico

1.   Il paziente diabetico ha fattori di rischio più alti per l’insorgenza di patologie orali e parodontali, ma può curarle efficacemente se diagnosticate per tempo.

2.   È fondamentale che il diabetico controlli adeguatamente le infezioni orali: i denti irrimediabilmente compromessi da carie o parodontite devono essere estratti e possono essere sostituiti da impianti, in un piano di trattamento che assicuri una buona funzione masticatoria.

3.   In caso di terapie odontoiatriche, il dentista deve spiegare al paziente nei dettagli il piano di trattamento, il numero di interventi necessari, il risultato atteso e deve sapere qual è il suo grado di controllo della glicemia e dei fattori di rischio.

4.   Il diabetico portatore di protesi fissa può avere un rischio di infezioni ancora più elevato, se le sue protesi non sono eseguite correttamente e, quindi, favoriscono l’accumulo di placca batterica.

5.   I materiali protesici non sono tutti uguali: chiedete al vostro dentista quale utilizzerà e fatevi consegnare il certificato di conformità protesico e il certificato implantare.

6.   La persona con diabete va frequentemente incontro anche ad altri disturbi, come la ridotta produzione di saliva. Chiedete al vostro dentista consigli alimentari o farmacologici, per contenere l’aumento dell’acidità e mantenere le mucose ben idratate.

7.   Il paziente diabetico può sviluppare lesioni delle mucose orali: è fondamentale che le protesi sia fisse che rimovibili non presentino zone che irritano le mucose.

8.   La persona diabetica è più suscettibile alle infezioni da funghi. L’igiene orale e l’igiene delle protesi devono essere curate con la massima attenzione.

9.   Per tutti i pazienti, ma in particolare per i diabetici, è necessario che il dentista controlli in modo regolare e sistematico tutto il cavo orale, registrando eventuali variazioni dello stato di salute.

10. Il paziente diabetico può fare anestesia normalmente e inserire impianti, se la glicemia è ben controllata.

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DiGiacomo Trapani

Un’Europa al rallentatore verso una alimentazione più sana

Il cammino dell’Europa verso la sana alimentazione è purtroppo ancora molto lento e rischioso per la salute dei suoi cittadini.Le persone in sovrappeso e obese in Europa sono aumentate in modo costante negli ultimi decenni, raggiungendo livelli pericolosi. A tre anni dello European Food and Nutrition Action Plan, la strada da fare è ancora tutta in salita.

Pertanto vengono evidenziati chiaramente dall’OMS 4 fondamentali direttive su cui lavorare 1) fare promozione nei contesti dove le persone si nutrono, 2) promuovere una sana alimentazione a partire dall’infanzia, 3) fare in modo che i sistemi sanitari facciano più promozione sui media, 4) mettere in piedi dei sistemi di monitoraggio efficiente.

Problemi come la omessa o scarsa chiarezza delle etichette circa il contenuto dei prodotti, o l’eliminazione dei distributori automatici nelle scuole, sono solo alcuni esempi delle cose  ancora da fare in Europa.

 APPROFONDIMENTO – La prevalenza di persone in sovrappeso e obese in Europa è aumentata costantemente negli ultimi decenni, fino a raggiungere livelli allarmanti. L’OMS ha stimato che nel 2014 il 58% della popolazione adulta europea era in sovrappeso o obesa. In generale, gli uomini erano più spesso in sovrappeso rispetto alle donne (il 62,5% contro il 53,7%).
In questa direzione, nel 2014 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha elaborato lo European Food and Nutrition Action Plan 2015–2020, con l’obiettivo di spingere i governi a mettere a punto delle strategie di contenimento dell’obesità, promuovendo stili nutrizionali più sani, a partire dalle scuole.

Qual è la direzione

Dal punto di vista della riduzione della mortalità per malattie croniche del 25% entro il 2025, il documento dell’OMS pone come traguardi: nessuna crescita della prevalenza di diabete e obesità entro io 2025; una riduzione del 30% del consumo di sale entro 2025; una riduzione del 10% dell’inattività fisica entro il 2025; e nessuna crescita della prevalenza di bambini sovrappeso entro il 2025.

Secondo l’OMS sono 4 le direzioni su cui lavorare per raggiungere questi traguardi: fare promozione nei contesti dove le persone si nutrono, per esempio nelle mense scolastiche, promuovere una sana alimentazione a partire dall’infanzia e per tutte le fasi della vita, fare in modo che i sistemi sanitari facciano più promozione in questo senso sui media, e non da ultimo mettere in piedi dei sistemi di monitoraggio efficiente per valutare come queste misure impattano effettivamente sulla salute della popolazione.

Siamo ancora troppo lenti

Il risultato però, a tre anni dall’avvio del piano d’azione non è dei più confortanti, come emerge da un rapporto pubblicato sempre dall’OMS in queste settimane. Sono pochi infatti i paesi che attualmente hanno elaborato strategie in questa direzione. Se da una parte sono stati compiuti dei progressi negli ultimi anni nella messa a punto di regimi alimentari più sani nelle scuole per combattere l’obesità infantile, non abbiamo ancora fatto abbastanza riguardo per esempio alle etichette, nel rendere più chiaro che cosa contiene ogni alimento che consumiamo. Inoltre, pochissimi sono i paesi che hanno messo in atto politiche mirate per ridurre la presenza e il consumo di nutrienti ritenuti non salutari come sale, zuccheri e soprattutto acidi grassi trans e insaturi.

Promozione della salute nelle scuole

La buona notizia è che su 49 paesi esaminati l’88% ha elaborato delle linee guida precise per assicurare che il cibo che arriva nelle scuole sia conforme a determinati standard igienici e nutrizionali. Tuttavia, solo in poco più della metà dei paesi si va oltre l’aver stilato dei menu più sani. Circa metà dei paesi offre per esempio corsi su una corretta nutrizione a ragazzi o a insegnanti, oppure linee guida su quanta frutta e verdura o quanti latticini è bene consumare settimanalmente. Solo una scuola su 3 in media offre frutta e verdura fresche. Per non parlare deljunk food: solo il 23% dei paesi esaminati ha eliminato  i distributori automatici dalle scuole, e il 54% di essi prevede la presenza di acqua potabile gratuita.
Anche riguardo all’attività fisica le cose potrebbero andare meglio: solo 7 paesi su 10 offrono corsi di educazione fisica curricolare obbligatoria, e solo una scuola su 4 ha aree verdi dove i bambini possono muoversi liberamente.

Etichette: ancora tanta strada da fare

Ancora più stagnante la questione delle etichette. Solo un paese su 3 prevede l’obbligo di applicare etichette user friendly, con colori e simboli, andando oltre la lista degli ingredienti, e l’Italia non è fra questi. E in ogni caso il punto fondamentale è che ancora in troppi paesi non è obbligatorio segnalare la presenza di alcuni nutrienti che invece dovrebbero essere mostrati in quanto non salutari. In solo il 6% dei paesi vige l’obbligo per esempio di indicare la quantità di acidi grassi trans, che invece secondo l’OMS andrebbero ridotti drasticamente, e solo nel 65% dei paesi è obbligatorio indicare quanto sale è presente nell’alimento.

La comunicazione è importante, ma ancora poco praticata

L’82% dei paesi esaminati ha riferito di condurre campagne mediatiche per promuovere diete più sane, ma se si guarda agli specifici obiettivi si tratta di sforzi a macchia di leopardo. Gli obiettivi delle campagne mediatiche consistevano solitamente nel sensibilizzare in merito a come modificare la propria dieta in modo più salutare, aumentando per esempio il consumo di frutta e verdura (se ne è occupato il 37% dei paesi). Solo il 39% degli intervistati ha dichiarato invece di aver elaborato piani di comunicazione anche sugli effetti sulla salute di un elevato consumo di grassi, zuccheri e sale. Molto più di rado invece si forniscono informazioni sull’uso delle etichette nutrizionali (solo nel 22% dei casi), su come interpretare le indicazioni nutrizionali e sulla salute (nel 16% dei casi) o su come controllare le dimensioni delle porzioni (16% dei casi).

Ma soprattutto a colpire è lo scarso utilizzo dei media nell’attuazione di queste campagne. Solo un paese su 3 ha messo in atto campagne sui social media o più genericamente sul web, solo l’8% di essi ha elaborato app per promuovere le buone pratiche alimentari.

In un contesto in cui il 58% della popolazione adulta europea è in sovrappeso o obesa, con una prevalenza di obesità infantile al 30%, e dove il numero di persone con diabete sta aumentando, dobbiamo sicuramente fare di più.

Fonte

DiGiacomo Trapani

Torta carote e mandorle (bimby)

E’ risaputo che le carote e abbiano un forte potere antiossidante grazie alla presenza di flavonoidi, che esse siano ricche di vitamina A, di carotenoidi per la nostra pelle, sono facilmente digeribil e ricche di molti nutrienti che ne fanno un alimento fondamentale.
Le mandorle non sono da meno: ricche di vitamina B, fanno bene al fegato, ai capelli e alla nostra pelle e contengono minerali quali lo zinco e il potassio, e ferro in buona quantità. Fanno bene all’apparato circolatorio e abbassano il colesterolo.
Valore energetico
per porzione
KCal KJoule
569 2378
Macronutrienti Qtà Ripartizione
Proteine alto valore biologico 0 gr
Proteine 8 gr 5%
Carboidrati 64 gr 44%
Grassi 33 gr 51%
Tipo di grassi Qtà Rapporto
Sat/Mono/Poli
Saturi 3.4 gr 1:5.1:4
Monoinsaturi 17.5 gr
Polinsaturi 13.6 gr
Altri nutrienti Qtà % RDA
Colesterolo 2 mg 1 %
Fibre 4 gr 16 %
Sodio 42 mg 2 %
Ingredienti per 6 porzioni (1 porzione)
Zucchero 200 (33)
Mandorle senza guscio 100 (17)
Farina di frumento 200 (33)
Olio di girasole 140 (23)
Carote 250 (42)
Uova di gallina 3 (1)
sale
lievito in polvere
Preparazione
Mettere nel boccale le mandorle e tritare a velocità 10 per 10-15 secondi. Trasferire in un contenitore. Lavare le carote, pelarle e tagliarle a pezzi. Metterle nel boccale e tritarle a velocità 5 per 20 secondi. Unire l’olio e azionare a velocità 4 per 15 secondi. Mettere da parte in un contenitore, quindi lavare ed asciugare il boccale. Mettere le uova, lo zucchero e montare usando la farfalla a velocità 5 per 8-10 minuti finché saranno belle spumose. Togliamo la farfalla e uniamo il composto di carote, la scorza dell’arancia grattugiata e azioniamo a velocità 4 per 2 minuti. Aggiungere ora la farina setacciata, le mandorle tritate, il lievito, il pizzico di sale, il succo d’arancia e azionare il Bimby sempre a velocità 4 per 30 secondi. Imburrare il fondo e i bordi di una teglia da 24-26 cm di diametro (possibilmente apribile lateralmente, in modo da evitare spiacevoli ribaltamenti che possono intaccare l’estetica della torta). Versatevi il composto ottenuto col Bimby avendo cura di livellare la superficie in modo da ottenere una linea omogenea. Cuocere in forno ventilato, già caldo, a 180° per 45-50 minuti. Trascorsi i minuti necessari, sfornate la torta, lasciatela raffredare, toglietela dallo stampo e mettetela possibilmente su un piatto da dolci. Ora spolveratela con dello zucchero a velo vanigliato ed avrete la vostra torta carote e mandorle fatta e finita. 
Categoria
Dolci
Difficoltà
Bassa
Tempo di preparazione
60 minuti
Tempo di cottura
45/50 minuti

Buona colazione !!!!

DiGiacomo Trapani

Diabete, iniziato il progetto RADAR per valutare, prevenire e curare l’inerzia terapeutica

Si è tenuto ieri a Livorno il primo incontro del progetto RADAR organizzato da AMD

Si chiama “Radar” ed è la nuova app a disposizione dei soci dell’Associazione Medici Diabetologi per individuare e valutare i soggetti che hanno bisogno di un’intensificazione o di un miglioramento della cura, contrastando così il fenomeno dell’inerzia terapeutica.

Analizza le cartelle cliniche informatizzate del diabetologo, andando alla ricerca dei pazienti non “in regola” su alcuni specifici parametri, ossia emoglobina glicata superiore al 7%, Indice di Massa Corporeo oltre 27 kg/m2 (che esprime una condizione di sovrappeso o obesità) e pressione arteriosa sistolica di 140 mmg/Hg.

Con l’obiettivo di spiegare agli specialisti l’utilizzo della nuova applicazione, discutere i più recenti dati dell’Associazione in merito alla qualità dell’assistenza e illustrare il razionale d’impiego dei nuovi farmaci antidiabete, AMD organizza un ciclo di 17 incontri formativi sul territorio nazionale, dal titolo: “Progetto RADAR: alla ricerca dei pazienti!”.

Attraverso un semplice smart reporting e seguendo le indicazioni del manuale utente, è possibile creare una lista di pazienti che, pur non rientrando in criteri di fragilità clinica (età <75 anni ed eGFR >60ml/min) non sono a target per alcuni parametri prefissati (HbA1c >7%, BMI >27 kg/m2, PAS >140 mmg/Hg), permettendoci di valutare quali e quanti soggetti possano esser bisognosi di un’intensificazione o di un miglioramento di settingterapeutico.

Il commento del Presidente AMD Domenico Mannino all’iniziativa: È ancora documentato che una fascia consistente di pazienti diabetici (oltre il 50%) non raggiunge un buon compenso glicemico. Dati simili, se non peggiori, per ciò che concerne il peso corporeo e il controllo della pressione arteriosa, altri due rilevanti fattori indipendenti di rischio cardiovascolare. Si evidenzia anche un notevole ritardo nell’intensificazione terapeutica, in presenza di valori elevati di emoglobina glicata: al momento dell’aggiunta di un nuovo farmaco, i pazienti presentano valori di HbA1c largamente al di sopra dell’8%, e molti di essi mostrano tali valori già da due anni o più. Continuano, inoltre, ad essere utilizzati soprattutto farmaci ipoglicemizzanti tradizionali, i cui possibili effetti collaterali rendono la compliance del paziente più difficile.

Inoltre, continua Mannino, le informazioni raccolte, descritte annualmente nella pubblicazione ‘Annali AMD’, consentono ai centri partecipanti un’attività di benchmarking, attraverso il confronto del proprio operato con quello delle altre strutture e dei ‘best performers’. Consapevole di quanto l’appropriatezza terapeutica sia una delle tematiche prioritarie e che questa sia importante per il paziente, mi auguro che il nuovo applicativo ‘Radar’ venga accolto da tutti i soci AMD come un utile mezzo per la propria pratica clinica quotidiana.

Dopo Livorno, i prossimi incontri si terranno a: Reggio Emilia (8 maggio), Milano e Padova (11 maggio), Salerno e Roma (25 maggio), Torino (26 maggio), Imola (1° giugno), Bari (9 giugno), Genova (14 giugno), Napoli (15 giugno), Ancona (29 giugno), Roma (7 settembre), Catania (13 settembre), Chieti (14 settembre), Trieste (15 settembre), Milano (28 settembre).

DiGiacomo Trapani

Malattie reumatiche autoimmuni: prima edizione dell’(H)Open day di Onda

L’11 maggio su tutto il territorio nazionale saranno disponibili per le donne servizi gratuiti per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie reumatiche autoimmuni

Sono 5 milioni gli italiani con malattie reumatiche, il 70% sono donne

Sul sito www.bollinirosa.it l’elenco dei servizi offerti dagli ospedali aderenti e le modalità di prenotazione

Milano, 3 maggio 2018 – Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, in occasione della Festa della mamma, promuove un (H)Open day dedicato alle malattie reumatiche autoimmuni.

Alcuni ospedali del nuovo network Bollini Rosa offriranno gratuitamente alle donne servizi clinico-diagnostici e informativi come consulenze e colloqui, esami strumentali, conferenze, info point e distribuzione di materiali divulgativi.

Le malattie reumatiche, che nella maggior parte dei casi sono di origine autoimmune, causano disturbi a carico dell’apparato locomotore ed in generale dei tessuti connettivi dell’organismo. Rappresentano un gruppo estremamente eterogeno di malattie e si presentano con espressione e gravità differenti, colpendo oltre 3,5 milioni di donne italiane. Inoltre, spesso esordiscono in età giovane impattando sulla qualità della vita, sulla salute riproduttiva e sulla pianificazione familiare.

Obiettivo della giornata sarà promuovere la consapevolezza e la corretta informazione così come la prevenzione, la diagnosi e l’accesso ai percorsi specialistici diagnostico-terapeutici dedicati alle malattie reumatiche autoimmuni.

In occasione dell’(H)Open day sarà distribuita negli ospedali coi Bollini Rosa la brochure informativa “Malattie reumatiche autoimmuni – Dalla pianificazione familiare alla genitorialità” anche scaricabile gratuitamente dal sito di Onda (www.ondaosservatorio.it). La brochure si propone di dare alle donne le informazioni necessarie per affrontare con maggior serenità e consapevolezza le decisioni che riguardano la fertilità e il desiderio di maternità.

I servizi offerti dagli ospedali sono consultabili sul sito www.bollinirosa.it dove è possibile visualizzare l’elenco dei centri aderenti con indicazioni su orari e modalità di prenotazione.

L’(H)Open day è promosso da Onda con il patrocinio di Istituto Superiore di Sanità (ISS), Società Italiana di Reumatologia (SIR), Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus (ANMAR) e Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare (APMAR) ed è reso possibile anche grazie al contributo incondizionato di UCB Pharma.

“Le malattie reumatiche autoimmuni sono patologie tipicamente femminili e che spesso si manifestano tra i 15 e 45 anni, dunque nel periodo più florido e produttivo, condizionando la qualità di vita delle donne”, spiega Francesca Merzagora, Presidente Onda. “Abbiamo quindi deciso di realizzare un progetto dedicato con un’attenzione particolare alla salute riproduttiva e alla pianificazione familiare, tematiche complesse e molto sentite dalle giovani donne con malattia reumatica. A seguito dell’Open day, ad ottobre, in occasione della Giornata mondiale delle malattie reumatiche, organizzeremo un evento live in streaming su Facebook dando la possibilità alle utenti di rivolgere le domande nel corso della diretta allo specialista intervistato. Da ultimo, in occasione del prossimo Congresso nazionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR) a novembre, sarà attribuito un premio a una giovane ricercatrice che si distinguerà per la miglior presentazione in tema di ‘Malattie reumatiche e differenze di genere’: la ricerca scientifica in questo ambito sta evidenziando delle differenze molto rilevanti tra i due generi che ne condizionano, nel segno di una medicina sempre più personalizzata, l’approccio clinico-diagnostico e terapeutico”.

“Circa 5 milioni sono i pazienti con malattie reumatiche nel nostro paese e, di questi, circa il 70% sono donne”, afferma Angela Tincani, Direttore U.O. Reumatologia e Immunologia Clinica, ASST-Spedali Civili di Brescia. “Riconoscere questa realtà propone diversi temi di riflessione che per la Società Italiana di Reumatologia hanno condizionato la nascita di un Gruppo di Studio dedicato. Da un lato infatti stimola a cercare nelle differenze di genere le ragioni di questa disparità di prevalenza. In questo senso molto si sta muovendo nella ricerca per individuare i meccanismi che causano la patologia con lo scopo finale di personalizzare le cure alla persona, uomo o donna, nel suo insieme. Dall’altro lato la grande prevalenza del sesso femminile nella popolazione dei pazienti con malattie reumatiche pone gli operatori sanitari davanti alla necessità di curare moltissime donne rispettando tutte le necessità legate al genere. I trattamenti efficaci oggi disponibili, pur non portando a guarigione, permettono fortunatamente una buona qualità di vita. Di qui l’attenzione al rispetto della ‘salute della donna’ nelle pazienti con malattie reumatiche autoimmuni. Questo significa che se la malattia esordisce in età fertile, il medico deve offrire alla donna la possibilità di programmare la sua vita famigliare e, nel limite del possibile, indirizzare le cure nel rispetto della fertilità. La gravidanza non è una malattia aggiuntiva o una causa di peggioramento ma, nella larga maggioranza dei casi, è soltanto un periodo delicato che deve essere programmato e seguito in modo attento da un team multidisciplinare. In caso di necessità, anche argomenti come la contraccezione o la procreazione medicalmente assistita possono e devono essere discussi dagli specialisti di riferimento in collaborazione con ginecologi dedicati. Naturalmente il problema non si esaurisce con l’età riproduttiva, anche la menopausa delle pazienti con malattie reumatiche, con le varie comorbilità connesse, è un periodo delicato da monitorare con attenzione. So che far entrare nel tempo visita tutti questi argomenti non è mai facile e in alcuni casi può essere impossibile. Pertanto sono grata ad ONDA per l’iniziativa dell’Open day negli ospedali col Bollino Rosa, che permetterà alle pazienti con malattie reumatiche autoimmuni di incontrare gli specialisti e approfondire i temi legati alla ‘salute della donna’ in un’atmosfera diversa che auspicabilmente potrà avere importanti ricadute nel loro futuro”.

Per maggiori informazioni visitare il sito www.bollinirosa.it o inviare una e-mail a segreteria@ondaosservatorio.it

Per scaricare leaflet, locandina, brochure e elenco ospedali aderenti cliccare qui

Ufficio stampa HealthCom Consulting

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