Archivio per Categoria Diabete e Obesità

DiGiacomo Trapani

Diabete e Obesità : Il parere di Vincenzo Provenzano e i consigli per capire meglio

Gli allarmanti dati pubblicati dall’Ibdo Foundation sulla ‘pandemia’ di diabete e obesità e sui rischi di mortalità, ci hanno portato ad approfondire la questione chiedendo ad uno specialista un parere e chiare indicazioni su come provare ad arginare questa problematica che ci riguarda tutti da vicino.

Il dottore Provenzano a caldo sulla notizia dichiara: “Le cause che vedono la Sicilia fra le regioni con un maggior numero di diabetici in Italia sono coerenti con un gradiente geografico nord-sud che vede al sud maggiori casi di obesità di diabete e soprattutto di diabete Mellito II che all’obesità è collegato. Un dato inoltre che si conferma anche nell’insistenza di un alto numero di complicanze collegate al diabete come ad esempio la cecità, l’insufficienza renale, l’anomalia in gravidanza, la doppie possibilità di ictus e amputazione degli arti inferiori . E in quest’ultimo caso la Sicilia ha il primato delle amputazioni”.

“Per citare altri dati – prosegue il medico – in Sicilia, i diabetici sono circa 304mila persone ma questo dato cresce se si considera che sono circa in 100mila coloro che non sanno d’avere questa malattia. Inoltre, risulta obeso più del 40% della popolazione con un altissima incidenza di bambini. Questo comporta il presentarsi di un aumento dei casi di diabete di tipo 2 nelle fasce di età inferiori dove prima si manifestava il solo diabete di tipo 1. L’età media di diagnosi del diabete, infatti, si è abbassata da 45-50 anni a 35 “.

“Il dato – continua Provenzano – è certamente socio economico e si spiega nel termine in cui negli ultimi anni, di fatto, la Sicilia ha occidentalizzato la propria dieta abbandonando l’alimentazione mediterranea di cui pure è stata culla. A causa della forte influenza massmediatica il sud ha assunto il modello alimentare del nord, il modello ‘fast food’. Faccio un esempio per tutti: quello della farina bianca. – e chiarisce -. C’è chi si ostina a dire che il pane bianco appartiene alla dieta mediterranea. Non c’è nulla di più falso l’alimentazione mediterranea prevede il solo uso di farine di tipo integrale. Aggiungo che anche l’Oms ha chiarito quanto siano dannose le tre polveri bianche: la farina bianca, lo zucchero e il sale. Questi tre ingredienti dei nostri alimenti infatti determinano una maggiore produzione di insulina che porta a diabete, malattie cardiovascolari e malattie neoplastiche”.

Ma per fare fronte a questi dati qualcosa è stato fatto? “Nel 2009, era stata approvata una legge che cercava di promuovere azioni per una una medicina non solo di cura ma di iniziativa, come sarebbe stato con i presidi territoriali d’assistenza. Ciò veniva fatto – dice il diabetologo – anche tenendo conto degli impatti che il diabete ha sulla finanza pubblica in Italia: circa 10 miliardi di costi diretti ovverosia costi di cure e e 11 miliardi di costi indiretti per assenza da lavoro e prepensionamenti. L’applicazione della legge pure innovativa, però, si è via via attenuata nonostante la lotta al diabete sia una dei tre obiettivi di azione sanitaria nazionali. – e conclude -. È già finanziato e operativo, invece, un progetto di un milione che vede l’Asp di Palermo con gli ospedali di Partinico, di Cefalù e di Palermo impegnati per attivare azioni di educazione alimentare con le scuole per combattere il diabete con la corretta alimentazione”.

Infine, il medico propone un decalogo della prevenzione dell’obesità e del diabete. “Alla base di tutto è consigliata una costante attività fisica: mezz’ora di passeggiata veloce come se si fosse in ritardo ad un appuntamento, poi occorre mantenere un peso corporeo accettabile, eliminare il fumo e tenere sotto controllo il giro vita misurandolo con un metro da sarta: se supera 88 cm per le donne e 102 cm per gli uomini c’è un serio rischio di avere il diabete, malattie cardiovascolari e tumorali”.

Il dottore raccomanda poi di preferire una alimentazione a base di vegetali a un’alimentazione di natura animale, d’eliminare il consumo di zuccheri a rapido assorbimento come i dolci o la Coca Cola. E di ridurre il consumo di grassi animali, come ad esempio la carne rossa, preferendo i grassi vegetali come l’olio di oliva. Infine, vanno consumate con moderazione le proteine di natura animale, come ad esempio le uova, preferendo le proteine vegetali contenute, ad esempio, nei legumi; è bene ridurre l’utilizzo del sale da cucina e dei prodotti salati come gli insaccati o gli stagionati, e consumare preferibilmente pane senza sale aggiunto.

Da ultimo Provenzano, dà un suggerimento che non elimina però il piacere, prescrivendo “un uso di alcool con moderazione e cioè consumando, ogni giorno durante i pasti, due bicchieri di vino rosso per gli uomini e un bicchiere di vino rosso per le donne”.


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DiGiacomo Trapani

DIABESITÀ: DAL RAPPORTO ANNUALE DI IBDO FOUNDATION LA MAPPA DELL’ITALIA

In Italia ci sono circa 2 milioni di persone obese che hanno il diabete: una persona con diabete e obesa ha un rischio di morire entro 10 anni quadruplicato rispetto a una persona con diabete di peso normale.

Da Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, realizzato in collaborazione con Istat, l’undicesima edizione dell’Italian Diabetes & Obesity Barometer Report

Il 19 maggio in tutta Europa si celebrerà l’European Obesity Day per sensibilizzare riguardo una piaga sociale in costante e preoccupante aumento.

Roma 17.04.2018. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la diffusione del diabete di tipo 2 è quasi raddoppiata negli ultimi trent’anni, così come la mortalità legata alla malattia o alle complicazioni. Le previsioni dicono che, entro il 2030, rappresenterà in Europa la quarta causa di morte, contribuendo così alla mortalità della popolazione più di quanto non facciano collettivamente Aids, malaria e tubercolosi. In Italia, secondo i dati Istat del 2016, sono oltre 3 milioni e 200 mila le persone che dichiarano di avere il diabete, passando così negli ultimi trent’anni dal 2,9 per cento al 5,6 per cento dell’intera popolazione. Questo aumento è dovuto all’invecchiamento della popolazione, all’aumento della sopravvivenza dei malati di diabete e all’anticipazione dell’età in cui si diagnostica la malattia. Ad esempio, rispetto al 2000, la percentuale di uomini 55-64enni con diagnosi di diabete è passata da 6,8 per cento a 8,8 per cento, mentre tra i 75-79enni dal 14,9 per cento al 20,4 per cento. Invece, per le donne fino ai 79 anni le differenze nel tempo sono molto meno rilevanti, acuendosi solo tra le ultraottantenni, con un picco di 21,9 per cento nel 2016 a fronte del 14,9 per cento nel 2000.

L’obesità è uno dei fattori di rischio principali per il diabete, motivo per cui si parla anche di lotta alla “diabesità”. Si stima infatti che il 44 per cento dei casi di diabete tipo 2 siano attribuibili all’obesità/sovrappeso; tra i 45-64enni la percentuale di persone obese che soffrono di diabete è al 28,9 per cento per gli uomini e al 32,8 per cento per le donne, portando complessivamente a un totale di circa 2 milioni di “diabesi”. Questo dato è molto preoccupante se si considera che il rischio complessivo di morte prematura raddoppia ogni 5 punti di crescita dell’indice di massa corporea: una persona con diabete e sovrappeso ha quindi un rischio raddoppiato di morire entro 10 anni, rispetto a una persona con diabete di peso normale e una persona con diabete e obesa addirittura un rischio quadruplicato.

“Possiamo ormai considerare diabete e obesità come una pandemia, con serie conseguenze per gli individui e la società in termini di riduzione sia dell’aspettativa sia della qualità della vita, e notevoli ricadute economiche. Si tratta quindi un’emergenza sanitaria che necessita di un’attenzione specifica da parte dei decisori politici, affinché considerino in tutta la sua gravità questo fenomeno”, spiega Renato Lauro, Presidente Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation. “Siamo convinti che la raccolta e la condivisione di informazioni, alla base del confronto e dei processi decisionali, possano contribuire a ridurre il peso clinico, sociale ed economico che queste malattie rappresentano e potranno rappresentare. Per questo motivo IBDO Foundation pubblica annualmente un report in grado di offrire una fotografia non parziale della situazione del diabete e dell’obesità a livello mondiale, nazionale e regionale” aggiunge Lauro, in occasione della presentazione di oggi a Roma dell’undicesima edizione dell’Italian Diabetes & Obesity Barometer Report da parte di IBDO Foundation e Università di Roma “Tor Vergata”, con il patrocinio di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), Istituto superiore di Sanità ed HealthCity Institute. In particolare, l’edizione di quest’anno ha l’obiettivo di evidenziare l’impatto che queste condizioni hanno a livello delle singole regioni italiane.

Il Barometer Report, coordinato da Domenico Cucinotta e che vede per il secondo anno la sinergia con l’Istituto Nazionale di Statistica – Istat, vuole attivare il confronto e le riflessioni Istituzionali sui grandi temi che riguardano il diabete e l’obesità nel nostro Paese, come testimoniato anche dal Presidente dell’Istat Giorgio Alleva nell’introduzione al volume.

“Nello specifico, parlando di caratterizzazione regionale del diabete, valori più elevati della media Italia si evidenziano in Calabria, Basilicata, Sicilia, Campania, Puglia, Abruzzo, ma anche in alcune regioni del Centro come il Lazio; quelli più bassi nelle province autonome di Trento e Bolzano e Liguria. Anche per la mortalità la geografia resta simile, con una maggiore penalizzazione del Mezzogiorno, soprattutto in Campania, Calabria e Sicilia. Nelle regioni del Mezzogiorno peraltro si riscontrano anche livelli più elevati di obesità. Un’attenzione particolare merita l’obesità infantile, che presenta marcate differenze territoriali a svantaggio delle regioni del Sud, dove un minore su tre è in eccesso di peso: le percentuali più elevate in Campania (36,1 per cento), Molise (31,9 per cento), Puglia (31,4 per cento), Basilicata (30,3 per cento) e Calabria (30 per cento) a fronte del valore minimo osservato nelle province autonome di Trento e Bolzano (15,4 per cento)”, dice Roberta CrialesiDirigente Servizio Sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia, Istat.

“Il quadro nazionale, ampiamente sviluppato dall’Istat, ci fornisce una fotografia estremamente eterogenea a livello delle varie regioni italiane, evidenziando la differenza di prevalenza tra nord, centro e sud del nostro Paese”, dice Domenico Cucinotta, Coordinatore Italian Barometer Diabetes Report e Direttore del dipartimento di medicina clinica e sperimentale dell’Università di Messina.“Un’analisi che abbiamo ritenuto di sviluppare in maniera puntale in ogni singola regione, per consentire ai decisori istituzionali e a chi si occupa di governance sanitaria a livello regionale e nazionale di avere dati di riferimento con i quali confrontarsi nella ricerca di soluzioni in grado di ridurre questa evidente eterogeneità presente in Italia” conclude.

Oltre alla differenza di diffusione del diabete tra Nord e Sud Italia, si riscontra un divario anche tra zone rurali e centri urbani: “In Italia il 36 per cento della popolazione del Paese, di cui circa 1,2 milioni con diabete, risiede nelle 14 Città Metropolitane”, dice Andrea Lenzi, Coordinatore di Health City Institute e Presidente del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del consiglio dei ministri, che aggiunge “l’urban diabetes è un problema emergente di sanità pubblica. Nel mondo, oggi due terzi delle persone affette da diabete vivono nelle grandi città. Infatti, secondo i dati dell’International Diabetes Federation (IDF), sono 246 milioni (65 per cento) coloro che hanno ricevuto una diagnosi di diabete di tipo 2 e abitano nei centri urbani, rispetto ai 136 milioni delle aree rurali. I cambiamenti demografici in corso, che includono l’urbanizzazione, il peggioramento degli stili di vita, l’invecchiamento della popolazione e l’isolamento sociale si riflettono in una crescita costante della prevalenza di diabete. Questi fattori influenzano anche la maggior diffusione di obesità che, oltre che dell’aumentato rischio di diabete, è causa di malattie cardiovascolari e di alcune forme di tumore e compromette gravemente la qualità di vita. Per far fronte a questo problema di rilevanza clinica, sociale, ma anche economico e politico-sanitario il 19 maggio in tutta Europa si celebrerà l’European Obesity Day per sensibilizzare riguardo una piaga sociale in costante e preoccupante aumento non solo nei Paesi occidentali ma anche in quelli a basso-medio reddito”.

Per scaricare il report in formato pdf cliccare su http://ibdo.it/pdf/Report-2017.pdf 

Programma

Ufficio stampa:

HealthCom Consulting Diego Freri, 

DiGiacomo Trapani

Prevenzione del diabete mellito di tipo 2 e del cancro: possibile se avviene la trasformazione del grasso bianco in bruno

Prevenzione del diabete mellito di tipo 2 e del cancro

Circa l’ 85% dei soggetti obesi è affetto da diabete mellito di tipo 2. Il meccanismo cellulare che lega queste due patologie è stato scoperto nel 2005 da una collaborazione dell’Università Politecnica delle Marche e la Tuft University di Boston. In quel lavoro ( Cinti et al J Lip Res 2005 ) si evidenziava come la cellula adiposa del soggetto obeso moriva per eccesso di rigonfiamento.

La cellula adiposa bianca ( grasso bianco ) è sferica per contenere il massimo delle riserve energetiche e quando si ingerisce troppo cibo o si fa poca attività fisica tende a rigonfiarsi.
Tuttavia, la possibilità di gonfiarsi ha un limite, e oltrepassata una soglia la cellula adiposa va incontro a morte.

Rispetto alle altre cellule, le cellule adipose sono gigantesche soprattutto nei soggetti obesi e quando muoiono richiedono una quantità elevata di macrofagi per ripulire il tessuto.
I macrofagi vengono prodotti dal midollo osseo, circolano nel sangue e ripuliscono gli organi da qualunque materiale di scarto.

Un adipocita bruno trasformato in bianco e morente circondato dai becchini fisiologici (marrone)

Le cellule adipose morte dell’obeso provocano una importante infiammazione dell’organo adiposo e durante il riassorbimento delle cellule morte vengono prodotte sostanze tossiche che interferiscono con il recettore dell’insulina provocando insulino-resistenza con possibile sviluppo del diabete mellito.

Queste stesse sostanze tossiche sono anche responsabili di instaurare un terreno favorevole all’insorgenza di alcuni tipi di tumore che infatti risultano più frequenti nei soggetti obesi ( ad esempio dell’esofago, del colon, dell’utero e della mammella ).

L’associazione obesità-diabete è particolarmente frequente nei soggetti con eccesso di grasso addominale, e infatti il grasso addominale è sempre più infiammato nel sottocutaneo nei soggetti obesi.
Il motivo di questa maggiore propensione del grasso viscerale a morire e quindi a provocare una maggiore infiammazione non era noto.

Una recente ricerca, frutto della collaborazione tra Università italiane ( Politecnica delle Marche e Verona ) e l’Università di Graz e di Pittsburg, ha fornito una possibile spiegazione a questo enigma.
L’organo adiposo è composto anche da un altro tipo di cellula adiposa: la cellula adiposa bruna ( grasso bruno ) che ha una funzione completamente diversa dalla bianca. Essa brucia i grassi per produrre calore, quindi si attiva quando le persone si espongono al freddo.
La distribuzione del grasso bruno nell’uomo privilegia le sedi viscerali.

E’ stato ora scoperto ( Kotzbeck, Giordano et al J Lip Res 2018 ) che le cellule adipose brune di animali obesi si trasformano in bianche e sono particolarmente fragili e quindi muoiono facilmente provocando una intensa infiammazione responsabile poi sia del diabete che delle patologie tumorali.
Poiché il freddo e l’attività fisica promuovono l’attività del grasso bruno e addirittura la trasformazione del grasso bianco in bruno, risulta facile dedurre che esse sono anche importanti per la prevenzione del diabete e del tumore.

Lo studio è stato fatto su cavie animali, ma fino ad oggi, in questo campo tutte le scoperte fatte sui topi si sono poi rivelate applicabili anche agli esseri umani, ed è quindi altamente probabile che questo valga anche in questo caso.

Fonte: Università Politecnica delle Marche, 2018

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