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DiGiacomo Trapani

“Accademia della riparazione Tissutale” corso Regionale GIV Sicilia (Gruppo Italiano Vulnologi)

“Accademia della riparazione Tissutale” corso Regionale GIV Sicilia (Gruppo Italiano Vulnologi)

 

Il 22 e 23 giugno, organizzato dal GIV (Gruppo Italiano Vulnologi), si è tenuto a Catania, presso il Grand Hotel Villa Itria, un importante corso regionale dal tema “Accademia della riparazione Tissutale”rivolto a tutti gli operatori del settore Sanitario, l’importante approccio multidisciplinare proposto ha permesso il passaggio di illustri esponenti di diverse professioni mediche.

All’apertura dei lavori sono intervenuti e hanno portato i loro saluti G. Failla (comitato scientifico)  M. Buscema(Presidente dell’ordine dei medici di Catania), L. Aluigi (presidente della S.I.D.V.) D. Scalise(Coordinatore Esaarco), G. Messina(presidente vicario Posturalb)e G. Trapani(Presidente della Federazione Diabete Sicilia) la Federazione ha dato il suo patrocinio a questa importante iniziativa di formazione.

Il Dott. Enzo Secoloha parlato dell’approccio multidisciplinare nel paziente con patologie vascolari, è il primo elemento fondamentale per la risoluzione delle problematiche legate alle diverse patologie. Nella sua relazione “Cosa fare se il paziente ha un’alterazione posturale?” il dottore ha presentato una ampia panoramica tematica dalla diagnostica clinica alla diagnostica strumentale di ultima generazione toccando i temi della terapia farmacologica anche con l’uso di ausili ortopedici”

Inoltre il Dott. Secolo ha dichiarato che – “il mio impegno è motivato dalla valorizzazione della prevenzione che “attualmente viene poco considerata dalle istituzioni quando invece sarebbe indispensabile investire nella prevenzione delle cronicità che non è un costo per il nostro SSN”.

L’intervento del Dott. G. Secolo, giovane posturologo e docente del master sul trattamento del piede Diabetico presso l’università La sapienza di Roma, si è incentrato su un interessante tema ovvero la relazione dal titolo “Come si conduce e si archivia una valutazione posturale?” durante il suo intervento ha affrontato trasversalmente il tema della posturologia clinica in relazione alla medicina vascolare, orizzonte pionieristico sempre più importante nel panorama della ricerca incrociata, che mira all’individuazione del miglior percorso terapeutico per il paziente vascolare e diabetico mettendolo al centro di un approccio multidisciplinare.

Tale argomento è stato più volte all centro del dibattito formativo durante la due giorni catanese.

G. Secolo ha dichiarato che“una delle necessità più urgenti per migliorare il percorso terapeutico cucito al meglio sul paziente sarebbe quello di identificare delle linee guida di indagine strumentale posturale in concomitanza con la terapia del medico specialista, con l’obiettivo finale di creare degli standard di confronto tra le diverse figure professionali e ottimizzare l’alleanza terapeutica con il paziente.”

L’ evento formativo si è svolto, non con le caratteristiche del solito congresso o di una semplice riunione scientifica ma di una Accademia, teatro di confronto ed arricchimento conoscitivo fra quanti, medici, infermieri, farmacisti e podologi, affrontano quotidianamente le problematiche della patologia ulcerativa cutanea e tutti i temi al centro della discussione.

Cosa sono e come si prevengono le ulcere degli arti inferiori – è stato il tema affrontato da G. Failla responsabile scientifico dell’evento. Ci ha spiegato come epidemiologia, fisiopatologia e prevenzione delle ulcere, con particolare  riferimento ai programmi di prevenzione, in letteratura emergono molte criticità per tutti i tipi di ulcere che nel diabete non vengono tenute in grande considerazione.

Per fattori di rischio e la loro relativa prevenzione, non si realizzano i programmi educazionali e per i pazienti non viene rispettata la tempistica dei controlli di primo e secondo livello, vero è che non si adattano i percorsi di prevenzione nelle realtà ambulatoriali per le esigenze del paziente, – si auspica conclude Failla “una revisione critica delle linee guide che riguardano il paziente con problemi vascolari e di conseguenza la persona con Diabete.”

Si evidenzia che in ambito angilogico esistono realtà di professionisti che, a volte , pur non essendo inserite nei programmi ufficiali di prevenzione e cura riescono a migliorare la qualità di vita dei pazienti, che riescono a diminuire il rischio di amputazione e mortalità precoce attraverso programmi ciclici di terapia farmacologia. Troppo spesso nelle linee guida correnti non viene presa in considerazione la complessità del tema delle Ulcere.

Le nuove conoscenze e strategie terapeutiche, danno linfa e vitalità a un settore che ha continuamente bisogno di elaborare, attraverso la ricerca, nuove strategie nella diagnosi e cura.

Finalmente i nuovi LEA hanno focalizzato l’attenzione sulle patologie croniche, ma manca il varo di decreti dalla nostra Regione

Sebbene notevoli progressi si siano fatti per dotare le cure di presidi e strategie terapeutiche all’avanguardia, nonché il grande aiuto che sta dando la ricerca con le innovazioni biotecnologiche e l’utilizzo delle cellule staminali, si nota ancora un disorientamento fra i pazienti a cui mancano forse centri di riferimento accreditati a cui potersi rivolgere con serenità, con la consapevolezza di poter fare tutto il possibile.

Le conoscenze in questo settore sono ormai ad un buon livello, ma quello che manca ancora è il confronto fra le figure professionali ed interdisciplinari, penalizzando l’attività formativa, subendo rallentamenti che il più delle volte impedisce la crescita fra gli stessi consentendo il confronto fra esperti e fra quanti hanno voglia di approfondire le conoscenze in questo campo, al fine di sviluppare percorsi e protocolli condivisi in tutto il settore patologico della riparazione tessutale.

In conclusione, questo evento Formativo Organizzato dal GIV ha dato il suo notevole contributo, ma si auspica una maggiore attenzione da parte delle Istituzioni nei confronti di questi argomenti e di questo settore delle cronicità che deve essere sempre attenzionato a supporto di tutti i pazienti .

DiGiacomo Trapani

A Mazara del Vallo due persone con Diabete impiantano CGM sottocute

“Eversense” è un sensore CGM per il monitoraggio continuo della glicemia del paziente

Prima visita di controllo, con scarico dei dati, nell’unità operativa di Medicina interna dell’ospedale Abele Ajello di Mazara del Vallo, per i pazienti diabetici che circa 15 giorni fa avevano impiantato, nello stesso reparto, il CGM Eversense (sensore di monitoraggio glicemico continuo impiantato nel sottocute). Un dispositivo attraverso il quale il soggetto diabetico può mantenere un controllo costante del livello glicemico nel sangue.

La misurazione della glicemia ricopre un ruolo fondamentale, perché dà l’indicazione sull’andamento del tasso di zuccheri nel sangue, a cui dovrà seguire un’azione detta di “correzione”.

Facile capire quindi come la vita di un paziente diabetico sia parecchio complicata, perché la previsione della glicemia è quello che più ostacola la vita di tutti giorni di chi soffre di diabete, perché costringe a programmare qualsiasi attività quotidiana, anche quelle che normalmente si danno per scontate. Questo nuovo sensore sottocutaneo consente di misurare 24 ore su 24 il valore di glucosio e poter avere un controllo glicemico più comodo, immediato e continuo.

“I pazienti – afferma il primario Ignazio Scalisi – già precedentemente educati e istruiti su questa nuova tecnologia, a oggi sono felici di poter utilizzare questo nuovo dispositivo più che utile nella cura del diabete e delle sue complicanze croniche”.

“Sapere costantemente – afferma Dario T., di 40 anni, operaio metalmeccanico a cui è stato impiantato il CGM Eversense a Mazara – qual è al momento la mia glicemia, ed essere rassicurato dagli avvisi personali di eventuali variazioni mi fa vincere la preoccupazione di poter essere sorpreso da una ipoglicemia severa e improvvisa, magari quando sono sopra un ponteggio, col rischio di cadere giù”.

Di uguale avviso è anche un altro paziente, Cristian L.G., 36enne: “Con la vita frenetica quotidiana, non sempre si ha la possibilità di controllare la glicemia anche in base alle attività lavorative. Poter leggere la glicemia solo con uno sguardo all’app del telefono significa poter convivere con il diabete con qualche problema in meno”. All’interno dell’Asp, insieme all’ospedale di Mazara del Vallo, anche il presidio di Marsala utilizza questa innovazione tecnologica che migliora la qualità dell’assistenza, la tecnologia CGM è una frontiera ormai consolidata nella terapia ed autogestione del Diabete

Fonte:

Approndimento interno di Diabeticinsieme.it

https://diabeticinsieme.it/diabete-monitoraggio-continuo-del-glucosio-la-nuova-frontiera/

DiGiacomo Trapani

Malattia parodontale e diabete: linee guida

European Federation of Periodontology (Efp) e la International Diabetes Federation (Idf) hanno prodotto un documento di linee guida rivolto a medici, odontoiatri e pazienti, con lo scopo di migliorare la prevenzione.

Nel cinquantesimo rapporto CENSIS di dicembre 2016 viene riportato un dato impressionante: 11 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato nel 2016 alcune prestazioni sanitarie e tra queste spiccano le cure odontoiatriche. È un esito negativo in costante aumento negli anni della crisi economica: la quota di popolazione che durante il 2013 si è rivolta al dentista o all’ortodontista e’ pari al 37,9% dal 39,3% del 2005 mentre aumenta dal 24,0% al 29,2 % la percentuale di persone che hanno dilazionato le visite in un arco temporale più lungo , da 1 a 3 anni , riducendo anche il numero dei trattamenti effettuati ( il 70,7% nel 2013 , 49,3% nel 2005 ) .

Sempre nel 2013 il 12% delle persone di 14 anni e più ha rinunciato , nei 12 mesi precedenti a una visita odontoiatrica o a trattamenti per motivi economici . Sul totale di chi rinuncia alle visite con maggiore età di 14 anni , i motivi economici incidono per l’85,2% . Le visite per la prevenzione o per la pulizia dei denti professionale sono solo il 16,1% nel meridione la metà di quella del nord ( 30,7%) . Tutti gli indicatori di accesso alle cure della salute orale indicano disuguaglianze sociali consistenti : il ricorso al dentista supera il 50% tra le persone con titolo di studio alto e scende del 27,6% tra chi ha conseguito al massimo la licenza  media .

Questo dato permane anche nei bambini dai 3 ai 14 anni ( il 41,5% non è mai andato dal dentista se i genitori hanno al massimo la licenza media , tra i bambini stranieri il 46,3%. Le persone anziane senza alcun dente naturale sono il 17,9% tra coloro che hanno almeno la laurea e il 41,6% tra quanti hanno un basso titolo di studio .

È noto come l’assistenza odontoiatrica nel nostro paese rappresenti il settore in cui il SSN ha tradizionalmente avuto un impegno limitato , nonostante le molteplici implicazioni di carattere sanitario e sociale con una quantità di prestazioni erogate nel settore pubblico tra i livelli più bassi in Europa: il 0,6% visite per abitante per anno , a fronte di 1,8% visite in Belgio , 1,4% in Germania e 2,1% in Olanda. È indubbio che promuovere e favorire programmi di prevenzione e cura delle patologie più diffuse della bocca rappresenta una misura fondamentale in termini di efficacia e favorevole rapporto costi -benefici , considerando anche che diversi fattori di rischio per le malattie del cavo orale ( batteri alimentazione non adeguata fumo stili di vita scorretti ) sono comuni ad altre malattie cronico degenerative e quindi la prevenzione va considerata come un’azione più ampia di promozione della salute globale del cittadino . 

Diabete e Parodontite 

 Il Documento congiunto AMD SID SIDdP Società italiana di paradontologia e Impiantologia evidenza come diabete e parodontite siano due patologie correlate al punto che è stata teorizzata una relazione a due vie : il soggetto con parodontite ha una tendenza a sviluppare il diabete. L’associazione tra diabete e malattie parodontali è ben consolidata. Il diabete è un fattore di rischio per la malattia parodontale , con i pazienti diabetici che presentano una prevalenza maggiore rispetto agli adulti sani . Diversi meccanismi coinvolti nella patogenesi del diabete sono stati associati con la progressione della malattia parodontale e i dati attuali supportano la conclusione che i pazienti diabetici sono ad aumentato rischio di malattie parodontali , e che i pazienti con diabete scarsamente controllato sono a rischio di grave parodontite .

Ciò comporta la distruzione di tessuto connettivo orale e perdita ossea generalizzata che conduce infine alla perdita dei denti. Più recentemente questa correlazione è stata stimata da due review e una, in particolare, ha valutato come gli outcome positivi del trattamento della parodontite sul controllo metabolico rilevino una riduzione dell’emoglobina glicosilata dello 0.36% a tre mesi . Un altro lavoro di revisione del 2013 ha rafforzato l’esistenza del legame tra parodontite e diabete tipo 2 , mentre sul diabete tipo 1 la correlazione sta emergendo negli ultimi anni ,e sul diabete gestazionale i dati sono ancora insufficienti.

Un altro studio ha invece esaminato la correlazione tra parodontite, eduntilia, e sviluppo di macroalbuminuria , e insufficienza renale terminale , giungendo alla conclusione che l’incidenza di macroalbuminuria aumentava con l’aumento della gravità della parodontite e la più alta incidenza era il gruppo di persone edentuli .                                 

PREVENZIONE  

L’educazione per la prevenzione delle malattie dei denti si basa innanzi tutto sulla corretta igiene del cavo orale . La carie è definita una malattia a eziologia multifattoriale , localizzata , cronico degenerativa post eruttiva che interessa il tessuto duro dentale determinandone la distruzione con formazione di cavità e può essere causa di processi infettivi come l’ascesso periapicale . Tra i fattori di rischio dello sviluppo della malattia cariosa : una flora batterica cariogena adesa alla superficie dentale ( biopellicola ) una dieta ricca di carboidrati fermentabili e ridotte difese intrinseche dell’ospite.

La placca dentale o placca batterica , in 1mm3 del peso di circa 1mg ospita circa 108 batteri oltre 300 specie diverse e numerosi studi clinici , hanno provato in maniera convincente che la regolare rimozione quotidiana della placca dentale nella maggior parte dei pazienti previene le malattie dentali . Infatti lo spazzolino manuale di tutte le superfici  dei denti , da eseguire senza esercitare una forza eccessiva che potrebbe causare danni di erosione e abrasione , consente la rimozione del 78% della placca dentale.

La relazione tra zuccheri fermentabili assunti e saccarosio , glucosio , maltosio , lattosio e fruttosio è stato messo in relazione con l’alta incidenza di carie in diversi studi clinico epidemiologici e con un diverso grado di cariogenicita’ . Il saccarosio sembra giochi un ruolo cruciale nello sviluppo della carie perché oltre alla fermentazione con produzione di acidi deboli risulta essere in grado di produrre glucani insolubili . Ma l’elemento più importante nella genesi della patologia cariosa non sarebbe la dose di carboidrati assunta complessivamente ma la frequenza con la quale questi vengono assunti : infatti l’elevata frequenza aumenta la probabilità di carie.

La distruzione permanente dell’architettura del dente avviene attraverso una cascata di eventi che originano dalla fermentazione dei carboidrati, attraverso processi di fermentazione , formazione di metaboliti acidi , demineralizzando smalto e dentina e successiva disgregazione della componente organica del tessuto dentale.

Un ruolo importante giocano le variabili riguardanti l’ospite , in particolare la saliva , ma anche l’azione meccanica della lingua e le difese immunitarie proprie del cavo orale. Studi recenti hanno evidenziato come negli adulti l’uso di paste dentifricie fluorate diminuiscano sensibilmente la formazione di nuove carie , con riduzione del 33,3% rispetto al placebo . L’approccio sistematico all’utilizzo di paste dentifricie a base di fluoro insieme all’introduzione di programmi di sensibilizzazione e informazione nelle famiglie e nei luoghi di lavoro rappresenterà un adeguato fattore di protezione e prevenzione della patologia cariosa , così come l’uso dello spazzolino elettrico . 

A livello di cavo orale , il diabete mellito comporta una maggior suscettibilità a gengiviti e par odontopatia , oltre che di alterazioni della produzione e composizione salivare . Queste manifestazioni sono più frequenti e severe in caso di pazienti scompensati o con scarso livello di igiene orale. Inoltre in alcuni studi è stato rilevato che i bambini diabetici sono suscettibili di candidosi orali pseudomembranose indotte dallo squilibrio dell’ecosistema orale e dalla xerostomia . Le infezioni costituiscono ancora oggi una delle principali cause di ricovero ospedaliero e di mortalità nei pazienti con diabete mellito sia di tipo 1 che di tipo 2 . Le evidenze sui risultati della prevenzione per la salute dei denti in termini di costi e di conservazione di un apparato boccale sano , dovrebbe spingere il sistema sanitario a investire di più nella prevenzione e in particolare su quelle figure sanitarie come gli infermieri che hanno la prevenzione e l’educazione alla popolazione sana e non.

Le linee guida

In questo scenario, che tuttora presenta lacune da colmare, ma nel quale il collegamento tra malattia parodontale e diabete appare ormai assodato, la European Federation of Periodontology (Efp) e la International Diabetes Federation (Idf) hanno prodotto un documento di linee guida (link sotto)  rivolto a medici, odontoiatri e pazienti, con lo scopo di migliorare la prevenzione, far sì che le diagnosi siano formulate sempre più precocemente e trattare nel modo migliore i pazienti che soffrono di entrambe le patologie.

In particolare, gli esperti raccomandano che medici e dentisti si attivino per fornire una formazione di base sulla salute orale a tutti i pazienti diabetici. Chiunque soffra di qualche forma di diabete mellito deve sapere che il suo rischio di contrarre malattia parodontale è aumentato, che la parodontite non trattata ha un impatto negativo sul controllo metabolico e può anche aumentare il rischio di complicanze del diabete, come malattie cardiovascolari e renali. Alle persone con diabete, i medici dovrebbero dunque chiedere di rivolgersi all’odontoiatra per verificare la presenza di parodontite. Anche se non viene diagnosticata alcuna parodontite, si raccomanda un controllo parodontale annuale.

Oltre alla malattia parodontale, i pazienti con diabete devono essere informati che possono essere soggetti ad altre condizioni orali come la secchezza delle fauci e la sindrome della bocca che brucia; inoltre, sono ad aumentato rischio di infezioni fungine orali e sperimentano una guarigione delle ferite peggiore rispetto a quelli che non hanno il diabete. Infine, le persone diabetiche con un’estesa edentulia dovrebbero essere incoraggiate a sottoporsi a una riabilitazione dentale per ripristinare un’adeguata masticazione.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29208508

 

DiGiacomo Trapani

Diabete e salute orale, una relazione pericolosa.

Al via la campagna informativa Fand-Aiop sull’impatto del diabete sulla bocca. Annunciata una partnership grazie alla quale le due associazioni daranno vita a una serie di iniziative di carattere educativo.

Numerose evidenze scientifiche confermano che la ‘malattia del sangue dolce’ può avere importanti complicanze sulle condizioni dei denti e della bocca ma solo il 42 per cento dei pazienti ne è consapevole e il 49 per cento non ha mai ricevuto informazioni in proposito. Questo nonostante il 28,5 per cento definisca ‘problematica’ la propria salute orale, il 76 per cento abbia perso uno o più denti naturali e molti si siano ritrovati a convivere con sanguinamenti (43 per cento) o retrazioni gengivali (27,4 per cento), secchezza delle fauci (35,6 per cento), alitosi (25,6 per cento), ulcere della mucosa (20,4 per cento). È il quadro che emerge da un’indagine presentata oggi a Milano e condotta dall’Associazione Italiana Diabetici (Fand) in collaborazione con l’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica (Aiop), su 270 italiani di età superiore ai 30 anni, affetti da diabete di tipo 1 e 2. Per promuovere una maggiore consapevolezza sul tema, favorendo comportamenti utili alla prevenzione e cura delle patologie orali, gli specialisti dell’Accademia hanno stilato un decalogo rivolto alle persone diabetiche e, a breve, partirà la campagna informativo-educativa Fand-Aiop ‘Il diabete e i miei denti’. L’iniziativa prevede la diffusione di materiale divulgativo sui rispettivi siti web e in tutte le sedi dell’Associazione pazienti, incontri formativi promossi sul territorio, con la partecipazione dei dentisti Aiop, e consulenze telefoniche gratuite fornite dagli odontoiatri ai soci Fand.

“Già nel 2012 – spiega Albino Bottazzo, presidente Fand – il Piano Nazionale Diabete aveva introdotto le patologie del cavo orale tra le aree prioritarie su cui intervenire per migliorare l’assistenza, evidenziando quanto l’educazione odontoiatrica del paziente diabetico fosse attuata con scarsa sistematicità e auspicando la promozione di interventi formativi precoci. Fand, il più grande gruppo rappresentativo di persone diabetiche in Italia, ha così ritenuto importante siglare una partnership con Aiop, per ampliare le conoscenze dei propri associati circa la stretta correlazione che esiste tra diabete e salute della bocca. Innanzitutto – continua Bottazzo – abbiamo realizzato un’indagine conoscitiva, somministrando un questionario ai soci Fand nelle diverse sedi regionali, per fotografare il livello attuale di consapevolezza. I risultati dimostrano chiaramente la disinformazione dei pazienti sull’argomento: è pertanto urgente avviare una campagna educazionale che affronti il tema in modo organico e scientifico. Grazie alla collaborazione con Aiop, ci auguriamo di poter colmare un vuoto informativo, finora mai affrontato nel nostro Paese in maniera strutturata”.

Entrando nel dettaglio della survey, l’82 per cento dei pazienti diabetici dichiara di avere da tempo un dentista di fiducia ma il 36 per cento ha con lui un rapporto saltuario e vi si reca con una frequenza uguale o addirittura superiore ai 2 anni. Solo un 24,5 per cento di ‘virtuosi’ si sottopone a un controllo ogni 6 mesi. Tra i meno assidui, spiccano proprio coloro che hanno la bocca in condizioni peggiori: il 20 per cento non vede l’odontoiatra da oltre 5 anni. Si tende così a trascurare l’importanza della prevenzione: attraverso l’esame del cavo orale, uno specialista attento potrebbe anche intercettare segni di pre-diabete e contribuire a diagnosticare precocemente la patologia. Nel percepito degli intervistati, le complicanze più frequenti del diabete sono a carico degli occhi (76 per cento), dei piedi (65,6 per cento) e del cuore (63,7 per cento); quelle che interessano denti e gengive risultano essere le meno citate (42,2 per cento), a conferma di una scarsa presa di coscienza del problema. Quasi 1 paziente su 4 ritiene che i diabetici non necessitino di controlli più frequenti dal dentista. Il 43,4 per cento pensa che la sua condizione richieda al dentista modalità di intervento differenti da quelle normalmente adottate e un 50 per cento non sa se l’inserimento di un impianto dentale sia controindicato in caso di diabete non compensato. L’accorgimento più adottato per la cura della bocca è lavare i denti a fine pasto (76,3 per cento); solo 1 su 4 usa spesso il filo interdentale e 1 su 5 esamina con cura il cavo orale.

“In quanto associazione scientifica che persegue la promozione della salute orale e dentale, Aiop è da tempo impegnata in iniziative volte a educare i cittadini – dichiara il presidente Aiop Paolo Vigolo – La collaborazione con FAND rappresenta per noi un significativo passo avanti in questa direzione. La survey ha svelato una sostanziale mancanza degli strumenti cognitivi indispensabili alla persona diabetica per preservare nel tempo l’integrità della sua bocca. L’odontoiatra deve contribuire a colmare queste lacune, supportando i pazienti con le competenze scientifiche necessarie a gestire le manifestazioni orali della malattia ma anche con sensibilità e grande disponibilità alla comunicazione. Le persone con diabete – prosegue Vigolo – presentano una scarsa resistenza ai batteri e una ridotta salivazione, in particolare quando il controllo glicemico è subottimale. Ciò le rende più vulnerabili allo sviluppo di secchezza delle fauci, infezioni orali, micosi, infiammazioni gengivali, parodontite: condizioni che, a loro volta, possono innalzare la glicemia. È bene tuttavia spiegare al paziente che i suoi denti si possono curare con le stesse probabilità di successo che ha la popolazione generale, purché ci si rechi regolarmente dall’odontoiatra, per prevenire e gestire per tempo le eventuali complicanze. Se il diabete è ben compensato, inoltre, si possono inserire con buoni risultati anche gli impianti dentali”.

Per quanto riguarda lo stato di salute orale dichiarato, se il 43,7 per cento degli intervistati lo reputa ‘soddisfacente’, il 28,5 per cento arriva a definirlo ‘problematico’ e per un 27,8 per cento è ‘buono’. La perdita dei denti è un fenomeno pervasivo: solo il 21 per cento dei diabetici afferma di avere una dentatura ancora intatta. Il 33 per cento ha perso da 4 a 6 elementi dentali, al 32,4 per cento ne mancano 2 o 3, al 10,6 per cento da 7 a 10. Il 10 per cento è completamente edentulo. Ciononostante, il 22,3 per cento non ha reintegrato i denti mancanti con una protesi e il 27,7 per cento ha scelto di rimpiazzarne solo alcuni. “Le persone diabetiche sono più soggette alla perdita di elementi dentali, spesso come conseguenza di gengiviti e parodontiti trascurate – puntualizza Costanza Micarelli, consigliera Aiop – La mancata sostituzione dei denti persi peggiora la funzione masticatoria e può compromettere la capacità di alimentarsi correttamente, fondamentale per il controllo glicemico. Non solo: una bocca sana con una masticazione efficiente è un fattore essenziale per prevenire diverse patologie sistemiche e rallentare alcune forme di decadimento cognitivo legato all’età. L’importanza della salute orale come parte integrante del benessere generale dell’individuo è riconosciuta a tutti i livelli. Ciò vale ancor più per i diabetici, che devono prestare maggiore attenzione alla loro bocca e richiedono una collaborazione più stretta tra dentisti e medici curanti: un diabete ben compensato contribuisce a una bocca sana ma è altrettanto vero che una buona salute orale favorisce un migliore controllo della malattia. Il reintegro dei denti persi diventa così un elemento chiave nel diabetico, che va affrontato creando un’alleanza medico-paziente essenziale per la gestione della salute orale e generale”.

La survey si è focalizzata anche sui bisogni informativi dei pazienti. A quasi 1 diabetico su 2 nessuno ha mai parlato delle complicanze che la malattia può causare al cavo orale e delle precauzioni utili a prevenirle. Chi ha ricevuto delucidazioni, indica come fonti principali il dentista (51,4 per cento) e il diabetologo (49,3 per cento), seguiti dall’associazione pazienti (32,6 per cento) e dal medico di medicina generale (19,6). C’è però qualcuno che si affida a stampa e web (13 per cento) o a parenti e amici (5,8 per cento), con il rischio di incorrere in fake news e informazioni non certificate. Il 77 per cento del campione vorrebbe comunque maggiori ragguagli, soprattutto dal diabetologo (65,7 per cento), dall’odontoiatra (63,3 per cento) e dal medico di famiglia (36,7 per cento). Paradossalmente, tra i meno interessati ci sono, per un 30 per cento, proprio i soggetti con una bocca ‘problematica’.

Nel complesso, l’assistenza prestata dal dentista e la sua attenzione alla persona diabetica viene giudicata ‘buona’ o ‘molto buona’ dal 55,6 per cento dei pazienti; un 12,2 per cento tuttavia non si esprime, probabilmente perché si rende conto di non avere gli strumenti idonei per poter valutare. Secondo il dichiarato degli intervistati, pochi specialisti hanno in studio un glucometro (11,9 per cento) o i presidi per gestire una crisi ipoglicemica grave (10,4 per cento). Al 36,3 per cento del campione, inoltre, l’odontoiatra non ha mai posto domande sul profilo glicemico né sulla terapia che segue per controllare il diabete (33,7 per cento). Concludendo, nonostante la soddisfazione espressa degli intervistati sull’operato del dentista, si evincono aree di miglioramento anche tra gli addetti ai lavori. Sembra emergere che diversi specialisti non si siano ancora organizzati in studio, per gestire eventuali emergenze sul paziente diabetico, e non si informino sulla terapia che quest’ultimo segue né sulla sua capacità di controllare la glicemia: aspetti fondamentali per prestare un’adeguata assistenza odontoiatrica. Con l’obiettivo di aiutare le persone con diabete a prendersi cura della propria salute orale e, al tempo stesso, migliorare la loro relazione con il dentista di fiducia, Aiop ha stilato uno specifico decalogo. (EUGENIA SERMONTI)

Decalogo Aiop per il paziente diabetico

1.   Il paziente diabetico ha fattori di rischio più alti per l’insorgenza di patologie orali e parodontali, ma può curarle efficacemente se diagnosticate per tempo.

2.   È fondamentale che il diabetico controlli adeguatamente le infezioni orali: i denti irrimediabilmente compromessi da carie o parodontite devono essere estratti e possono essere sostituiti da impianti, in un piano di trattamento che assicuri una buona funzione masticatoria.

3.   In caso di terapie odontoiatriche, il dentista deve spiegare al paziente nei dettagli il piano di trattamento, il numero di interventi necessari, il risultato atteso e deve sapere qual è il suo grado di controllo della glicemia e dei fattori di rischio.

4.   Il diabetico portatore di protesi fissa può avere un rischio di infezioni ancora più elevato, se le sue protesi non sono eseguite correttamente e, quindi, favoriscono l’accumulo di placca batterica.

5.   I materiali protesici non sono tutti uguali: chiedete al vostro dentista quale utilizzerà e fatevi consegnare il certificato di conformità protesico e il certificato implantare.

6.   La persona con diabete va frequentemente incontro anche ad altri disturbi, come la ridotta produzione di saliva. Chiedete al vostro dentista consigli alimentari o farmacologici, per contenere l’aumento dell’acidità e mantenere le mucose ben idratate.

7.   Il paziente diabetico può sviluppare lesioni delle mucose orali: è fondamentale che le protesi sia fisse che rimovibili non presentino zone che irritano le mucose.

8.   La persona diabetica è più suscettibile alle infezioni da funghi. L’igiene orale e l’igiene delle protesi devono essere curate con la massima attenzione.

9.   Per tutti i pazienti, ma in particolare per i diabetici, è necessario che il dentista controlli in modo regolare e sistematico tutto il cavo orale, registrando eventuali variazioni dello stato di salute.

10. Il paziente diabetico può fare anestesia normalmente e inserire impianti, se la glicemia è ben controllata.

Fonte

DiGiacomo Trapani

Diabete, iniziato il progetto RADAR per valutare, prevenire e curare l’inerzia terapeutica

Si è tenuto ieri a Livorno il primo incontro del progetto RADAR organizzato da AMD

Si chiama “Radar” ed è la nuova app a disposizione dei soci dell’Associazione Medici Diabetologi per individuare e valutare i soggetti che hanno bisogno di un’intensificazione o di un miglioramento della cura, contrastando così il fenomeno dell’inerzia terapeutica.

Analizza le cartelle cliniche informatizzate del diabetologo, andando alla ricerca dei pazienti non “in regola” su alcuni specifici parametri, ossia emoglobina glicata superiore al 7%, Indice di Massa Corporeo oltre 27 kg/m2 (che esprime una condizione di sovrappeso o obesità) e pressione arteriosa sistolica di 140 mmg/Hg.

Con l’obiettivo di spiegare agli specialisti l’utilizzo della nuova applicazione, discutere i più recenti dati dell’Associazione in merito alla qualità dell’assistenza e illustrare il razionale d’impiego dei nuovi farmaci antidiabete, AMD organizza un ciclo di 17 incontri formativi sul territorio nazionale, dal titolo: “Progetto RADAR: alla ricerca dei pazienti!”.

Attraverso un semplice smart reporting e seguendo le indicazioni del manuale utente, è possibile creare una lista di pazienti che, pur non rientrando in criteri di fragilità clinica (età <75 anni ed eGFR >60ml/min) non sono a target per alcuni parametri prefissati (HbA1c >7%, BMI >27 kg/m2, PAS >140 mmg/Hg), permettendoci di valutare quali e quanti soggetti possano esser bisognosi di un’intensificazione o di un miglioramento di settingterapeutico.

Il commento del Presidente AMD Domenico Mannino all’iniziativa: È ancora documentato che una fascia consistente di pazienti diabetici (oltre il 50%) non raggiunge un buon compenso glicemico. Dati simili, se non peggiori, per ciò che concerne il peso corporeo e il controllo della pressione arteriosa, altri due rilevanti fattori indipendenti di rischio cardiovascolare. Si evidenzia anche un notevole ritardo nell’intensificazione terapeutica, in presenza di valori elevati di emoglobina glicata: al momento dell’aggiunta di un nuovo farmaco, i pazienti presentano valori di HbA1c largamente al di sopra dell’8%, e molti di essi mostrano tali valori già da due anni o più. Continuano, inoltre, ad essere utilizzati soprattutto farmaci ipoglicemizzanti tradizionali, i cui possibili effetti collaterali rendono la compliance del paziente più difficile.

Inoltre, continua Mannino, le informazioni raccolte, descritte annualmente nella pubblicazione ‘Annali AMD’, consentono ai centri partecipanti un’attività di benchmarking, attraverso il confronto del proprio operato con quello delle altre strutture e dei ‘best performers’. Consapevole di quanto l’appropriatezza terapeutica sia una delle tematiche prioritarie e che questa sia importante per il paziente, mi auguro che il nuovo applicativo ‘Radar’ venga accolto da tutti i soci AMD come un utile mezzo per la propria pratica clinica quotidiana.

Dopo Livorno, i prossimi incontri si terranno a: Reggio Emilia (8 maggio), Milano e Padova (11 maggio), Salerno e Roma (25 maggio), Torino (26 maggio), Imola (1° giugno), Bari (9 giugno), Genova (14 giugno), Napoli (15 giugno), Ancona (29 giugno), Roma (7 settembre), Catania (13 settembre), Chieti (14 settembre), Trieste (15 settembre), Milano (28 settembre).

DiGiacomo Trapani

Diabeticinsieme.it sostiene Diabete ricerca

 

La Fondazione Diabete Ricerca Onlus, grazie al sostegno della Associazione Diabete Ricerca Onlus in collaborazione con Esselunga SpA, in virtù del suo impegno statutario a finanziare la ricerca italiana in tema di diabete, ha emanato  un bando per contribuire alla realizzazione di 5 progetti di ricerca sui seguenti temi:
1. Pancreas artificiale e alte tecnologie per la cura del diabete
2. Cellule staminali, trapianti e medicina rigenerativa
3. Genetica del diabete e genetica nel diabete
4. Eziopatogenesi e fisiopatologia del diabete
5. Biomarcatori delle complicanze croniche del diabete

Se vuoi contribuire alla ricerca contro il diabete puoi farlo effettuando una donazione tramite:

  •  Bonifico bancario utilizzando il seguente conto corrente:

Banca: Monte Paschi di Siena – AG. 57 di Roma IBAN: IT43T0103003257000000114281

 

Bando Fondazione 2018

 

DiGiacomo Trapani

La parola allo psicologo: Quel senso di solitudine e impotenza, premesse della “dolce” rabbia. 

Quel senso di solitudine e impotenza, premesse della “dolce” rabbia. 

A volte la solitudine più sottile e controllata la serbiamo tra gli strati più profondi della nostra mente.

Un ricordo tenuto vivo da un motivo mancante, l’avvento di una casualità/causalità aberrante, annichilente, entrata a gamba tesa, quindi violentemente, nella tua vita, solitamente ancora poco vissuta, in qualche caso dopo che hai assaporato alcuni vizi e virtù della gioventù.

E da lì la tristezza, prima un velo, poi una spessa coltre a minare quel tempo giovane, la spensieratezza conquistata con tanta fatica. Tristezza tenuta viva da un latente pensiero circa la causa che ti ha fatto persona diabetica insulino dipendente, causa che spesso rimane a noi sconosciuta. Anche se a volte proviamo a cercarla dentro e fuori di noi per farla affiorare, darle un volto, avere un “sacco da pugili” per potersi…allenare scaricando la propria rabbia. Convinti, a volte, come siamo che trovata la causa ….chissa….. scompaia il sintomo.

Il diabete è questo. Il diabete tipo1 è anche altro. È “l’improvvisata”.
Ho provato a cercare tra le pieghe dei miei ricordi..

Ho registrato un periodo di solitudine (quasi d’incubazione di alcuni sintomi, associabili alla tristezza continua, malinconia, complesso d’inferiorita) e grandi disagi, dovuti ad una moltitudine di problemi, dalla mia iniziale esperienza di vita in una città, con problemi abitativi, ansia da ricerca di una reale e completa indipendenza economica per continuare gli studi, per evitare l abbandono…
Anche perché era stata una mia scelta allontanarmi dalle mie radici, dalla famiglia, dagli amici, dal gruppo di amici intimi, dai profumi della mia terra, dall’ascolto dei suoni e dalle  cantilene che hanno nutrito la mia infanzia e la mia adolescenza. Spinto dalla curiosità e la passione per lo studio del comportamento umano, la Psicologia. E tra Padova e Roma avevo scelto la città eterna.

Ma non mi rendevo conto della solitudine, dell’impatto prodotto da essa sulla mia vita isolata. Senza una presenza affettiva continua che mi facesse sentire in compagnia, senza condivisione di piccole cose, senza qualcuno a cui raccontare ciò che avevo fatto durante il giorno…
Quella solitudine per me rappresentava una condizione nuova, alla quale non ero abituato. lo stress la faceva da padrone dentro il mio corpo che era diventato talmente sordo a quegli allarmi e contestualmente muto, da rimanere silente anche in presenza di cambiamenti significativi ma lontani dalla mia attenzione, distratta da quella tristezza solitaria…

E cosi nell’agosto 1978 durante una vacanza in Spagna, fui messo alla prova…..spunta la malattia..imprevedibole, arriva l’improvvisata..che non capivo. E non capiva nemmeno il mio medico di base che mi consigliò una ridotta dieta alimentare e un aumento dell’attività fisica…..
Cosi continuai a stare male…, micosi varie su diverse parti del corpo con molte visite da bravissimi dermatologi e altri malesseri tutti legati all’ormone insulina la cui produzione andava sempre più riducendosi…

Agosto 78 agosto 79 un anno incredibile di stress e disagi …..
Un Diabetologo presso un centro delle malattie del ricambio a Roma, lo consultai soltanto tra settembre e ottobre del 1979.
La mia battaglia contro l’evidenza (Non ho avuto una vera guida medica), tutta basata sulla paura, non accettazione, allontanamento della pur evidente insorgenza della malattia

Dopo qualche “pasticca” di prova prima dei pasti….dal 26 novembre 1979 insulina finalmente!Finiva la ricreazione ma ricominciavo a vivere, anche se frastornato, arrabbiato e fermamente convinto che non meritavo questa malattia, i cui sviluppi mi erano stati taciuti dai più. Cosicché per i primi 10 anni…ho fatto finta di non avere il diabete, tra rinunce sbagliate e senza senso, riduzione dei momenti allegri e di socialità, stile di vita sbagliato.

Ma sempre con una certa costante rabbia dentro.Si tutto era da me la condito da una “dolce” rabbia mai sopita.
Rabbia verso cosa? Rabbia verso chi?
Una rabbia spalmata su tutto e su tutti.

Dott.Ignazio Parisi

DiGiacomo Trapani

Diabete: In Sicilia negato al Paziente il diritto alla migliore terapia possibile

IN SICILIA SI VIOLA L’ARTICOLO 32 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA NEGANDO AL PAZIENTE DI AVERE LA MIGLIORE TERAPIA POSSIBILE INDIPENDENTEMENTE DAL SUO COSTO

La Federazione Diabete Sicilia – FDS -, in qualità di rappresentante dei diritti e interessi dei soggetti rappresentati, denuncia l’ennesimo esempio di atto ufficiale emesso dal Dipartimento Farmaceutico in netto contrasto con la legislazione nazionale ed in particolare con la Legge 11 dicembre 2016 n. 232 (“Legge di Stabilità”).

Con D.A. 540/2014 e la Circolare Assessoriale n. 6 del 09/02/2018 emesse dall’Assessorato alla Salute della Regione Sicilia, al medico si obbliga, di fatto, la prescrizione del solo farmaco a basso costo e stabilendo la sostituibilità automatica del biologico di riferimento con il suo biosimilare, violando quanto stabilito dal comma 407 della succitata legge che recita “non è consentita la sostituibilità automatica tra farmaco biologico di riferimento ed un suo biosimilare, né tra biosimilari”.

In virtù delle differenze che si riscontrano nei processi produttivi, biosimilare non è sinonimo di bioequivalente. Pertanto, la sostituzione automatica, che potrebbe essere applicata ai generici, non può essere estesa anche ai biosimilari, né tantomeno si può pensare di sostituire insuline di cui in commercio non esiste la rispettiva molecola biosimilare.

La nota in questione, che FDS si ripromette di contrastare in tutte le modalità consentite dalla normativa vigente, creando non poche difficoltà, ribandendo il principio secondo il quale un paziente che usa una specifica insulina dovrà continuare ad usare la medesima insulina senza possibilità di arbitrario cambiamento se non per comprovata e motivata scelta terapeutica del clinico. Ed inoltre, laddove non vi sia la presenza sul mercato della insulina biosimilare, il paziente continuerà a praticare la medesima terapia senza alcuna incombenza da parte del clinico in quanto trattasi di continuità terapeutica che non necessità di alcuna motivazione.

Si ribadisce altresì che la continuità terapeutica deve essere assolutamente preservata in quanto costituisce un diritto inalienabile del paziente.

Nel caso in cui sia necessario lo “switch” – sostituzione del farmaco – il paziente deve essere adeguatamente e correttamente informato delle scelte possibili. Il diritto della persona con diabete ad essere informato sulle terapie è un diritto irrinunciabile ed il medico è tenuto a discutere e condividere ogni decisione con il suo paziente.

Ad ulteriore supporto delle motivazioni che la FDS sostiene è utile ribadire che “al fine di garantire un’effettiva razionalizzazione della spesa e nel contempo un’ampia disponibilità delle terapie”, inoltre “il medico deve essere libero di prescrivere il farmaco, tra quelli approvati dall’AIFA, ritenuto idoneo a garantire la continuità terapeutica ai pazienti.

A oggi invece denunciamo che la compilazione della scheda di monitoraggio aumenta la complessità burocratica per il medico e il paziente come espresso dalla nota citata.

Si rammenta, altresì, che nella Regione Siciliana vi sono circa 30 nuove molecole in attesa di essere inserite nel PTORS – Prontuario Terapeutico Ospedaliero Regione Siciliana – che potrebbero consentire una migliore assistenza terapeutica in favore di una ottimizzazione dei costi di lungo periodo nella limitazione delle possibili complicanze dovute a terapie inadeguate o obsolete.

Impedendo al paziente di avere la migliore terapia possibile indipendentemente dal suo costo, viola l’articolo 32 della Costituzione Italiana, nonché il Titolo I capo I-1 e capo II-4 Legge 23 Dicembre 1978 n. 833 “Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale”.

UFFICIO STAMPA FDS

DiGiacomo Trapani

Diabete e obesità in Sicilia: troppo alto il numero di pazienti, la FDS esprime preoccupazione

 

LA SICILIA TRA LE REGIONI CON IL PIU’ ALTO NUMERO DI PERSONE CON DIABETE: LA FDS ESPRIME PREOCCUPAZIONE

Nell’isola 304.456 le persone che si dichiarano con il diabete

Una fotografia davvero preoccupante quella che viene fuori dall’ultimo rapporto  di “ITALIAN DIABETES & OBESITY BAROMETER REPORT”. Un rapporto che affronta la patologia diabetica attraverso un confronto continuo sulle tematiche cliniche, sociali, economiche e politico-sanitarie

I dati che emergono dallo studio confermano che la preoccupazione, da tempo  vissuta,  dalla Federazione Diabete Sicilia è fondata. Chiaramente in una regione come la Sicilia dove le condizioni socio economiche e le maggiori difficoltà di accesso alle cure determinano una percentuale più alta di persone che ne sono affette.

In Sicilia iI 6,0% della popolazione si dichiara diabetico e nella  nostra regione c’è una prevalenza dell’obesità infantile e del diabete superiori rispetto alla media nazionale.

Nel 2000 era l’unica regione del Sud con una prevalenza grezza al di sotto della media il che indica una velocità di crescita della patologia nel successivo decennio particolarmente marcata.

Il tasso standardizzato di mortalità per diabete ridotto per il sesso femminile, ma non per quello maschile, collocandosi al primo posto, seguito dalla Campania.

Nel 2013 il governo ha approvato un Piano Nazionale sulla malattia diabete (PND) che definisce obiettivi, strategie, linee guida e priorità. Il Piano Nazionale si concentra sulla prevenzione, la diagnosi precoce, la patologia e la gestione delle complicanze, e il miglioramento dei risultati, attraverso l’adozione di programmi di gestione integrata delle malattie a livello regionale.

In SICILIA il Piano Nazionale sulla malattia diabete è stato implementato con Decreto dell’assessorato della Salute n°1112 del 10 giugno 2013.

«Tuttavia riscontriamo – sottolinea il presidente della FDS, Giacomo Trapani – una insufficiente attenzione da parte delle Istituzioni alla problematica dell’universo diabete. Mi spiego meglio. Vorremmo avere più opportunità di confronto non solo con i Direttori Generali, attualmente Commissari, delle Asp per programmare insieme attività di prevenzione e informazione per raggiungere quante più persone possibili. In particolare creare occasioni di incontro con le nuove generazioni, quindi collaborare anche con la Scuola. Ed ancora, avere la possibilità di momenti collettivi con i cittadini per fornire supporto e non fare sentire chi diabetico solo. Infine, ma non per importanza, vorremmo, visto che  abbiamo una Federazione che registra al suo interno l’insieme di 25 Associazioni di persone con diabete, sparse per tutta la Regione, incontrare l’Assessorato alla  Salute. Il diabete Mellito in tutte le sue forme è una patologia che non è  impattante dal punto di vista visivo, ma è purtroppo una patologia subdola che  silenziosamente se, non è ben compensata può causare danni irreversibili. Vorremo più attenzione.»

Il ritratto che emerge, inoltre, dal rapporto Osservasalute 2017 presentato giovedì 19 aprile a Roma i cui dati fanno dire al presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, che «è evidente il fallimento del Servizio sanitario nazionale, anche nella sua ultima versione federalista, nel ridurre le differenze di spesa e della performance tra le Regioni».

Il dato più lampante che emerge dal Rapporto, che è frutto del lavoro di 197 ricercatori distribuiti su tutto il territorio italiano che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali, è ormai la conferma di quel che si conosce da anni: l’Italia, dal punto di vista sanitario è un patchwork fatto da territorio con le più disparate qualità dell’assistenza ed esiti di salute. 

Differenze che negli ultimi dieci anni le strategie per la copertura dei disavanzi pregressi non hanno fatto altro che acuire.

«Rimane aperto e sempre più urgente il dibattito sul segno di tali differenze. Si tratta di differenze inique perché non naturali, ma frutto di scelte politiche e gestionali», dice ancora Ricciardi. «È auspicabile che si intervenga al più presto partendo da un riequilibrio del riparto del Fondo sanitario nazionale, non basato sui bisogni teorici desumibili solo dalla struttura demografica delle Regioni, ma sui reali bisogni  di salute, così come è urgente un recupero di qualità gestionale e operativa del sistema, troppo deficitarie nelle regioni del Mezzogiorno».

Noi vogliamo inoltre evidenziare le specifiche che riguardano in Diabete come spunto di riflessione a innovative soluzioni. La diagnosi tempestiva e il costante controllo delle persone con diabete, grazie a terapie di qualità, riducono del 10- 25% il rischio di complicanze minori (danni agli occhi e ai reni) e del 15-55% il rischio di complicanze più gravi (insufficienza renale cronica, patologia coronarica, perdita della vista). Inoltre, si stima che tali azioni siano in grado di ritardare di oltre 5 anni l’insorgere di complicanze e di prolungare la vita delle persone affette da diabete in media di 3 anni. Nel lungo termine, un simile miglioramento del quadro terapeutico consentirà una riduzione media dei costi di oltre il 30%.

Il diabete ha una rilevanza sociale oltre che sanitaria e questo è stato sancito, in Italia prima ancora che egli altri Paesi del mondo, da una legge (n. 115 del 1987) che è diventata punto di riferimento fondamentale e ha largamente ispirato il Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica del Ministero della Salute.


Approfondimento Estratto dal ITALIAN DIABETES & OBESITY BAROMETER REPORT 

Punti di forza:

1. La Sicilia dispone di una fitta rete ambulatoriale di servizi specialistici di diabetologia, dislocati in maniera molto diffusa, anche al di fuori dei principali centri urbani.

2. Dopo la pubblicazione del Piano Nazionale per la Malattia Diabetica (2013), la Regione ha tentato di applicare un sistema di compresenze tra specialisti e Medici di Medicina Generale, per avviare al meglio i sistemi integrati. L’esperimento, iniziato nella ASL di Palermo, è tuttora in corso con alterne fortune, ma è significativo di una buona attenzione del Governo Regionale verso gli indirizzi nazionali.

3. Gli indicatori di qualità dell’assistenza rilevati dal sistema degli Annali AMD testimoniano delle buone performances dei centri aderenti, che stanno migliorando progressivamente.

Punti di debolezza:

1. Sono pochissimi i Servizi Specialistici che dispongano di personale autonomo; la maggior parte, fatte salve le principali sedi universitarie e rari ospedali (Partinico, Caltanissetta, Catania), ha il setting di semplice Ambulatorio Diabetologico, il più delle volte in un contesto di polispecialistica.

2. La percentuale di bambini obesi e in sovrappeso è elevatissima, seconda solo a quella della Campania; la popolazione sedentaria è nettamente prevalente; il consumo di farmaci è tra i più elevati del Paese, con tassi di mortalità superiori alle medie nazionali. Le amputazioni, pur in riduzione negli ultimi anni, sono ancora ad un livello un po’ superiore rispetto al resto del Paese.

3. L’integrazione con il sistema delle Cure Primarie appare carente.

Opportunità:

1. Così come è attualmente, il Sistema di assistenza al Diabete in Sicilia non mostra particolari segni di opportunità di miglioramento, tuttavia il potenziale dei Servizi Specialistici è elevato, e se si spingerà per una maggiore autonomia e per una più efficace integrazione con la Medicina del Territorio, sarà possibile vedere un effettivo miglioramento.

Minacce:

1. La Sicilia ha sofferto, più di altre Regioni del Mezzogiorno, la lunga stagione della crisi economica, con un crollo verticale del PIL pro capite, che oltre a tutto appare molto difforme tra le diverse aree della Regione, con Catania vicina a valori “settentrionali” e altre realtà

con ampie sacche di povertà e disoccupazione.
2. Questo fatto, unitamente ad un basso livello di scolarizzazione,

rappresenta un ostacolo serio alla modernizzazione del sistema e soprattutto all’educazione della popolazione di persone con diabete.

ASSOCIAZIONI E MANIFESTO DEI DIRITTI DELLA PERSONA CON DIABETE

In linea con il Piano Nazionale sulla malattia diabete,
le associazioni hanno creato una Federazione regionale delle associazioni Pazienti FDS.

Il Manifesto dei Diritti della Persona con Diabete è stato recepito in data 5 Agosto 2010.

ACCESSO ALLE CURE

I pazienti italiani hanno libero accesso al rimborso delle spese grazie al quadro legislativo nazionale.

Fonti:

ISTAT annuario statistico 2016
ISTAT indicatori demografici 2016
ISTAT attività fisica 2016
Okkio alla salute Report regionali 2014
Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero Dati SDO 2014
L’uso dei farmaci in Italia OSMED 2015
Diabete Italia CENSIMENTO delle Associazioni fra persone con diabete e fra genitori di bambini e ragazzi con diabete
Il Manifesto dei diritti e dei doveri della persona con diabete – collana UTI 2015

                                                                                                       UFFICIO STAMPA FDS SICILIA

per info e aggiornamenti

fdiabetesicilia@gmail.com

3290317501

DiGiacomo Trapani

Questionario IDF Prendere a cuore il diabete

Già ampiamente diffuso da molte associazioni vogliamo segnalare questo questionario che IDF ha diffuso già da tempo e che vuole indagare una tematica importante:

Il questionario si concentra sul rischio di malattie cardiovascolari nelle persone affette da diabete di tipo 2.  Sono necessari solo 10 minuti per la compilazione ma lo scopo è davvero interessante indagare la qualità di cura delle persone con diabete e l’incidenza di questa complicanze.

cliccate qui per compilare il questionario:

https://www.idf.org/our-activities/care-prevention/cardiovascular-disease/taking-diabetes-to-heart/taking-diabetes-to-heart-survey/342-surveys/130-international-diabetes-federation-idf-survey-burning-questions-for-people-living-with-type-2-diabetes-3.html

 

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