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DiGiacomo Trapani

“Accademia della riparazione Tissutale” corso Regionale GIV Sicilia (Gruppo Italiano Vulnologi)

“Accademia della riparazione Tissutale” corso Regionale GIV Sicilia (Gruppo Italiano Vulnologi)

 

Il 22 e 23 giugno, organizzato dal GIV (Gruppo Italiano Vulnologi), si è tenuto a Catania, presso il Grand Hotel Villa Itria, un importante corso regionale dal tema “Accademia della riparazione Tissutale”rivolto a tutti gli operatori del settore Sanitario, l’importante approccio multidisciplinare proposto ha permesso il passaggio di illustri esponenti di diverse professioni mediche.

All’apertura dei lavori sono intervenuti e hanno portato i loro saluti G. Failla (comitato scientifico)  M. Buscema(Presidente dell’ordine dei medici di Catania), L. Aluigi (presidente della S.I.D.V.) D. Scalise(Coordinatore Esaarco), G. Messina(presidente vicario Posturalb)e G. Trapani(Presidente della Federazione Diabete Sicilia) la Federazione ha dato il suo patrocinio a questa importante iniziativa di formazione.

Il Dott. Enzo Secoloha parlato dell’approccio multidisciplinare nel paziente con patologie vascolari, è il primo elemento fondamentale per la risoluzione delle problematiche legate alle diverse patologie. Nella sua relazione “Cosa fare se il paziente ha un’alterazione posturale?” il dottore ha presentato una ampia panoramica tematica dalla diagnostica clinica alla diagnostica strumentale di ultima generazione toccando i temi della terapia farmacologica anche con l’uso di ausili ortopedici”

Inoltre il Dott. Secolo ha dichiarato che – “il mio impegno è motivato dalla valorizzazione della prevenzione che “attualmente viene poco considerata dalle istituzioni quando invece sarebbe indispensabile investire nella prevenzione delle cronicità che non è un costo per il nostro SSN”.

L’intervento del Dott. G. Secolo, giovane posturologo e docente del master sul trattamento del piede Diabetico presso l’università La sapienza di Roma, si è incentrato su un interessante tema ovvero la relazione dal titolo “Come si conduce e si archivia una valutazione posturale?” durante il suo intervento ha affrontato trasversalmente il tema della posturologia clinica in relazione alla medicina vascolare, orizzonte pionieristico sempre più importante nel panorama della ricerca incrociata, che mira all’individuazione del miglior percorso terapeutico per il paziente vascolare e diabetico mettendolo al centro di un approccio multidisciplinare.

Tale argomento è stato più volte all centro del dibattito formativo durante la due giorni catanese.

G. Secolo ha dichiarato che“una delle necessità più urgenti per migliorare il percorso terapeutico cucito al meglio sul paziente sarebbe quello di identificare delle linee guida di indagine strumentale posturale in concomitanza con la terapia del medico specialista, con l’obiettivo finale di creare degli standard di confronto tra le diverse figure professionali e ottimizzare l’alleanza terapeutica con il paziente.”

L’ evento formativo si è svolto, non con le caratteristiche del solito congresso o di una semplice riunione scientifica ma di una Accademia, teatro di confronto ed arricchimento conoscitivo fra quanti, medici, infermieri, farmacisti e podologi, affrontano quotidianamente le problematiche della patologia ulcerativa cutanea e tutti i temi al centro della discussione.

Cosa sono e come si prevengono le ulcere degli arti inferiori – è stato il tema affrontato da G. Failla responsabile scientifico dell’evento. Ci ha spiegato come epidemiologia, fisiopatologia e prevenzione delle ulcere, con particolare  riferimento ai programmi di prevenzione, in letteratura emergono molte criticità per tutti i tipi di ulcere che nel diabete non vengono tenute in grande considerazione.

Per fattori di rischio e la loro relativa prevenzione, non si realizzano i programmi educazionali e per i pazienti non viene rispettata la tempistica dei controlli di primo e secondo livello, vero è che non si adattano i percorsi di prevenzione nelle realtà ambulatoriali per le esigenze del paziente, – si auspica conclude Failla “una revisione critica delle linee guide che riguardano il paziente con problemi vascolari e di conseguenza la persona con Diabete.”

Si evidenzia che in ambito angilogico esistono realtà di professionisti che, a volte , pur non essendo inserite nei programmi ufficiali di prevenzione e cura riescono a migliorare la qualità di vita dei pazienti, che riescono a diminuire il rischio di amputazione e mortalità precoce attraverso programmi ciclici di terapia farmacologia. Troppo spesso nelle linee guida correnti non viene presa in considerazione la complessità del tema delle Ulcere.

Le nuove conoscenze e strategie terapeutiche, danno linfa e vitalità a un settore che ha continuamente bisogno di elaborare, attraverso la ricerca, nuove strategie nella diagnosi e cura.

Finalmente i nuovi LEA hanno focalizzato l’attenzione sulle patologie croniche, ma manca il varo di decreti dalla nostra Regione

Sebbene notevoli progressi si siano fatti per dotare le cure di presidi e strategie terapeutiche all’avanguardia, nonché il grande aiuto che sta dando la ricerca con le innovazioni biotecnologiche e l’utilizzo delle cellule staminali, si nota ancora un disorientamento fra i pazienti a cui mancano forse centri di riferimento accreditati a cui potersi rivolgere con serenità, con la consapevolezza di poter fare tutto il possibile.

Le conoscenze in questo settore sono ormai ad un buon livello, ma quello che manca ancora è il confronto fra le figure professionali ed interdisciplinari, penalizzando l’attività formativa, subendo rallentamenti che il più delle volte impedisce la crescita fra gli stessi consentendo il confronto fra esperti e fra quanti hanno voglia di approfondire le conoscenze in questo campo, al fine di sviluppare percorsi e protocolli condivisi in tutto il settore patologico della riparazione tessutale.

In conclusione, questo evento Formativo Organizzato dal GIV ha dato il suo notevole contributo, ma si auspica una maggiore attenzione da parte delle Istituzioni nei confronti di questi argomenti e di questo settore delle cronicità che deve essere sempre attenzionato a supporto di tutti i pazienti .

DiGiacomo Trapani

Malattia parodontale e diabete: linee guida

European Federation of Periodontology (Efp) e la International Diabetes Federation (Idf) hanno prodotto un documento di linee guida rivolto a medici, odontoiatri e pazienti, con lo scopo di migliorare la prevenzione.

Nel cinquantesimo rapporto CENSIS di dicembre 2016 viene riportato un dato impressionante: 11 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato nel 2016 alcune prestazioni sanitarie e tra queste spiccano le cure odontoiatriche. È un esito negativo in costante aumento negli anni della crisi economica: la quota di popolazione che durante il 2013 si è rivolta al dentista o all’ortodontista e’ pari al 37,9% dal 39,3% del 2005 mentre aumenta dal 24,0% al 29,2 % la percentuale di persone che hanno dilazionato le visite in un arco temporale più lungo , da 1 a 3 anni , riducendo anche il numero dei trattamenti effettuati ( il 70,7% nel 2013 , 49,3% nel 2005 ) .

Sempre nel 2013 il 12% delle persone di 14 anni e più ha rinunciato , nei 12 mesi precedenti a una visita odontoiatrica o a trattamenti per motivi economici . Sul totale di chi rinuncia alle visite con maggiore età di 14 anni , i motivi economici incidono per l’85,2% . Le visite per la prevenzione o per la pulizia dei denti professionale sono solo il 16,1% nel meridione la metà di quella del nord ( 30,7%) . Tutti gli indicatori di accesso alle cure della salute orale indicano disuguaglianze sociali consistenti : il ricorso al dentista supera il 50% tra le persone con titolo di studio alto e scende del 27,6% tra chi ha conseguito al massimo la licenza  media .

Questo dato permane anche nei bambini dai 3 ai 14 anni ( il 41,5% non è mai andato dal dentista se i genitori hanno al massimo la licenza media , tra i bambini stranieri il 46,3%. Le persone anziane senza alcun dente naturale sono il 17,9% tra coloro che hanno almeno la laurea e il 41,6% tra quanti hanno un basso titolo di studio .

È noto come l’assistenza odontoiatrica nel nostro paese rappresenti il settore in cui il SSN ha tradizionalmente avuto un impegno limitato , nonostante le molteplici implicazioni di carattere sanitario e sociale con una quantità di prestazioni erogate nel settore pubblico tra i livelli più bassi in Europa: il 0,6% visite per abitante per anno , a fronte di 1,8% visite in Belgio , 1,4% in Germania e 2,1% in Olanda. È indubbio che promuovere e favorire programmi di prevenzione e cura delle patologie più diffuse della bocca rappresenta una misura fondamentale in termini di efficacia e favorevole rapporto costi -benefici , considerando anche che diversi fattori di rischio per le malattie del cavo orale ( batteri alimentazione non adeguata fumo stili di vita scorretti ) sono comuni ad altre malattie cronico degenerative e quindi la prevenzione va considerata come un’azione più ampia di promozione della salute globale del cittadino . 

Diabete e Parodontite 

 Il Documento congiunto AMD SID SIDdP Società italiana di paradontologia e Impiantologia evidenza come diabete e parodontite siano due patologie correlate al punto che è stata teorizzata una relazione a due vie : il soggetto con parodontite ha una tendenza a sviluppare il diabete. L’associazione tra diabete e malattie parodontali è ben consolidata. Il diabete è un fattore di rischio per la malattia parodontale , con i pazienti diabetici che presentano una prevalenza maggiore rispetto agli adulti sani . Diversi meccanismi coinvolti nella patogenesi del diabete sono stati associati con la progressione della malattia parodontale e i dati attuali supportano la conclusione che i pazienti diabetici sono ad aumentato rischio di malattie parodontali , e che i pazienti con diabete scarsamente controllato sono a rischio di grave parodontite .

Ciò comporta la distruzione di tessuto connettivo orale e perdita ossea generalizzata che conduce infine alla perdita dei denti. Più recentemente questa correlazione è stata stimata da due review e una, in particolare, ha valutato come gli outcome positivi del trattamento della parodontite sul controllo metabolico rilevino una riduzione dell’emoglobina glicosilata dello 0.36% a tre mesi . Un altro lavoro di revisione del 2013 ha rafforzato l’esistenza del legame tra parodontite e diabete tipo 2 , mentre sul diabete tipo 1 la correlazione sta emergendo negli ultimi anni ,e sul diabete gestazionale i dati sono ancora insufficienti.

Un altro studio ha invece esaminato la correlazione tra parodontite, eduntilia, e sviluppo di macroalbuminuria , e insufficienza renale terminale , giungendo alla conclusione che l’incidenza di macroalbuminuria aumentava con l’aumento della gravità della parodontite e la più alta incidenza era il gruppo di persone edentuli .                                 

PREVENZIONE  

L’educazione per la prevenzione delle malattie dei denti si basa innanzi tutto sulla corretta igiene del cavo orale . La carie è definita una malattia a eziologia multifattoriale , localizzata , cronico degenerativa post eruttiva che interessa il tessuto duro dentale determinandone la distruzione con formazione di cavità e può essere causa di processi infettivi come l’ascesso periapicale . Tra i fattori di rischio dello sviluppo della malattia cariosa : una flora batterica cariogena adesa alla superficie dentale ( biopellicola ) una dieta ricca di carboidrati fermentabili e ridotte difese intrinseche dell’ospite.

La placca dentale o placca batterica , in 1mm3 del peso di circa 1mg ospita circa 108 batteri oltre 300 specie diverse e numerosi studi clinici , hanno provato in maniera convincente che la regolare rimozione quotidiana della placca dentale nella maggior parte dei pazienti previene le malattie dentali . Infatti lo spazzolino manuale di tutte le superfici  dei denti , da eseguire senza esercitare una forza eccessiva che potrebbe causare danni di erosione e abrasione , consente la rimozione del 78% della placca dentale.

La relazione tra zuccheri fermentabili assunti e saccarosio , glucosio , maltosio , lattosio e fruttosio è stato messo in relazione con l’alta incidenza di carie in diversi studi clinico epidemiologici e con un diverso grado di cariogenicita’ . Il saccarosio sembra giochi un ruolo cruciale nello sviluppo della carie perché oltre alla fermentazione con produzione di acidi deboli risulta essere in grado di produrre glucani insolubili . Ma l’elemento più importante nella genesi della patologia cariosa non sarebbe la dose di carboidrati assunta complessivamente ma la frequenza con la quale questi vengono assunti : infatti l’elevata frequenza aumenta la probabilità di carie.

La distruzione permanente dell’architettura del dente avviene attraverso una cascata di eventi che originano dalla fermentazione dei carboidrati, attraverso processi di fermentazione , formazione di metaboliti acidi , demineralizzando smalto e dentina e successiva disgregazione della componente organica del tessuto dentale.

Un ruolo importante giocano le variabili riguardanti l’ospite , in particolare la saliva , ma anche l’azione meccanica della lingua e le difese immunitarie proprie del cavo orale. Studi recenti hanno evidenziato come negli adulti l’uso di paste dentifricie fluorate diminuiscano sensibilmente la formazione di nuove carie , con riduzione del 33,3% rispetto al placebo . L’approccio sistematico all’utilizzo di paste dentifricie a base di fluoro insieme all’introduzione di programmi di sensibilizzazione e informazione nelle famiglie e nei luoghi di lavoro rappresenterà un adeguato fattore di protezione e prevenzione della patologia cariosa , così come l’uso dello spazzolino elettrico . 

A livello di cavo orale , il diabete mellito comporta una maggior suscettibilità a gengiviti e par odontopatia , oltre che di alterazioni della produzione e composizione salivare . Queste manifestazioni sono più frequenti e severe in caso di pazienti scompensati o con scarso livello di igiene orale. Inoltre in alcuni studi è stato rilevato che i bambini diabetici sono suscettibili di candidosi orali pseudomembranose indotte dallo squilibrio dell’ecosistema orale e dalla xerostomia . Le infezioni costituiscono ancora oggi una delle principali cause di ricovero ospedaliero e di mortalità nei pazienti con diabete mellito sia di tipo 1 che di tipo 2 . Le evidenze sui risultati della prevenzione per la salute dei denti in termini di costi e di conservazione di un apparato boccale sano , dovrebbe spingere il sistema sanitario a investire di più nella prevenzione e in particolare su quelle figure sanitarie come gli infermieri che hanno la prevenzione e l’educazione alla popolazione sana e non.

Le linee guida

In questo scenario, che tuttora presenta lacune da colmare, ma nel quale il collegamento tra malattia parodontale e diabete appare ormai assodato, la European Federation of Periodontology (Efp) e la International Diabetes Federation (Idf) hanno prodotto un documento di linee guida (link sotto)  rivolto a medici, odontoiatri e pazienti, con lo scopo di migliorare la prevenzione, far sì che le diagnosi siano formulate sempre più precocemente e trattare nel modo migliore i pazienti che soffrono di entrambe le patologie.

In particolare, gli esperti raccomandano che medici e dentisti si attivino per fornire una formazione di base sulla salute orale a tutti i pazienti diabetici. Chiunque soffra di qualche forma di diabete mellito deve sapere che il suo rischio di contrarre malattia parodontale è aumentato, che la parodontite non trattata ha un impatto negativo sul controllo metabolico e può anche aumentare il rischio di complicanze del diabete, come malattie cardiovascolari e renali. Alle persone con diabete, i medici dovrebbero dunque chiedere di rivolgersi all’odontoiatra per verificare la presenza di parodontite. Anche se non viene diagnosticata alcuna parodontite, si raccomanda un controllo parodontale annuale.

Oltre alla malattia parodontale, i pazienti con diabete devono essere informati che possono essere soggetti ad altre condizioni orali come la secchezza delle fauci e la sindrome della bocca che brucia; inoltre, sono ad aumentato rischio di infezioni fungine orali e sperimentano una guarigione delle ferite peggiore rispetto a quelli che non hanno il diabete. Infine, le persone diabetiche con un’estesa edentulia dovrebbero essere incoraggiate a sottoporsi a una riabilitazione dentale per ripristinare un’adeguata masticazione.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29208508

 

DiGiacomo Trapani

Pellezzano, i consulenti della Procura: “Ecco perchè è morto Alessandro Farina”

Pellezzano, i consulenti della Procura: “Ecco perchè è morto Alessandro Farina”

Il ragazzino di 13 anni è morto all’ospedale “Ruggi d’Aragona” il giorno di Natale per una grave insufficienza renale che provocò un edema cerebrale e polmonar

Una catena di errori individuali ed organizzativi”. Questo il motivo che, secondo la consulenza medico legale, richiesta dalla Procura di Salerno ai dottori Antonio Correa e Piero Tarsitano, ha portato al decesso per edema cerebrale e polmonare di Alessandro Farina, il 13enne residente nella frazione Capriglia di Pellezzano, che ha perso la vita nel pomeriggio del 25 dicembre scorso.

I dettagli

La relazione verbalizzata dopo l’autopsia – riporta La Città – ha evidenziato che “i medici curanti del piccolo e chi ha avuto contatto con Alessandro, hanno ignorato i sintomi del diabete. Un banale esame delle urine ed un esame ematologico per la valutazione della glicemia avrebbero certamente evitato la grave Dka (chetoacidosi diabetica, ndr) e, molto probabilmente, la morte del paziente”. I genitori del ragazzo decisero di sporgere denuncia per far luce su quanto accaduto la sera del 23 dicembre scorso, quando il 13enne, dopo essersi sentito male a casa, venne trasportato dalla madre al pronto soccorso del “Ruggi”, dove il personale medico, nel referto stilato alle 23.05 (orario nel quale fu dimesso) scrisse che “il ragazzo dopo l’assunzione di tachipirinaha presentato difficoltà respiratorie edema della lingua e del labbro inferiore. Condizioni generali buone. Apiressia. Microcefalia scoliosi. Paziente vigile ed orientato. Al torace MV fisiologico. Addome piano trattabile OI nei limiti. Faringe iperemico lingua umida”.

I consulenti, nella loro relazione, ci vanno giù duro ritenendo che “Alessandro era affetto da diabete giovanile tipo 1 già da alcune settimane precedenti al ricovero. I sintomi del diabete sono stati ignorati dai medici del pronto soccorso del giorno 23 dicembre 2017 e nessuno ha pensato di praticare una glicemia o un esame urine. In tale data si era ancora in tempo ad evitare la grave DKA”. E ancora: “il medico curante contattato dalla madre (dopo l’accesso al Pronto Soccorso) sulla base dei sintomi riferiti avrebbe dovuto consigliare una visita ed eseguire degli esami di laboratorio. Il medico del 118 intervenuto il 25 dicembre 2017 ha, impropriamente, somministrato un bolo di insulina con grave rischio per il paziente e contro tutte le indicazioni sul trattamento del diabete”. Infine sostengono che un paziente con Dka severa “doveva essere al più presto trasferito  in una struttura regionale adeguata oppure, quanto meno, doveva esserci una presenza attiva in reparto del direttore dell’unità operativa e di un esperto in diabetologia pediatrica”.

Fonte

DiGiacomo Trapani

Edema maculare diabetico, solo 8,6% pazienti a rischio fa controllo

Serve diagnosi precoce, nuove terapie migliorano qualità vita.

L’edema maculare diabetico è la più comune causa di perdita della vista nelle persone con diabete, ma solo l’8,6% dei pazienti ha effettuato un controllo della retina nell’ultimo anno. Fondamentale la diagnosi precoce, spiegano gli esperti. Trattamenti a lento rilascio come il desametasone possono diminuire la frequenza delle somministrazioni e incidere significativamente sulla qualità di vita dei pazienti. L’argomento è stato oggi al centro dell’incontro a Milano “Edema Maculare Diabetico: quando una complicanza diventa patologia”, appuntamento scientifico dedicato alla ricerca e alla pratica clinica nell’ambito delle patologie della retina. In Italia sono circa 200 mila le persone affette da edema maculare diabetico (emd), la più diffusa complicanza oculare legata al diabete e la principale causa di perdita della vista nella popolazione tra i 20 e i 64 anni. Una condizione che, per gravità ed impatto, rappresenta una vera e propria patologia. Il 30% della popolazione diabetica ha problemi alla retina, la retinopatia diabetica risulta una complicanza prevedibile e prevenibile. La prevenzione e una corretta gestione del diabete sono di primaria importanza per evitare l’insorgenza di complicanze anche gravi.
“L’edema maculare diabetico si manifesta con un calo progressivo della vista e una visione deformata (immagini ondulate, aree sfocate, macchie scure, alterazione dei colori), che impediscono lo svolgimento delle principali attività quotidiane”, spiega Francesco Bandello, dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano, “una patologia sottostimata se si considera che oggi molti pazienti con diabete non sanno di avere questa complicanza e non sono stati diagnosticati”.
Per quanto riguarda il trattamento dell’emd, per molti anni il laser è stato l’unica cura disponibile. Adesso esistono terapie farmacologiche, inizialmente utilizzate per trattare la degenerazione maculare, che tengono sotto controllo l’edema e sono somministrate con iniezioni intravitreali in media con cadenza mensile, almeno durante i primi cicli di trattamento.

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Diabete: una scoperta inaspettata per prevenire la retinopatia, una complicanza del diabete

Diabete: una scoperta inaspettata per prevenire la retinopatia, una complicanza del diabete

La retinopatia diabetica è una delle complicanze diabetiche più invalidanti sia per i pazienti diabetici di tipo 1 che per quelli di tipo 2 colpiti dalla malattia. La retinopatia diabetica è una delle principali cause di cecità negli adulti.

Dai risultati di un nuovo studio della Michigan State University effettuati su un particolare tipo di lipidi buoni contenuti nella retina dell’occhio, si pensava esistesse solo nella pelle, invece è stato dimostrato essere presente anche nella retina dell’occhio e potrebbe giocare un ruolo importante nel prevenire la malattia oculare. Julia Busik, autrice principale dello studio e professoressa di fisiologia, ha dichiarato: “Il nostro studio presenta l’inaspettata scoperta che i collegamenti tra le cellule nei vasi sanguigni della retina contengono insoliti lipidi a catena lunga che possono impedire ai vasi di avere perdite, prevenendo potenzialmente la retinopatia diabetica”.

Nonostante i progressi compiuti nell’ultimo decennio nella comprensione dei meccanismi molecolari della malattia, la retinopatia diabetica non è ancora né prevenibile.

I vasi sanguigni nella retina sono collegati da strutture chiamate giunzioni strette, che fanno parte della barriera emato-retinica, una parete virtualmente impenetrabile. Busik ha dimostrato che queste strutture contengono lipidi a catena molto lunga, ossia lipidi allungati che sembrano rafforzare questa barriera.

Il diabete può esporre i vasi sanguigni ad alti livelli di glucosio e a quantità non salutari di lipidi che spezzano l’equilibrio dei nutrienti che sono trasportati in tutto il corpo. Busik ha spiegato: “Quando è sbilanciato, i vasi sanguigni hanno delle perdite e diventano deboli, portando allo sviluppo della retinopatia diabetica. Tuttavia, sembra che questi lipidi a catena lunga e gli enzimi che li producono possano proteggere la retina e i suoi vasi sanguigni”.

Nei casi di diabete, l’enzima ELOVL4 è soppresso dalla malattia, che riduce la sua abilità di produrre questi lipidi utili e di prevenire ulteriori danni. I prossimi passi per Busik saranno comprendere cosa questi lipidi possano davvero fare e come siano situati nelle giunzioni strette della retina per rendere possibili nuovi trattamenti, come iniezioni o colliri, ha spiegato la scenziata.

I lipidi hanno spesso una cattiva reputazione a causa della loro associazione con problemi di salute come colesterolo alto e malattie cardiache, ma Busik afferma: “Esistono lipidi buoni e lipidi cattivi. Noi abbiamo trovato lipidi buoni nell’occhio che hanno il potenziale di cambiare lo sviluppo della retinopatia diabetica”.

DiGiacomo Trapani

Indagine IDF sulle misure da adottare per evitare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari nelle persone affette da diabete di tipo 2

IDF ha aperto un sondaggio che si concentra sul livello di consapevolezza e di conoscenza sulle misure da adottare per evitare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari nelle persone affette da diabete di tipo 2.

Per compilare il questionario (che è anonimo) servono 5’, essere on-line e cliccare sul link

https://www.idf.org/our-activities/care-prevention/cardiovascular-disease/taking-diabetes-to-heart/taking-diabetes-to-heart-survey/342-surveys/130-international-diabetes-federation-idf-survey-burning-questions-for-people-living-with-type-2-diabetes-3.html

DiGiacomo Trapani

“Retinopatia Diabetica: una lotta possibile”?

La notizia si è diffusa dopo il 2° Forum Nazionale sulla Retinopatia Diabetica che si è tenuto al Senato in luglio sul tema “Retinopatia Diabetica: una lotta possibile”, iniziativa promossa dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB Italia Onlus) e dalla rivista di economia e politica sanitaria Public Health & Health Policy (PH&HP), con il patrocinio del Senato della Repubblica, del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.
La retinopatia diabetica, che in Italia interessa oggi oltre un milione di pazienti, in assenza di un miglioramento del quadro assistenziale, genererà un aumento della spesa sanitaria di 4,2 miliardi di euro nel periodo 2015-2030, secondo un recente studio condotto dal CEIS-Università di Roma Tor Vergata che ha valutato anche l’impatto economico declinato sulle singole regioni.
La retinopatia diabetica (RD) è la complicanza microvascolare più comune del diabete mellito, patologia che causa danni alle pareti vascolari di tutto l’organismo. Colpisce i capillari della retina che, non più in grado di irrorarla adeguatamente, producono lesioni e ischemie in diverse aree dell’occhio causando ipovisione grave. Secondo le stime, si tratta della prima causa di cecità non traumatica in età lavorativa negli adulti di età compresa tra 20 e i 74 anni ed è inoltre la responsabile del 13 per cento dei casi di grave handicap visivo.

Secondo i dati di un’indagine sul diabete condotta quest’anno dall’Ncd Risk Factor Collaboration, e basata su 751 studi di popolazione, il numero dei diabetici è quadruplicato dal 1980 al 2014 passando da 108 a 422 milioni. In Italia si è passati dai 2,4 milioni di diabetici nel 1980 ai 4,3 milioni nel 2014. Le ragioni sono da ricondurre in particolare alla maggiore longevità e all’incremento di obesità e sovrappeso. Dal momento che la RD si riscontra in circa un terzo degli individui diabetici, e che circa il 2 per cento dei pazienti con diabete sviluppa una forma grave di tale complicanza, è facile immaginare la crescente importanza di questa patologia nel presente e nel prossimo futuro.

Purtroppo, a fronte di questi dati, non c’è ancora una risposta sanitaria adeguata a contrastare la crescente diffusione della retinopatia diabetica. Come spesso messo in evidenza dalle Associazioni di persone con Diabete e dalla intera classe di Diabetologi la prima arma contro questa complicanza è sicuramente la prevenzione primaria possibile solo con un preciso e continuo compenso glicemico, oggi facilmente ottenibile con adeguati strumenti tecnologici come il CGM o FGM (Monitoraggio in continuo della Glicemia e le nuove tecniche di infusione di insulina oltre a insuline tecnologicamente avanzate). Troppo spesso, sottovalutate e poco diffuse, tali tecnologie che sono ormai indispensabili al raggiungimento di un compenso glicemico stabile che è la migliore soluzione per non arrivare alle complicanze una tra queste la Retinopatia Diabetica costo sociale ed economico inutile ed evitabile. Ma nei casi di RD diagnosticata?
«Sensibilizzazione, diagnosi precoce e riabilitazione sono le tre parole chiave per uscire da questo quadro così’ preoccupante, che ha evidenziato l’importanza dello screening come strumento per debellare la crescita della patologia, il suo impatto sulla qualità della vita, il miglioramento dell’allocazione delle risorse umane ed economiche, la centralità delle linee guida e dei percorsi diagnostico-terapeutici, il salto di qualità offerto dalla telemedicina per la diagnosi precoce e la necessità del dialogo intenso tra medici di medicina generale, oculisti e centri diabetologici.

Il quadro gestionale della patologia oggi ci presenta pazienti che vivono una difficile condizione: sotto-diagnosticati (secondo il rapporto ARNO 2015 solo l’11 per cento dei soggetti diabetici è stato sottoposto a visita oculistica), non trattati adeguatamente o, ancora, non sottoposti a screening. Inoltre, una quota importante dei pazienti in trattamento non aderisce pienamente alle cure, assumendo solo in parte i farmaci o non completando le somministrazioni previste. Infine, l’offerta dei centri oculistici specialistici per il trattamento della patologia, sempre secondo un’analisi curata dai ricercatori del CEIS, risulta inadeguata sul piano della quantità e distribuita geograficamente in modo disomogeneo sul territorio.

Da questo punto di vista c’è ancora molto da fare. Già in occasione della prima edizione del Forum Nazionale sulla Retinopatia Diabetica erano state presentate le raccomandazioni alle istituzioni sanitarie del Paese circa le azioni da intraprendere nel breve e nel medio termine: maggiori finanziamenti ai centri oculistici, incremento della programmazione delle attività, predisposizione di percorsi diagnostici terapeutici assistenziali e un incremento delle attività di prevenzione e dello screening in campo oculistico. Imperativi, questi, che sono stati riconfermati anche oggi dai medici di medicina generale, che di fatto rappresentano il primo punto di riferimento con cui il paziente si confronta e al quale è sempre più richiesta una collaborazione con gli oculisti.

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