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DiGiacomo Trapani

A Mazara del Vallo due persone con Diabete impiantano CGM sottocute

“Eversense” è un sensore CGM per il monitoraggio continuo della glicemia del paziente

Prima visita di controllo, con scarico dei dati, nell’unità operativa di Medicina interna dell’ospedale Abele Ajello di Mazara del Vallo, per i pazienti diabetici che circa 15 giorni fa avevano impiantato, nello stesso reparto, il CGM Eversense (sensore di monitoraggio glicemico continuo impiantato nel sottocute). Un dispositivo attraverso il quale il soggetto diabetico può mantenere un controllo costante del livello glicemico nel sangue.

La misurazione della glicemia ricopre un ruolo fondamentale, perché dà l’indicazione sull’andamento del tasso di zuccheri nel sangue, a cui dovrà seguire un’azione detta di “correzione”.

Facile capire quindi come la vita di un paziente diabetico sia parecchio complicata, perché la previsione della glicemia è quello che più ostacola la vita di tutti giorni di chi soffre di diabete, perché costringe a programmare qualsiasi attività quotidiana, anche quelle che normalmente si danno per scontate. Questo nuovo sensore sottocutaneo consente di misurare 24 ore su 24 il valore di glucosio e poter avere un controllo glicemico più comodo, immediato e continuo.

“I pazienti – afferma il primario Ignazio Scalisi – già precedentemente educati e istruiti su questa nuova tecnologia, a oggi sono felici di poter utilizzare questo nuovo dispositivo più che utile nella cura del diabete e delle sue complicanze croniche”.

“Sapere costantemente – afferma Dario T., di 40 anni, operaio metalmeccanico a cui è stato impiantato il CGM Eversense a Mazara – qual è al momento la mia glicemia, ed essere rassicurato dagli avvisi personali di eventuali variazioni mi fa vincere la preoccupazione di poter essere sorpreso da una ipoglicemia severa e improvvisa, magari quando sono sopra un ponteggio, col rischio di cadere giù”.

Di uguale avviso è anche un altro paziente, Cristian L.G., 36enne: “Con la vita frenetica quotidiana, non sempre si ha la possibilità di controllare la glicemia anche in base alle attività lavorative. Poter leggere la glicemia solo con uno sguardo all’app del telefono significa poter convivere con il diabete con qualche problema in meno”. All’interno dell’Asp, insieme all’ospedale di Mazara del Vallo, anche il presidio di Marsala utilizza questa innovazione tecnologica che migliora la qualità dell’assistenza, la tecnologia CGM è una frontiera ormai consolidata nella terapia ed autogestione del Diabete

Fonte:

Approndimento interno di Diabeticinsieme.it

https://diabeticinsieme.it/diabete-monitoraggio-continuo-del-glucosio-la-nuova-frontiera/

DiGiacomo Trapani

Diabete e salute orale, una relazione pericolosa.

Al via la campagna informativa Fand-Aiop sull’impatto del diabete sulla bocca. Annunciata una partnership grazie alla quale le due associazioni daranno vita a una serie di iniziative di carattere educativo.

Numerose evidenze scientifiche confermano che la ‘malattia del sangue dolce’ può avere importanti complicanze sulle condizioni dei denti e della bocca ma solo il 42 per cento dei pazienti ne è consapevole e il 49 per cento non ha mai ricevuto informazioni in proposito. Questo nonostante il 28,5 per cento definisca ‘problematica’ la propria salute orale, il 76 per cento abbia perso uno o più denti naturali e molti si siano ritrovati a convivere con sanguinamenti (43 per cento) o retrazioni gengivali (27,4 per cento), secchezza delle fauci (35,6 per cento), alitosi (25,6 per cento), ulcere della mucosa (20,4 per cento). È il quadro che emerge da un’indagine presentata oggi a Milano e condotta dall’Associazione Italiana Diabetici (Fand) in collaborazione con l’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica (Aiop), su 270 italiani di età superiore ai 30 anni, affetti da diabete di tipo 1 e 2. Per promuovere una maggiore consapevolezza sul tema, favorendo comportamenti utili alla prevenzione e cura delle patologie orali, gli specialisti dell’Accademia hanno stilato un decalogo rivolto alle persone diabetiche e, a breve, partirà la campagna informativo-educativa Fand-Aiop ‘Il diabete e i miei denti’. L’iniziativa prevede la diffusione di materiale divulgativo sui rispettivi siti web e in tutte le sedi dell’Associazione pazienti, incontri formativi promossi sul territorio, con la partecipazione dei dentisti Aiop, e consulenze telefoniche gratuite fornite dagli odontoiatri ai soci Fand.

“Già nel 2012 – spiega Albino Bottazzo, presidente Fand – il Piano Nazionale Diabete aveva introdotto le patologie del cavo orale tra le aree prioritarie su cui intervenire per migliorare l’assistenza, evidenziando quanto l’educazione odontoiatrica del paziente diabetico fosse attuata con scarsa sistematicità e auspicando la promozione di interventi formativi precoci. Fand, il più grande gruppo rappresentativo di persone diabetiche in Italia, ha così ritenuto importante siglare una partnership con Aiop, per ampliare le conoscenze dei propri associati circa la stretta correlazione che esiste tra diabete e salute della bocca. Innanzitutto – continua Bottazzo – abbiamo realizzato un’indagine conoscitiva, somministrando un questionario ai soci Fand nelle diverse sedi regionali, per fotografare il livello attuale di consapevolezza. I risultati dimostrano chiaramente la disinformazione dei pazienti sull’argomento: è pertanto urgente avviare una campagna educazionale che affronti il tema in modo organico e scientifico. Grazie alla collaborazione con Aiop, ci auguriamo di poter colmare un vuoto informativo, finora mai affrontato nel nostro Paese in maniera strutturata”.

Entrando nel dettaglio della survey, l’82 per cento dei pazienti diabetici dichiara di avere da tempo un dentista di fiducia ma il 36 per cento ha con lui un rapporto saltuario e vi si reca con una frequenza uguale o addirittura superiore ai 2 anni. Solo un 24,5 per cento di ‘virtuosi’ si sottopone a un controllo ogni 6 mesi. Tra i meno assidui, spiccano proprio coloro che hanno la bocca in condizioni peggiori: il 20 per cento non vede l’odontoiatra da oltre 5 anni. Si tende così a trascurare l’importanza della prevenzione: attraverso l’esame del cavo orale, uno specialista attento potrebbe anche intercettare segni di pre-diabete e contribuire a diagnosticare precocemente la patologia. Nel percepito degli intervistati, le complicanze più frequenti del diabete sono a carico degli occhi (76 per cento), dei piedi (65,6 per cento) e del cuore (63,7 per cento); quelle che interessano denti e gengive risultano essere le meno citate (42,2 per cento), a conferma di una scarsa presa di coscienza del problema. Quasi 1 paziente su 4 ritiene che i diabetici non necessitino di controlli più frequenti dal dentista. Il 43,4 per cento pensa che la sua condizione richieda al dentista modalità di intervento differenti da quelle normalmente adottate e un 50 per cento non sa se l’inserimento di un impianto dentale sia controindicato in caso di diabete non compensato. L’accorgimento più adottato per la cura della bocca è lavare i denti a fine pasto (76,3 per cento); solo 1 su 4 usa spesso il filo interdentale e 1 su 5 esamina con cura il cavo orale.

“In quanto associazione scientifica che persegue la promozione della salute orale e dentale, Aiop è da tempo impegnata in iniziative volte a educare i cittadini – dichiara il presidente Aiop Paolo Vigolo – La collaborazione con FAND rappresenta per noi un significativo passo avanti in questa direzione. La survey ha svelato una sostanziale mancanza degli strumenti cognitivi indispensabili alla persona diabetica per preservare nel tempo l’integrità della sua bocca. L’odontoiatra deve contribuire a colmare queste lacune, supportando i pazienti con le competenze scientifiche necessarie a gestire le manifestazioni orali della malattia ma anche con sensibilità e grande disponibilità alla comunicazione. Le persone con diabete – prosegue Vigolo – presentano una scarsa resistenza ai batteri e una ridotta salivazione, in particolare quando il controllo glicemico è subottimale. Ciò le rende più vulnerabili allo sviluppo di secchezza delle fauci, infezioni orali, micosi, infiammazioni gengivali, parodontite: condizioni che, a loro volta, possono innalzare la glicemia. È bene tuttavia spiegare al paziente che i suoi denti si possono curare con le stesse probabilità di successo che ha la popolazione generale, purché ci si rechi regolarmente dall’odontoiatra, per prevenire e gestire per tempo le eventuali complicanze. Se il diabete è ben compensato, inoltre, si possono inserire con buoni risultati anche gli impianti dentali”.

Per quanto riguarda lo stato di salute orale dichiarato, se il 43,7 per cento degli intervistati lo reputa ‘soddisfacente’, il 28,5 per cento arriva a definirlo ‘problematico’ e per un 27,8 per cento è ‘buono’. La perdita dei denti è un fenomeno pervasivo: solo il 21 per cento dei diabetici afferma di avere una dentatura ancora intatta. Il 33 per cento ha perso da 4 a 6 elementi dentali, al 32,4 per cento ne mancano 2 o 3, al 10,6 per cento da 7 a 10. Il 10 per cento è completamente edentulo. Ciononostante, il 22,3 per cento non ha reintegrato i denti mancanti con una protesi e il 27,7 per cento ha scelto di rimpiazzarne solo alcuni. “Le persone diabetiche sono più soggette alla perdita di elementi dentali, spesso come conseguenza di gengiviti e parodontiti trascurate – puntualizza Costanza Micarelli, consigliera Aiop – La mancata sostituzione dei denti persi peggiora la funzione masticatoria e può compromettere la capacità di alimentarsi correttamente, fondamentale per il controllo glicemico. Non solo: una bocca sana con una masticazione efficiente è un fattore essenziale per prevenire diverse patologie sistemiche e rallentare alcune forme di decadimento cognitivo legato all’età. L’importanza della salute orale come parte integrante del benessere generale dell’individuo è riconosciuta a tutti i livelli. Ciò vale ancor più per i diabetici, che devono prestare maggiore attenzione alla loro bocca e richiedono una collaborazione più stretta tra dentisti e medici curanti: un diabete ben compensato contribuisce a una bocca sana ma è altrettanto vero che una buona salute orale favorisce un migliore controllo della malattia. Il reintegro dei denti persi diventa così un elemento chiave nel diabetico, che va affrontato creando un’alleanza medico-paziente essenziale per la gestione della salute orale e generale”.

La survey si è focalizzata anche sui bisogni informativi dei pazienti. A quasi 1 diabetico su 2 nessuno ha mai parlato delle complicanze che la malattia può causare al cavo orale e delle precauzioni utili a prevenirle. Chi ha ricevuto delucidazioni, indica come fonti principali il dentista (51,4 per cento) e il diabetologo (49,3 per cento), seguiti dall’associazione pazienti (32,6 per cento) e dal medico di medicina generale (19,6). C’è però qualcuno che si affida a stampa e web (13 per cento) o a parenti e amici (5,8 per cento), con il rischio di incorrere in fake news e informazioni non certificate. Il 77 per cento del campione vorrebbe comunque maggiori ragguagli, soprattutto dal diabetologo (65,7 per cento), dall’odontoiatra (63,3 per cento) e dal medico di famiglia (36,7 per cento). Paradossalmente, tra i meno interessati ci sono, per un 30 per cento, proprio i soggetti con una bocca ‘problematica’.

Nel complesso, l’assistenza prestata dal dentista e la sua attenzione alla persona diabetica viene giudicata ‘buona’ o ‘molto buona’ dal 55,6 per cento dei pazienti; un 12,2 per cento tuttavia non si esprime, probabilmente perché si rende conto di non avere gli strumenti idonei per poter valutare. Secondo il dichiarato degli intervistati, pochi specialisti hanno in studio un glucometro (11,9 per cento) o i presidi per gestire una crisi ipoglicemica grave (10,4 per cento). Al 36,3 per cento del campione, inoltre, l’odontoiatra non ha mai posto domande sul profilo glicemico né sulla terapia che segue per controllare il diabete (33,7 per cento). Concludendo, nonostante la soddisfazione espressa degli intervistati sull’operato del dentista, si evincono aree di miglioramento anche tra gli addetti ai lavori. Sembra emergere che diversi specialisti non si siano ancora organizzati in studio, per gestire eventuali emergenze sul paziente diabetico, e non si informino sulla terapia che quest’ultimo segue né sulla sua capacità di controllare la glicemia: aspetti fondamentali per prestare un’adeguata assistenza odontoiatrica. Con l’obiettivo di aiutare le persone con diabete a prendersi cura della propria salute orale e, al tempo stesso, migliorare la loro relazione con il dentista di fiducia, Aiop ha stilato uno specifico decalogo. (EUGENIA SERMONTI)

Decalogo Aiop per il paziente diabetico

1.   Il paziente diabetico ha fattori di rischio più alti per l’insorgenza di patologie orali e parodontali, ma può curarle efficacemente se diagnosticate per tempo.

2.   È fondamentale che il diabetico controlli adeguatamente le infezioni orali: i denti irrimediabilmente compromessi da carie o parodontite devono essere estratti e possono essere sostituiti da impianti, in un piano di trattamento che assicuri una buona funzione masticatoria.

3.   In caso di terapie odontoiatriche, il dentista deve spiegare al paziente nei dettagli il piano di trattamento, il numero di interventi necessari, il risultato atteso e deve sapere qual è il suo grado di controllo della glicemia e dei fattori di rischio.

4.   Il diabetico portatore di protesi fissa può avere un rischio di infezioni ancora più elevato, se le sue protesi non sono eseguite correttamente e, quindi, favoriscono l’accumulo di placca batterica.

5.   I materiali protesici non sono tutti uguali: chiedete al vostro dentista quale utilizzerà e fatevi consegnare il certificato di conformità protesico e il certificato implantare.

6.   La persona con diabete va frequentemente incontro anche ad altri disturbi, come la ridotta produzione di saliva. Chiedete al vostro dentista consigli alimentari o farmacologici, per contenere l’aumento dell’acidità e mantenere le mucose ben idratate.

7.   Il paziente diabetico può sviluppare lesioni delle mucose orali: è fondamentale che le protesi sia fisse che rimovibili non presentino zone che irritano le mucose.

8.   La persona diabetica è più suscettibile alle infezioni da funghi. L’igiene orale e l’igiene delle protesi devono essere curate con la massima attenzione.

9.   Per tutti i pazienti, ma in particolare per i diabetici, è necessario che il dentista controlli in modo regolare e sistematico tutto il cavo orale, registrando eventuali variazioni dello stato di salute.

10. Il paziente diabetico può fare anestesia normalmente e inserire impianti, se la glicemia è ben controllata.

Fonte

DiGiacomo Trapani

Malattie reumatiche autoimmuni: prima edizione dell’(H)Open day di Onda

L’11 maggio su tutto il territorio nazionale saranno disponibili per le donne servizi gratuiti per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie reumatiche autoimmuni

Sono 5 milioni gli italiani con malattie reumatiche, il 70% sono donne

Sul sito www.bollinirosa.it l’elenco dei servizi offerti dagli ospedali aderenti e le modalità di prenotazione

Milano, 3 maggio 2018 – Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, in occasione della Festa della mamma, promuove un (H)Open day dedicato alle malattie reumatiche autoimmuni.

Alcuni ospedali del nuovo network Bollini Rosa offriranno gratuitamente alle donne servizi clinico-diagnostici e informativi come consulenze e colloqui, esami strumentali, conferenze, info point e distribuzione di materiali divulgativi.

Le malattie reumatiche, che nella maggior parte dei casi sono di origine autoimmune, causano disturbi a carico dell’apparato locomotore ed in generale dei tessuti connettivi dell’organismo. Rappresentano un gruppo estremamente eterogeno di malattie e si presentano con espressione e gravità differenti, colpendo oltre 3,5 milioni di donne italiane. Inoltre, spesso esordiscono in età giovane impattando sulla qualità della vita, sulla salute riproduttiva e sulla pianificazione familiare.

Obiettivo della giornata sarà promuovere la consapevolezza e la corretta informazione così come la prevenzione, la diagnosi e l’accesso ai percorsi specialistici diagnostico-terapeutici dedicati alle malattie reumatiche autoimmuni.

In occasione dell’(H)Open day sarà distribuita negli ospedali coi Bollini Rosa la brochure informativa “Malattie reumatiche autoimmuni – Dalla pianificazione familiare alla genitorialità” anche scaricabile gratuitamente dal sito di Onda (www.ondaosservatorio.it). La brochure si propone di dare alle donne le informazioni necessarie per affrontare con maggior serenità e consapevolezza le decisioni che riguardano la fertilità e il desiderio di maternità.

I servizi offerti dagli ospedali sono consultabili sul sito www.bollinirosa.it dove è possibile visualizzare l’elenco dei centri aderenti con indicazioni su orari e modalità di prenotazione.

L’(H)Open day è promosso da Onda con il patrocinio di Istituto Superiore di Sanità (ISS), Società Italiana di Reumatologia (SIR), Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus (ANMAR) e Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare (APMAR) ed è reso possibile anche grazie al contributo incondizionato di UCB Pharma.

“Le malattie reumatiche autoimmuni sono patologie tipicamente femminili e che spesso si manifestano tra i 15 e 45 anni, dunque nel periodo più florido e produttivo, condizionando la qualità di vita delle donne”, spiega Francesca Merzagora, Presidente Onda. “Abbiamo quindi deciso di realizzare un progetto dedicato con un’attenzione particolare alla salute riproduttiva e alla pianificazione familiare, tematiche complesse e molto sentite dalle giovani donne con malattia reumatica. A seguito dell’Open day, ad ottobre, in occasione della Giornata mondiale delle malattie reumatiche, organizzeremo un evento live in streaming su Facebook dando la possibilità alle utenti di rivolgere le domande nel corso della diretta allo specialista intervistato. Da ultimo, in occasione del prossimo Congresso nazionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR) a novembre, sarà attribuito un premio a una giovane ricercatrice che si distinguerà per la miglior presentazione in tema di ‘Malattie reumatiche e differenze di genere’: la ricerca scientifica in questo ambito sta evidenziando delle differenze molto rilevanti tra i due generi che ne condizionano, nel segno di una medicina sempre più personalizzata, l’approccio clinico-diagnostico e terapeutico”.

“Circa 5 milioni sono i pazienti con malattie reumatiche nel nostro paese e, di questi, circa il 70% sono donne”, afferma Angela Tincani, Direttore U.O. Reumatologia e Immunologia Clinica, ASST-Spedali Civili di Brescia. “Riconoscere questa realtà propone diversi temi di riflessione che per la Società Italiana di Reumatologia hanno condizionato la nascita di un Gruppo di Studio dedicato. Da un lato infatti stimola a cercare nelle differenze di genere le ragioni di questa disparità di prevalenza. In questo senso molto si sta muovendo nella ricerca per individuare i meccanismi che causano la patologia con lo scopo finale di personalizzare le cure alla persona, uomo o donna, nel suo insieme. Dall’altro lato la grande prevalenza del sesso femminile nella popolazione dei pazienti con malattie reumatiche pone gli operatori sanitari davanti alla necessità di curare moltissime donne rispettando tutte le necessità legate al genere. I trattamenti efficaci oggi disponibili, pur non portando a guarigione, permettono fortunatamente una buona qualità di vita. Di qui l’attenzione al rispetto della ‘salute della donna’ nelle pazienti con malattie reumatiche autoimmuni. Questo significa che se la malattia esordisce in età fertile, il medico deve offrire alla donna la possibilità di programmare la sua vita famigliare e, nel limite del possibile, indirizzare le cure nel rispetto della fertilità. La gravidanza non è una malattia aggiuntiva o una causa di peggioramento ma, nella larga maggioranza dei casi, è soltanto un periodo delicato che deve essere programmato e seguito in modo attento da un team multidisciplinare. In caso di necessità, anche argomenti come la contraccezione o la procreazione medicalmente assistita possono e devono essere discussi dagli specialisti di riferimento in collaborazione con ginecologi dedicati. Naturalmente il problema non si esaurisce con l’età riproduttiva, anche la menopausa delle pazienti con malattie reumatiche, con le varie comorbilità connesse, è un periodo delicato da monitorare con attenzione. So che far entrare nel tempo visita tutti questi argomenti non è mai facile e in alcuni casi può essere impossibile. Pertanto sono grata ad ONDA per l’iniziativa dell’Open day negli ospedali col Bollino Rosa, che permetterà alle pazienti con malattie reumatiche autoimmuni di incontrare gli specialisti e approfondire i temi legati alla ‘salute della donna’ in un’atmosfera diversa che auspicabilmente potrà avere importanti ricadute nel loro futuro”.

Per maggiori informazioni visitare il sito www.bollinirosa.it o inviare una e-mail a segreteria@ondaosservatorio.it

Per scaricare leaflet, locandina, brochure e elenco ospedali aderenti cliccare qui

Ufficio stampa HealthCom Consulting

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“Con Adnkronos contro le fake news” Walter Ricciardi

Contrastare il dilagare delle fake news

Si moltiplicano grazie a web e social, e rischiano di far crescere la confusione degli italiani alle prese con dubbi e problemi di salute. Per contrastare il dilagare delle fake news, l’Istituto superiore di sanità ha stretto un’intesa con Adnkronos Salute e il suo canale Doctor’s Life, in onda H24 su Sky (canale 440). “Ogni giorno spunta una nuova fake news e noi dobbiamo cercare di trovare il linguaggio adatto e anche la tempistica giusta per spiegare che cosa c’è dietro queste notizie che possono diventare avvelenate per la salute dei cittadini. Ecco perché abbiamo pensato a un’alleanza con Adnkronos Salute per smontare in modo rapido e scientifico queste ‘bufale'”. A spiegarlo è Walter Ricciardi, presidente dell’Iss, che sottolinea l’importanza di “messaggi chiari” in tema di medicina.

Iniziando da “tre settori che hanno più bisogno di un intervento: vaccini, alimentazione e farmaci. L’idea – aggiunge l’esperto – è quella di un appuntamento settimanale tra la redazione e i nostri esperti, in cui l’ultima fake news, o la più gettonata in quel momento, viene smontata scientificamente pezzo per pezzo” dai medici e dai ricercatori dell’Iss. Con una risonanza fra il grande pubblico, “ma anche tra i medici, che devono essere coinvolti”. Un progetto che verrà presentato in un evento che gode del patrocinio del ministero della Salute. L’alleanza tra Adnkronos Salute-Doctor’s Life e l’Iss arriva in un “momento della storia della medicina in cui di fatto – nota Ricciardi – le fonti di informazioni sono le stesse per i cittadini e i medici”. Nel primo caso è fondamentale “un linguaggio semplice ma corretto”, mentre i medici “devono essere aggiornati e sapere come gestire le domande e gli interrogativi” dei pazienti.

La rete contro le fake news sarà veicolata su più media, un aspetto importante perché, ricorda Ricciardi, “vediamo che i giovani guardano sempre meno la tv e sempre più si informano su social, mentre i più anziani sono ancorati al piccolo schermo”. Importante anche assicurare una formazione mirata dei medici attraverso Doctor’s Life, “perché in alcuni casi le fake news condizionano anche il comportamento dei sanitari“. Insomma, l’idea è quella di un approccio “operativo”, mirato e su più media, “per intercettare e smontare efficacemente le fake news che avvelenano i cittadini”, conclude Ricciardi.

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Microinfusore: Tandem Diabetes Care riceve il marchio CE per t: slim X2 Insulin Pump

 

 

Novità dal mondo dei Microinfusori

Tandem Diabetes Care®, Inc. un’azienda produttrice di dispositivi medicali e produttore delle uniche pompe per insulina touchscreen, ha annunciato oggi la ricezione del marchio CE per il tandem Tslim X2 Pompa per insulina con integrazione continua del glucosio di monitoraggio Dexcom G5® Mobile

La società prevede di iniziare le vendite commerciali della pompa in mercati internazionali selezionati a partire dalla seconda metà del 2018.

Tandem Tslim X2 Insulin Pump include funzioni avanzate come un ampio touchscreen a colori, batteria ricaricabile, connettività USB e costruzione a tenuta stagna  . È l’unica pompa che si integra con Dexcom G5 Mobile CGM e la prima pompa con tecnologia CGM approvata per consentire agli utenti di prendere decisioni terapeutiche senza pungersi le dita.  La t: slim X2 Pump è fino al 38% più piccola di altre pompe per insulina e contiene fino a 300 unità di insulina.

Fonte

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Diabete e obesità in Sicilia: troppo alto il numero di pazienti, la FDS esprime preoccupazione

 

LA SICILIA TRA LE REGIONI CON IL PIU’ ALTO NUMERO DI PERSONE CON DIABETE: LA FDS ESPRIME PREOCCUPAZIONE

Nell’isola 304.456 le persone che si dichiarano con il diabete

Una fotografia davvero preoccupante quella che viene fuori dall’ultimo rapporto  di “ITALIAN DIABETES & OBESITY BAROMETER REPORT”. Un rapporto che affronta la patologia diabetica attraverso un confronto continuo sulle tematiche cliniche, sociali, economiche e politico-sanitarie

I dati che emergono dallo studio confermano che la preoccupazione, da tempo  vissuta,  dalla Federazione Diabete Sicilia è fondata. Chiaramente in una regione come la Sicilia dove le condizioni socio economiche e le maggiori difficoltà di accesso alle cure determinano una percentuale più alta di persone che ne sono affette.

In Sicilia iI 6,0% della popolazione si dichiara diabetico e nella  nostra regione c’è una prevalenza dell’obesità infantile e del diabete superiori rispetto alla media nazionale.

Nel 2000 era l’unica regione del Sud con una prevalenza grezza al di sotto della media il che indica una velocità di crescita della patologia nel successivo decennio particolarmente marcata.

Il tasso standardizzato di mortalità per diabete ridotto per il sesso femminile, ma non per quello maschile, collocandosi al primo posto, seguito dalla Campania.

Nel 2013 il governo ha approvato un Piano Nazionale sulla malattia diabete (PND) che definisce obiettivi, strategie, linee guida e priorità. Il Piano Nazionale si concentra sulla prevenzione, la diagnosi precoce, la patologia e la gestione delle complicanze, e il miglioramento dei risultati, attraverso l’adozione di programmi di gestione integrata delle malattie a livello regionale.

In SICILIA il Piano Nazionale sulla malattia diabete è stato implementato con Decreto dell’assessorato della Salute n°1112 del 10 giugno 2013.

«Tuttavia riscontriamo – sottolinea il presidente della FDS, Giacomo Trapani – una insufficiente attenzione da parte delle Istituzioni alla problematica dell’universo diabete. Mi spiego meglio. Vorremmo avere più opportunità di confronto non solo con i Direttori Generali, attualmente Commissari, delle Asp per programmare insieme attività di prevenzione e informazione per raggiungere quante più persone possibili. In particolare creare occasioni di incontro con le nuove generazioni, quindi collaborare anche con la Scuola. Ed ancora, avere la possibilità di momenti collettivi con i cittadini per fornire supporto e non fare sentire chi diabetico solo. Infine, ma non per importanza, vorremmo, visto che  abbiamo una Federazione che registra al suo interno l’insieme di 25 Associazioni di persone con diabete, sparse per tutta la Regione, incontrare l’Assessorato alla  Salute. Il diabete Mellito in tutte le sue forme è una patologia che non è  impattante dal punto di vista visivo, ma è purtroppo una patologia subdola che  silenziosamente se, non è ben compensata può causare danni irreversibili. Vorremo più attenzione.»

Il ritratto che emerge, inoltre, dal rapporto Osservasalute 2017 presentato giovedì 19 aprile a Roma i cui dati fanno dire al presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, che «è evidente il fallimento del Servizio sanitario nazionale, anche nella sua ultima versione federalista, nel ridurre le differenze di spesa e della performance tra le Regioni».

Il dato più lampante che emerge dal Rapporto, che è frutto del lavoro di 197 ricercatori distribuiti su tutto il territorio italiano che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali, è ormai la conferma di quel che si conosce da anni: l’Italia, dal punto di vista sanitario è un patchwork fatto da territorio con le più disparate qualità dell’assistenza ed esiti di salute. 

Differenze che negli ultimi dieci anni le strategie per la copertura dei disavanzi pregressi non hanno fatto altro che acuire.

«Rimane aperto e sempre più urgente il dibattito sul segno di tali differenze. Si tratta di differenze inique perché non naturali, ma frutto di scelte politiche e gestionali», dice ancora Ricciardi. «È auspicabile che si intervenga al più presto partendo da un riequilibrio del riparto del Fondo sanitario nazionale, non basato sui bisogni teorici desumibili solo dalla struttura demografica delle Regioni, ma sui reali bisogni  di salute, così come è urgente un recupero di qualità gestionale e operativa del sistema, troppo deficitarie nelle regioni del Mezzogiorno».

Noi vogliamo inoltre evidenziare le specifiche che riguardano in Diabete come spunto di riflessione a innovative soluzioni. La diagnosi tempestiva e il costante controllo delle persone con diabete, grazie a terapie di qualità, riducono del 10- 25% il rischio di complicanze minori (danni agli occhi e ai reni) e del 15-55% il rischio di complicanze più gravi (insufficienza renale cronica, patologia coronarica, perdita della vista). Inoltre, si stima che tali azioni siano in grado di ritardare di oltre 5 anni l’insorgere di complicanze e di prolungare la vita delle persone affette da diabete in media di 3 anni. Nel lungo termine, un simile miglioramento del quadro terapeutico consentirà una riduzione media dei costi di oltre il 30%.

Il diabete ha una rilevanza sociale oltre che sanitaria e questo è stato sancito, in Italia prima ancora che egli altri Paesi del mondo, da una legge (n. 115 del 1987) che è diventata punto di riferimento fondamentale e ha largamente ispirato il Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica del Ministero della Salute.


Approfondimento Estratto dal ITALIAN DIABETES & OBESITY BAROMETER REPORT 

Punti di forza:

1. La Sicilia dispone di una fitta rete ambulatoriale di servizi specialistici di diabetologia, dislocati in maniera molto diffusa, anche al di fuori dei principali centri urbani.

2. Dopo la pubblicazione del Piano Nazionale per la Malattia Diabetica (2013), la Regione ha tentato di applicare un sistema di compresenze tra specialisti e Medici di Medicina Generale, per avviare al meglio i sistemi integrati. L’esperimento, iniziato nella ASL di Palermo, è tuttora in corso con alterne fortune, ma è significativo di una buona attenzione del Governo Regionale verso gli indirizzi nazionali.

3. Gli indicatori di qualità dell’assistenza rilevati dal sistema degli Annali AMD testimoniano delle buone performances dei centri aderenti, che stanno migliorando progressivamente.

Punti di debolezza:

1. Sono pochissimi i Servizi Specialistici che dispongano di personale autonomo; la maggior parte, fatte salve le principali sedi universitarie e rari ospedali (Partinico, Caltanissetta, Catania), ha il setting di semplice Ambulatorio Diabetologico, il più delle volte in un contesto di polispecialistica.

2. La percentuale di bambini obesi e in sovrappeso è elevatissima, seconda solo a quella della Campania; la popolazione sedentaria è nettamente prevalente; il consumo di farmaci è tra i più elevati del Paese, con tassi di mortalità superiori alle medie nazionali. Le amputazioni, pur in riduzione negli ultimi anni, sono ancora ad un livello un po’ superiore rispetto al resto del Paese.

3. L’integrazione con il sistema delle Cure Primarie appare carente.

Opportunità:

1. Così come è attualmente, il Sistema di assistenza al Diabete in Sicilia non mostra particolari segni di opportunità di miglioramento, tuttavia il potenziale dei Servizi Specialistici è elevato, e se si spingerà per una maggiore autonomia e per una più efficace integrazione con la Medicina del Territorio, sarà possibile vedere un effettivo miglioramento.

Minacce:

1. La Sicilia ha sofferto, più di altre Regioni del Mezzogiorno, la lunga stagione della crisi economica, con un crollo verticale del PIL pro capite, che oltre a tutto appare molto difforme tra le diverse aree della Regione, con Catania vicina a valori “settentrionali” e altre realtà

con ampie sacche di povertà e disoccupazione.
2. Questo fatto, unitamente ad un basso livello di scolarizzazione,

rappresenta un ostacolo serio alla modernizzazione del sistema e soprattutto all’educazione della popolazione di persone con diabete.

ASSOCIAZIONI E MANIFESTO DEI DIRITTI DELLA PERSONA CON DIABETE

In linea con il Piano Nazionale sulla malattia diabete,
le associazioni hanno creato una Federazione regionale delle associazioni Pazienti FDS.

Il Manifesto dei Diritti della Persona con Diabete è stato recepito in data 5 Agosto 2010.

ACCESSO ALLE CURE

I pazienti italiani hanno libero accesso al rimborso delle spese grazie al quadro legislativo nazionale.

Fonti:

ISTAT annuario statistico 2016
ISTAT indicatori demografici 2016
ISTAT attività fisica 2016
Okkio alla salute Report regionali 2014
Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero Dati SDO 2014
L’uso dei farmaci in Italia OSMED 2015
Diabete Italia CENSIMENTO delle Associazioni fra persone con diabete e fra genitori di bambini e ragazzi con diabete
Il Manifesto dei diritti e dei doveri della persona con diabete – collana UTI 2015

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DiGiacomo Trapani

A Garda la 36° Assemblea Nazionale Fand con 120 associazioni di tutta Italia

Trentaseiesima Assemblea Nazionale FAND (Associazione Italiana Diabetici) al via venerdì 27 Aprile nello splendido scenario del lago di Garda presso il Poiano Resort nel comune che da il nome al più grande lago d’Italia. Altrettanto si può dire della prestigiosa associazione che accoglie al suo interno 120 associazioni di tutte le Regioni dello stivale, isole comprese. Del programma allestito dalla Fand in collaborazione con l’associazione di Peschiera e il Coordinamento delle associazioni del Veneto spiccano i nomi eccellenti della diabetologia nazionale. Fra questi segnaliamo Roberto Mingardi, direttore sanitario della casa di cura Villa Berica, tra i primi ad aver creduto nella possibilità di inserire i diabetici esperti nelle strutture diabetologiche a supporto del team che illustrerà l’importante argomento del “diabetico guida”; Daniela Bruttomesso che illustrerà gli innovativi passaggi della tecnologia dedicata alla gestione del diabete fino al pancreas artificiale la cui sperimentazione è stata curata proprio dalla sua equipe a Padova. Tra i veri passaggi dell’Assemblea che andrà avanti fino a domenica 29, gli illustri relatori dedicheranno ampio spazio anche alle complicanze, in particolar modo “piede diabetico” e “retinopatia diabetica”. L’aspetto psicologico sarà illustrato dallo psicologo Ignazio Parisi (che fa parte del team di diabeticinsieme ed è Presidente dell’Associazione Fand di Ostia).

DiGiacomo Trapani

Camminare veloce al posto di un farmaco

Studio italiano, indicatore del benessere del cuore

Via libera a tuta e scarpe da ginnastica per la salute del cuore. Uno studio italiano promuove a pieni voti la camminata veloce, potente alleato e ‘spia’ della salute dei cardiopatici. I pazienti che riescono a camminare velocemente, infatti, finiscono per ricoverarsi di meno. E anche la permanenza in ospedale appare ridotta rispetto a chi si muove più lentamente. La ricerca, firmata da Carlotta Merlo e i suoi colleghi dell’Università di Ferrara, è stata presentata a Lubiana a ‘EuroPrevent 2018′, congresso dell’European Society of Cardioloy (Esc), e pubblicata sull”European Journal of Preventive Cardiology‘.

Lo studio è stato condotto per 3 anni su 1.078 pazienti ipertesi, l’85% dei quali aveva anche una malattia coronarica e il 15% una valvolare. A tutti è stato chiesto di camminare per 1 km su un tapis roulant a quella che per loro era un’intensità moderata. Dopodiché sono stati divisi come camminatori lenti (2,6 km/h), intermedi (3,9 km/h) e veloci (5,1 km/h). In totale 359 pazienti facevano parte del primo gruppo, 362 del secondo e 357 erano camminatori veloci. Il team ha poi registrato il numero di ricoveri per tutte le cause e la durata della permanenza in ospedale nei successivi 3 anni, grazie ai dati contenuti nel registro del Servizio sanitario dell’Emilia Romagna. E i risultati hanno evidenziato i benefici della camminata veloce.

“Non abbiamo escluso alcuna causa di morte – spiega Merlo – perché la velocità della camminata ha conseguenze significative per la salute pubblica. Se è ridotta – sottolinea – è un marker di mobilità limitata, un precursore di disabilità, malattia e perdita di autonomia”. Nel corso dei 3 anni di studio, 182 camminatori lenti (52%) hanno avuto almeno un ricovero in ospedale, contro il 44% di quelli intermedi e il 31% di quelli veloci.

Non solo. Gli esponenti dei tre gruppi hanno anche passato rispettivamente un totale 4.186 giorni (i lenti), 2.240 giorni (gli intermedi) e 990 giorni (i veloci) in ospedale in 3 anni. Ebbene, l’analisi ha mostrato che i camminatori veloci, quando si ricoverano, lo fanno però per meno tempo degli altri: in media 9 giorni a paziente, contro i 23 dei compagni più lenti. Per ogni km/h in più nella velocità totalizzata, c’è una riduzione del 19% della probabilità di ospedalizzazione in 3 anni. E il confronto con i compagni più lenti mostra che il rischio di un ricovero per i più veloci è ridotto del 37%.

“Più è veloce la camminata, minore è il rischio di ricovero e la durata della permanenza in ospedale – sintetizza Merlo – Dal momento che la velocità della camminata è un marker di mobilità limitata, collegata a una ridotta attività fisica, abbiamo dedotto che i camminatori veloci nello studio fossero tali anche nella vita reale. Camminare è l’esercizio più popolare negli adulti. E’ libero, non richiede un allenamento speciale e può essere praticato quasi ovunque. Anche brevi, ma regolari camminate – conclude – hanno benefici per la salute sostanziali. Il nostro studio mostra che i benefici sono maggiori quando il ritmo del passo è aumentato”.

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DiGiacomo Trapani

Osteoporosi, la risposta ai farmaci non cambia se si è diabetici

 

La risposta al trattamento con farmaci destinati alla terapia dell’osteoporosi (OP), in termini di incremento della BMD e di riduzione del rischio di fratture vertebrali, non sembra essere condizionata dalla comorbilità diabetica.
Lo dimostrano i risultati di una rassegna sistematica della letteratura sull’argomento, recentemente pubblicata sulla rivista Endocrine.

Razionale dello studio
Sia il diabete tipo 1 (T1D) che il diabete tipo 2 (T2D) sono stati associati a fragilità ossea e incremento del rischi o di frattura, si legge nell’introduzione al lavoro.Tuttavia, si sa ancora poco sull’effetto dei farmaci anti-OP sulla BMD e/o il rischio fratturativo in questi pazienti.

Di qui la nuova rassegna sistematica della letteratura che si è proposta di valutare l’efficacia dei farmaci anti-OP in pazienti diabetici rispetto ai pazienti non diabetici, al fine di sondare l’esistenza di eventuali differenze.

Disegno dello studio
La ricerca sistematica della letteratura, effettuata sui principali database bibliografici biomedici, ha portato all’identificazione di 9 studi osservazionali, retrospettivi e prospettici e di trial clinici randomizzati che hanno studiato l’efficacia dei farmaci anti-OP in pazienti con diabete tipo 1 e 2 rispetto a pazienti non diabetici.

Inoltre, i ricercatori hanno studiato il loro effetto sulla BMD e i marker di turnover osseo. Gli studi analizzati nella review, pubblicati tra il 2004 e il 2016, sono stati condotti in Giappone, USA, UK, Romania e Danimarca. Due di questi erano multicentrici.

Risultati principali
Quando sono stati presi in considerazione i marker di formazione ossea in entrambi i gruppi, non sono state osservate differenze in termini di entità di riduzione.

Incrementi di BMD di pari entità sono stati rilevati a livello della colonna lombare di donne in postmenopausa diabetiche (T2D) e non (n=35 per entrambi i gruppi), insieme all’assenza di differenze densitometriche a livello del collo femorale dopo un anno di trattamento.

Il trattamento con alendronato ha mostrato risultati simili, con incrementi della BMD osservati indipendentemente dalla presenza o meno di T2D.

In uno studio condotto con risedronato, la BMD della colonna lombare è aumentata del 5,52% rispetto al basale dopo 12 mesi di trattamento indipendentemente dalla presenza di T2D (n=53) o dalla sua assenza (n=832).

Le pazienti osteoporotiche trattate con teriparatide, inoltre, hanno dimostrato incrementi simili della BMD a livello della colonna lombare e dell’anca in toto, indipendentemente o meno dalla presenza di diabete. E’ stato documentato in questo caso, tuttavia, un incremento maggiore della BMD a livello del collo femorale in soggetti con T2D rispetto agli altri.

Il rischio di frattura vertebrale (p=0,85), di femore (p=0,77) e all’avambraccio (p=0,11) negli individui esposti ad alendronato con T1D e T2D (n=2.054) è risultato simile a quello osservato nei non diabetici (n=55.036) e nessuna differenza è stata osservata in relazione al tipo di diabete.

Quanto al raloxifene, il trattamento con questo farmaco si è rivelato più efficace nel ridurre il rischio di frattura vertebrale dopo 36 mesi di trattamento in pazienti con T2D (n=124) rispetto ai non diabetici (n=4.412), quando entrambi i gruppi erano confrontati con placebo (p=0,04).

Gli individui con T2D del gruppo placebo sono risultati, inoltre, a maggior rischio di frattura vertebrale rispetto a quelli trattati con raloxifene (odds ratio [OR] = 2,17; IC95%= 0,93-5,06; P =0,07).  Quando ad altri due studi dei 9 recensiti, non sono state rilevate differenze relative al potenziale anti-frattura di raloxifene,  indipendentemente dalla presenza o meno di diabete.

Riassumendo
In conclusione, i ricercatori hanno osservato come la presenza di diabete a livello individuale non influenzi negativamente il potenziale anti-frattura di raloxifene, teriparatide o dei BSF (alendronato e risedronato).

Il rischio di frattura vertebrale in pazienti con OP è simile, indipendentemente dalla presenza o meno di diabete, per cui i clinici dovrebbero trattare i pazienti con OP allo stesso modo, indipendentemente o meno dalla presenza della condizione diabetica.

Bibliografia
Anagnostis P, Paschou SA, Gkekas NN, et al. Efficacy of anti-osteoporotic medications in patients with type 1 and 2 diabetes mellitus: a systematic review [published online February 6, 2018]. Endocrine. doi:10.1007/s12020-018-1548-x

Fonte

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