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DiGiacomo Trapani

Diabete e obesità in Sicilia: troppo alto il numero di pazienti, la FDS esprime preoccupazione

 

LA SICILIA TRA LE REGIONI CON IL PIU’ ALTO NUMERO DI PERSONE CON DIABETE: LA FDS ESPRIME PREOCCUPAZIONE

Nell’isola 304.456 le persone che si dichiarano con il diabete

Una fotografia davvero preoccupante quella che viene fuori dall’ultimo rapporto  di “ITALIAN DIABETES & OBESITY BAROMETER REPORT”. Un rapporto che affronta la patologia diabetica attraverso un confronto continuo sulle tematiche cliniche, sociali, economiche e politico-sanitarie

I dati che emergono dallo studio confermano che la preoccupazione, da tempo  vissuta,  dalla Federazione Diabete Sicilia è fondata. Chiaramente in una regione come la Sicilia dove le condizioni socio economiche e le maggiori difficoltà di accesso alle cure determinano una percentuale più alta di persone che ne sono affette.

In Sicilia iI 6,0% della popolazione si dichiara diabetico e nella  nostra regione c’è una prevalenza dell’obesità infantile e del diabete superiori rispetto alla media nazionale.

Nel 2000 era l’unica regione del Sud con una prevalenza grezza al di sotto della media il che indica una velocità di crescita della patologia nel successivo decennio particolarmente marcata.

Il tasso standardizzato di mortalità per diabete ridotto per il sesso femminile, ma non per quello maschile, collocandosi al primo posto, seguito dalla Campania.

Nel 2013 il governo ha approvato un Piano Nazionale sulla malattia diabete (PND) che definisce obiettivi, strategie, linee guida e priorità. Il Piano Nazionale si concentra sulla prevenzione, la diagnosi precoce, la patologia e la gestione delle complicanze, e il miglioramento dei risultati, attraverso l’adozione di programmi di gestione integrata delle malattie a livello regionale.

In SICILIA il Piano Nazionale sulla malattia diabete è stato implementato con Decreto dell’assessorato della Salute n°1112 del 10 giugno 2013.

«Tuttavia riscontriamo – sottolinea il presidente della FDS, Giacomo Trapani – una insufficiente attenzione da parte delle Istituzioni alla problematica dell’universo diabete. Mi spiego meglio. Vorremmo avere più opportunità di confronto non solo con i Direttori Generali, attualmente Commissari, delle Asp per programmare insieme attività di prevenzione e informazione per raggiungere quante più persone possibili. In particolare creare occasioni di incontro con le nuove generazioni, quindi collaborare anche con la Scuola. Ed ancora, avere la possibilità di momenti collettivi con i cittadini per fornire supporto e non fare sentire chi diabetico solo. Infine, ma non per importanza, vorremmo, visto che  abbiamo una Federazione che registra al suo interno l’insieme di 25 Associazioni di persone con diabete, sparse per tutta la Regione, incontrare l’Assessorato alla  Salute. Il diabete Mellito in tutte le sue forme è una patologia che non è  impattante dal punto di vista visivo, ma è purtroppo una patologia subdola che  silenziosamente se, non è ben compensata può causare danni irreversibili. Vorremo più attenzione.»

Il ritratto che emerge, inoltre, dal rapporto Osservasalute 2017 presentato giovedì 19 aprile a Roma i cui dati fanno dire al presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, che «è evidente il fallimento del Servizio sanitario nazionale, anche nella sua ultima versione federalista, nel ridurre le differenze di spesa e della performance tra le Regioni».

Il dato più lampante che emerge dal Rapporto, che è frutto del lavoro di 197 ricercatori distribuiti su tutto il territorio italiano che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali, è ormai la conferma di quel che si conosce da anni: l’Italia, dal punto di vista sanitario è un patchwork fatto da territorio con le più disparate qualità dell’assistenza ed esiti di salute. 

Differenze che negli ultimi dieci anni le strategie per la copertura dei disavanzi pregressi non hanno fatto altro che acuire.

«Rimane aperto e sempre più urgente il dibattito sul segno di tali differenze. Si tratta di differenze inique perché non naturali, ma frutto di scelte politiche e gestionali», dice ancora Ricciardi. «È auspicabile che si intervenga al più presto partendo da un riequilibrio del riparto del Fondo sanitario nazionale, non basato sui bisogni teorici desumibili solo dalla struttura demografica delle Regioni, ma sui reali bisogni  di salute, così come è urgente un recupero di qualità gestionale e operativa del sistema, troppo deficitarie nelle regioni del Mezzogiorno».

Noi vogliamo inoltre evidenziare le specifiche che riguardano in Diabete come spunto di riflessione a innovative soluzioni. La diagnosi tempestiva e il costante controllo delle persone con diabete, grazie a terapie di qualità, riducono del 10- 25% il rischio di complicanze minori (danni agli occhi e ai reni) e del 15-55% il rischio di complicanze più gravi (insufficienza renale cronica, patologia coronarica, perdita della vista). Inoltre, si stima che tali azioni siano in grado di ritardare di oltre 5 anni l’insorgere di complicanze e di prolungare la vita delle persone affette da diabete in media di 3 anni. Nel lungo termine, un simile miglioramento del quadro terapeutico consentirà una riduzione media dei costi di oltre il 30%.

Il diabete ha una rilevanza sociale oltre che sanitaria e questo è stato sancito, in Italia prima ancora che egli altri Paesi del mondo, da una legge (n. 115 del 1987) che è diventata punto di riferimento fondamentale e ha largamente ispirato il Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica del Ministero della Salute.


Approfondimento Estratto dal ITALIAN DIABETES & OBESITY BAROMETER REPORT 

Punti di forza:

1. La Sicilia dispone di una fitta rete ambulatoriale di servizi specialistici di diabetologia, dislocati in maniera molto diffusa, anche al di fuori dei principali centri urbani.

2. Dopo la pubblicazione del Piano Nazionale per la Malattia Diabetica (2013), la Regione ha tentato di applicare un sistema di compresenze tra specialisti e Medici di Medicina Generale, per avviare al meglio i sistemi integrati. L’esperimento, iniziato nella ASL di Palermo, è tuttora in corso con alterne fortune, ma è significativo di una buona attenzione del Governo Regionale verso gli indirizzi nazionali.

3. Gli indicatori di qualità dell’assistenza rilevati dal sistema degli Annali AMD testimoniano delle buone performances dei centri aderenti, che stanno migliorando progressivamente.

Punti di debolezza:

1. Sono pochissimi i Servizi Specialistici che dispongano di personale autonomo; la maggior parte, fatte salve le principali sedi universitarie e rari ospedali (Partinico, Caltanissetta, Catania), ha il setting di semplice Ambulatorio Diabetologico, il più delle volte in un contesto di polispecialistica.

2. La percentuale di bambini obesi e in sovrappeso è elevatissima, seconda solo a quella della Campania; la popolazione sedentaria è nettamente prevalente; il consumo di farmaci è tra i più elevati del Paese, con tassi di mortalità superiori alle medie nazionali. Le amputazioni, pur in riduzione negli ultimi anni, sono ancora ad un livello un po’ superiore rispetto al resto del Paese.

3. L’integrazione con il sistema delle Cure Primarie appare carente.

Opportunità:

1. Così come è attualmente, il Sistema di assistenza al Diabete in Sicilia non mostra particolari segni di opportunità di miglioramento, tuttavia il potenziale dei Servizi Specialistici è elevato, e se si spingerà per una maggiore autonomia e per una più efficace integrazione con la Medicina del Territorio, sarà possibile vedere un effettivo miglioramento.

Minacce:

1. La Sicilia ha sofferto, più di altre Regioni del Mezzogiorno, la lunga stagione della crisi economica, con un crollo verticale del PIL pro capite, che oltre a tutto appare molto difforme tra le diverse aree della Regione, con Catania vicina a valori “settentrionali” e altre realtà

con ampie sacche di povertà e disoccupazione.
2. Questo fatto, unitamente ad un basso livello di scolarizzazione,

rappresenta un ostacolo serio alla modernizzazione del sistema e soprattutto all’educazione della popolazione di persone con diabete.

ASSOCIAZIONI E MANIFESTO DEI DIRITTI DELLA PERSONA CON DIABETE

In linea con il Piano Nazionale sulla malattia diabete,
le associazioni hanno creato una Federazione regionale delle associazioni Pazienti FDS.

Il Manifesto dei Diritti della Persona con Diabete è stato recepito in data 5 Agosto 2010.

ACCESSO ALLE CURE

I pazienti italiani hanno libero accesso al rimborso delle spese grazie al quadro legislativo nazionale.

Fonti:

ISTAT annuario statistico 2016
ISTAT indicatori demografici 2016
ISTAT attività fisica 2016
Okkio alla salute Report regionali 2014
Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero Dati SDO 2014
L’uso dei farmaci in Italia OSMED 2015
Diabete Italia CENSIMENTO delle Associazioni fra persone con diabete e fra genitori di bambini e ragazzi con diabete
Il Manifesto dei diritti e dei doveri della persona con diabete – collana UTI 2015

                                                                                                       UFFICIO STAMPA FDS SICILIA

per info e aggiornamenti

fdiabetesicilia@gmail.com

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DiGiacomo Trapani

Diabete e Obesità : Il parere di Vincenzo Provenzano e i consigli per capire meglio

Gli allarmanti dati pubblicati dall’Ibdo Foundation sulla ‘pandemia’ di diabete e obesità e sui rischi di mortalità, ci hanno portato ad approfondire la questione chiedendo ad uno specialista un parere e chiare indicazioni su come provare ad arginare questa problematica che ci riguarda tutti da vicino.

Il dottore Provenzano a caldo sulla notizia dichiara: “Le cause che vedono la Sicilia fra le regioni con un maggior numero di diabetici in Italia sono coerenti con un gradiente geografico nord-sud che vede al sud maggiori casi di obesità di diabete e soprattutto di diabete Mellito II che all’obesità è collegato. Un dato inoltre che si conferma anche nell’insistenza di un alto numero di complicanze collegate al diabete come ad esempio la cecità, l’insufficienza renale, l’anomalia in gravidanza, la doppie possibilità di ictus e amputazione degli arti inferiori . E in quest’ultimo caso la Sicilia ha il primato delle amputazioni”.

“Per citare altri dati – prosegue il medico – in Sicilia, i diabetici sono circa 304mila persone ma questo dato cresce se si considera che sono circa in 100mila coloro che non sanno d’avere questa malattia. Inoltre, risulta obeso più del 40% della popolazione con un altissima incidenza di bambini. Questo comporta il presentarsi di un aumento dei casi di diabete di tipo 2 nelle fasce di età inferiori dove prima si manifestava il solo diabete di tipo 1. L’età media di diagnosi del diabete, infatti, si è abbassata da 45-50 anni a 35 “.

“Il dato – continua Provenzano – è certamente socio economico e si spiega nel termine in cui negli ultimi anni, di fatto, la Sicilia ha occidentalizzato la propria dieta abbandonando l’alimentazione mediterranea di cui pure è stata culla. A causa della forte influenza massmediatica il sud ha assunto il modello alimentare del nord, il modello ‘fast food’. Faccio un esempio per tutti: quello della farina bianca. – e chiarisce -. C’è chi si ostina a dire che il pane bianco appartiene alla dieta mediterranea. Non c’è nulla di più falso l’alimentazione mediterranea prevede il solo uso di farine di tipo integrale. Aggiungo che anche l’Oms ha chiarito quanto siano dannose le tre polveri bianche: la farina bianca, lo zucchero e il sale. Questi tre ingredienti dei nostri alimenti infatti determinano una maggiore produzione di insulina che porta a diabete, malattie cardiovascolari e malattie neoplastiche”.

Ma per fare fronte a questi dati qualcosa è stato fatto? “Nel 2009, era stata approvata una legge che cercava di promuovere azioni per una una medicina non solo di cura ma di iniziativa, come sarebbe stato con i presidi territoriali d’assistenza. Ciò veniva fatto – dice il diabetologo – anche tenendo conto degli impatti che il diabete ha sulla finanza pubblica in Italia: circa 10 miliardi di costi diretti ovverosia costi di cure e e 11 miliardi di costi indiretti per assenza da lavoro e prepensionamenti. L’applicazione della legge pure innovativa, però, si è via via attenuata nonostante la lotta al diabete sia una dei tre obiettivi di azione sanitaria nazionali. – e conclude -. È già finanziato e operativo, invece, un progetto di un milione che vede l’Asp di Palermo con gli ospedali di Partinico, di Cefalù e di Palermo impegnati per attivare azioni di educazione alimentare con le scuole per combattere il diabete con la corretta alimentazione”.

Infine, il medico propone un decalogo della prevenzione dell’obesità e del diabete. “Alla base di tutto è consigliata una costante attività fisica: mezz’ora di passeggiata veloce come se si fosse in ritardo ad un appuntamento, poi occorre mantenere un peso corporeo accettabile, eliminare il fumo e tenere sotto controllo il giro vita misurandolo con un metro da sarta: se supera 88 cm per le donne e 102 cm per gli uomini c’è un serio rischio di avere il diabete, malattie cardiovascolari e tumorali”.

Il dottore raccomanda poi di preferire una alimentazione a base di vegetali a un’alimentazione di natura animale, d’eliminare il consumo di zuccheri a rapido assorbimento come i dolci o la Coca Cola. E di ridurre il consumo di grassi animali, come ad esempio la carne rossa, preferendo i grassi vegetali come l’olio di oliva. Infine, vanno consumate con moderazione le proteine di natura animale, come ad esempio le uova, preferendo le proteine vegetali contenute, ad esempio, nei legumi; è bene ridurre l’utilizzo del sale da cucina e dei prodotti salati come gli insaccati o gli stagionati, e consumare preferibilmente pane senza sale aggiunto.

Da ultimo Provenzano, dà un suggerimento che non elimina però il piacere, prescrivendo “un uso di alcool con moderazione e cioè consumando, ogni giorno durante i pasti, due bicchieri di vino rosso per gli uomini e un bicchiere di vino rosso per le donne”.


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DiGiacomo Trapani

Prevenzione del diabete mellito di tipo 2 e del cancro: possibile se avviene la trasformazione del grasso bianco in bruno

Prevenzione del diabete mellito di tipo 2 e del cancro

Circa l’ 85% dei soggetti obesi è affetto da diabete mellito di tipo 2. Il meccanismo cellulare che lega queste due patologie è stato scoperto nel 2005 da una collaborazione dell’Università Politecnica delle Marche e la Tuft University di Boston. In quel lavoro ( Cinti et al J Lip Res 2005 ) si evidenziava come la cellula adiposa del soggetto obeso moriva per eccesso di rigonfiamento.

La cellula adiposa bianca ( grasso bianco ) è sferica per contenere il massimo delle riserve energetiche e quando si ingerisce troppo cibo o si fa poca attività fisica tende a rigonfiarsi.
Tuttavia, la possibilità di gonfiarsi ha un limite, e oltrepassata una soglia la cellula adiposa va incontro a morte.

Rispetto alle altre cellule, le cellule adipose sono gigantesche soprattutto nei soggetti obesi e quando muoiono richiedono una quantità elevata di macrofagi per ripulire il tessuto.
I macrofagi vengono prodotti dal midollo osseo, circolano nel sangue e ripuliscono gli organi da qualunque materiale di scarto.

Un adipocita bruno trasformato in bianco e morente circondato dai becchini fisiologici (marrone)

Le cellule adipose morte dell’obeso provocano una importante infiammazione dell’organo adiposo e durante il riassorbimento delle cellule morte vengono prodotte sostanze tossiche che interferiscono con il recettore dell’insulina provocando insulino-resistenza con possibile sviluppo del diabete mellito.

Queste stesse sostanze tossiche sono anche responsabili di instaurare un terreno favorevole all’insorgenza di alcuni tipi di tumore che infatti risultano più frequenti nei soggetti obesi ( ad esempio dell’esofago, del colon, dell’utero e della mammella ).

L’associazione obesità-diabete è particolarmente frequente nei soggetti con eccesso di grasso addominale, e infatti il grasso addominale è sempre più infiammato nel sottocutaneo nei soggetti obesi.
Il motivo di questa maggiore propensione del grasso viscerale a morire e quindi a provocare una maggiore infiammazione non era noto.

Una recente ricerca, frutto della collaborazione tra Università italiane ( Politecnica delle Marche e Verona ) e l’Università di Graz e di Pittsburg, ha fornito una possibile spiegazione a questo enigma.
L’organo adiposo è composto anche da un altro tipo di cellula adiposa: la cellula adiposa bruna ( grasso bruno ) che ha una funzione completamente diversa dalla bianca. Essa brucia i grassi per produrre calore, quindi si attiva quando le persone si espongono al freddo.
La distribuzione del grasso bruno nell’uomo privilegia le sedi viscerali.

E’ stato ora scoperto ( Kotzbeck, Giordano et al J Lip Res 2018 ) che le cellule adipose brune di animali obesi si trasformano in bianche e sono particolarmente fragili e quindi muoiono facilmente provocando una intensa infiammazione responsabile poi sia del diabete che delle patologie tumorali.
Poiché il freddo e l’attività fisica promuovono l’attività del grasso bruno e addirittura la trasformazione del grasso bianco in bruno, risulta facile dedurre che esse sono anche importanti per la prevenzione del diabete e del tumore.

Lo studio è stato fatto su cavie animali, ma fino ad oggi, in questo campo tutte le scoperte fatte sui topi si sono poi rivelate applicabili anche agli esseri umani, ed è quindi altamente probabile che questo valga anche in questo caso.

Fonte: Università Politecnica delle Marche, 2018

DiGiacomo Trapani

Il gene delle ‘curve femminili’ può aumentare il rischio diabete

Alcune varianti sono associate al grasso sulla vita e a cellule adipose malate.

 Il gene che ‘controlla le curve femminili’ può aumentare il rischio di diabete di tipo 2. E’ uno studio pubblicato sulla rivista Nature Genetics ad aver identificato la chiave genetica che nelle donne è legata alla creazione di nuove cellule adipose e che contribuisce ad aumentare fino al 30% la probabilità di ammalarsi di diabete.

I ricercatori della Oxford University hanno esaminato l’effetto di alcune variazioni a carico di un gene chiave, chiamato KLF14, “coinvolto nel determinare se, nelle donne, il grasso in eccesso è immagazzinato intorno ai fianchi, dove tende ad essere privo di conseguenze metaboliche, o intorno alla vita, dove è probabile che aumenti il rischio di diabete”, spiega Mark McCarthy, uno degli autori dello studio. Queste diverse varianti di KLF14 sono però ‘pericolose’ solo nelle donne e solo se si ereditano dalla madre. Laddove presenti hanno un impatto limitato sul peso complessivo, ma un impatto marcato su dove viene immagazzinato il grasso in eccesso nel corpo. Inoltre hanno un effetto sorprendente sulle dimensioni delle cellule adipose: nelle donne che ereditano dalla madre la variante ‘cattiva’ di KLF14 sono molto più grandi e piene di grasso, quindi più inefficienti e malsane. E in questi casi il rischio di diabete è del 30% più alto.

I risultati dimostrano non solo come i geni influenzino in modo diverso persone di sesso diverso, ma anche che le anormalità nel tessuto adiposo possono contribuire, così come quelle nel fegato e nelle cellule produttrici di insulina, all’insorgenza del diabete. La scoperta “potrà contribuire a piani di prevenzione e trattamento più personalizzati”, commenta Vincenzo Trischitta, ordinario di Endocrinologia all’Università La Sapienza. “Aggiunge infatti – prosegue l’esperto della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – elementi utili allo sviluppo della medicina di precisione, la cui ambizione è utilizzare farmaci specifici per sottogruppi di pazienti simili, che presentano caratteristiche che li rendono più sensibili a determinate molecole. Il tutto con l’obiettivo di avere migliori risultati con minori effetti collaterali”.

fonte

DiGiacomo Trapani

Oncoline Obesità: un’epidemia che aumenta l’incidenza di tumori in età giovanile

Per il sovrappeso si abbassa l’età in cui si presentano ben 13 tipi di cancro legati all’età avanzata. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Obesity.

STIAMO diventando sempre più grassi. È un fatto: dal 1975 ad oggi il numero di bambini obesi sul pianeta è decuplicato. E anche se non ci piace ricordarlo, la cosa ci riguarda da vicino perché l’Italia è in prima fila tra i paesi occidentali in cui i cittadini pesano di più. Una tendenza inarrestabile – se non autentica epidemia come l’ha definita di recente l’Oms – che sta modificando anche la storia naturale di alcune patologie. A sancirlo, una volta per tutte, è un nuovo studio pubblicato sulla rivista Obesity, che svela come alcuni tipi di tumori caratteristici dell’età avanzata o della terza età stiano iniziando ad apparire sempre più precocemente, di pari passo con il progredire dell’attuale epidemia di obesità infantile.

• I TUMORI LEGATI ALL’OBESITÀ
La nuova ricerca è, più precisamente, una review della letteratura scientifica sul tema: una riflessione a firma dell’onco-ematologo Nathan Berger, della Case Western Reserve University di Cleveland, che fa il punto sul rapporto tra cancro e obesità infantile analizzando i risultati di oltre 100 studi scientifici. Per iniziare, l’autore circoscrive il campo di studi rifacendosi alle conclusioni dell’Iarc (l’organismo dell’Oms dedicato alla ricerca sul cancro), che in una delle sue monografie pubblicata nel 2016 ha confermato l’obesità come fattore di rischio per 13 specifiche forme di tumore. Tra questi, due big killer come il tumore al seno e quello al colon retto, e altri meno comuni come il tumore alla tiroide, quello al fegato, il tumore endometriale, il mieloma o adenocarcinoma esofageo.

• PAZIENTI SEMPRE PIÙ GIOVANI
Quasi tutti i tumori analizzati sono neoplasie caratteristiche dell’età avanzata, la cui incidenza si concentra classicamente oltre il 55esimo anno di vita. Ma al contempo, oggi sono presenti anche nella lista dei tumori più comuni tra i 20 e i 39 anni: per le donne tumore al seno, all’utero, ovaie e stomaco sono tutti nella top 20 delle neoplasie comuni in età giovanile; mentre nella lista degli uomini appaiono tumore al colon retto, tiroide, reni, stomaco e fegato. E per molti di questi i dati disponibili parlano anche di un aumento di incidenza tra i giovani adulti negli ultimi decenni.

Il picco di incidenza per il tumore al colon retto ad esempio si raggiunge intorno ai 67 anni nella popolazione statunitense. Ma i dati dei registri tumori degli Usa indicano tra il 1973 e il 2017 una diminuzione dei casi al di sopra dei 50 anni di età che ha raggiunto in alcune annate anche un meno 3% in meno, mentre emerge un aumento medio dell’1,5% annuo dei casi nella fascia di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Per un altro big killer come il tumore al seno, invece, i dati sono più difficili da leggere, perché l’obesità sembra in realtà dimonuire il rischio di sviluppare la forma più comune di questo tumore in pre-menopausa, quella positiva al recettore degli estrogeni. Guardando però alle pazienti con rischio familiare a causa di mutazioni dei geni Brca1/2 (famosi per il caso di Angelina Jolie), emergono alcuni dati interessanti: uno studio su 176 famiglie in cui più generazioni di donne hanno sviluppato la malattia è emersa una progressiva precocità dell’insorgenza del tumore, che sarebbe passato in media dai 51,8 anni delle nonne, ai 48,7 nelle madri, a 41,9 nella generazione di mezzo, per arrivare ai 34,7 nelle figlie più giovani.

• IL RISCHIO NON SCOMPARE
Oltre a dimostrare la tendenza a sviluppare sempre più precocemente i tumori legati all’adipe e all’obesità, lo studio fa anche il punto sulle conseguenze che ha il grasso in eccesso per la malattia. Un Bmi (o body max index, un parametro utilizzato per valutare il peso in eccesso) superiore a 30, equivalente a una situazione di obesità clinica, è infatti collegato a un rischio maggiore non solo di sviluppare i 13 tumori studiati, ma anche di soffrire di una forma particolarmente aggressiva di cancro, che impiega meno tempo a proliferare e invadere l’organismo, e offre chance molto minori di sopravvivenza. E per sfuggire ai rischi, purtroppo, l’unico vero rimedio sembra la prevenzione: anche dopo aver perso i chili di troppo, infatti, gli ex obesi continuano per tutta la vita ad avere un rischio maggiore di soffrire di tumore. Perché le modifiche genetiche ed epigenetiche indotte dall’obesità non sono facili da eliminare. “Se siete obesi avete un rischio maggiore di soffrire di cancro”, riassume Berger. “Dimagrire migliora certamente la prognosi e diminuisce il rischio di sviluppare la malattia, ma questo purtroppo non sparisce mai del tutto”.

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DiGiacomo Trapani

Obesità. La Gran Bretagna tassa le bevande zuccherate

Nel Regno Unito arriva la tassa sulle bevande zuccherate quale strategia di contrasto al crescente fenomeno dell’obesità infantile. I produttori delle bibite di largo consumo stanno rivedendo le vecchie formulazioni per adeguare le concentrazioni di zucchero al di sotto della soglia penalizzata dall’imposta.

09 APR – (Reuters Health ) – In Gran Bretagna vige una tassa sullo zucchero contenuto nelle bibite. L’imposta sulle bibite zuccherate è entrata in vigore venerdì scorso come misura di contrasto ql problema dell’obesità infantile. “La tassa, annunciata a marzo 2016, ha già tagliato il contenuto di zucchero nelle bevande di 45 milioni di chilogrammi all’anno,” dice in una nota il Ministero del Tesoro britannico, poiché oltre il 50% dei produttori ha riformulato i propri prodotti al di sotto della soglia consentita per gli zuccheri.

“I nostri adolescenti consumano in media quasi una vasca di bevande zuccherate ogni anno, alimentando una preoccupante tendenza all’obesità in questo Paese – sottolinea il ministro della sanità pubblica UK, Steve Brine – L’’imposta nel settore delle bevande analcoliche è una politica innovativa, che contribuirà a ridurre l’assunzione di zucchero, finanziando programmi sportivi e circoli per una colazione più nutriente per bambini”.Il ministero del Tesoro ora si aspetta che l’imposta comporti entrate stimabili in240 milioni di sterline nel suo primo anno di vigenza.

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Italiani e cibo, 1 bambino su 10 è obeso

L’obesità infantile è un fenomeno dilagante e persistente. E, a suo dire, in Italia a 9 anni un bambino su 10 è obeso e 2 su 10 sono in soprappeso. Aggiunge ancora che, circa il 50% degli adolescenti obesi, rischia di esserlo anche da adulti. I dati sono quelli della Società Italiana di Pediatria e la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica.

Proprio per questo, il documento da loro redatto suggerisce all’agenda sanitaria del Paese come obiettivo prioritario, la prevenzione e la cura dell’obesità e delle sue complicanze. Tale accorgimento favorirà una riduzione dei costi per il SSN, qualora dovrà sostenere, assistere e curare gli adulti che denunceranno patologie croniche, associate all’obesità.

Un bambino che ora è obeso potrà avere gravi problemi una volta adulto

Entriamo nel dettaglio. Il 5% circa dei bambini/adolescenti italiani accusa, a causa dell’obesità, valori di glicemia superiori ai limiti di normalità. Questa è già condizione di pre-diabete, come viene definita. Si tratta di un’alterazione del metabolismo del glucosio che, comunque, può regredire. D’altronde non è scontato che questi bambini si ammaleranno di diabete. Mediante una corretta alimentazione, un’adeguata attività motoria, un giusto calo di peso, il metabolismo del glucosio potrà rientrare nei limiti di normalità.

Inoltre un bambino obeso su tre presenta valori di trigliceridi e/o colesterolo LDL elevati, mentre il colesterolo buono, HDL, risulta inferiore ai valori di normalità. Tale condizione li espone a rischi di sindrome metabolica e alla comparsa di arteriosclerosi. Uno su tre di questi, inoltre, accumula grasso nel fegato. Si tratta di un sicuro danno epatico, ma che, in seguito, può progredire e peggiorare. Il 10% dei bambini obesi, infine, presenta valori pressori superiori alla norma.

L’infanzia è sempre più soggetta al diabete, all’ipertensione e alla dislipidemia. Il controllo del peso ne è un significativo contrasto. Il diabete è una malattia preoccupante. Basti pensare a uno studio statunitense. Questo avrebbe previsto che, nel 2050, un ragazzo americano ogni 1.500, mediamente, accuserà il diabete 2. Inoltre il diabete a esordio precoce, confrontato con quello che insorge in età adulta, risulta più aggressivo. E le consequenziali e temibili complicanze sopraggiungono, mediamente, tre volte prima.

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