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DiGiacomo Trapani

Diabete e salute orale, una relazione pericolosa.

Al via la campagna informativa Fand-Aiop sull’impatto del diabete sulla bocca. Annunciata una partnership grazie alla quale le due associazioni daranno vita a una serie di iniziative di carattere educativo.

Numerose evidenze scientifiche confermano che la ‘malattia del sangue dolce’ può avere importanti complicanze sulle condizioni dei denti e della bocca ma solo il 42 per cento dei pazienti ne è consapevole e il 49 per cento non ha mai ricevuto informazioni in proposito. Questo nonostante il 28,5 per cento definisca ‘problematica’ la propria salute orale, il 76 per cento abbia perso uno o più denti naturali e molti si siano ritrovati a convivere con sanguinamenti (43 per cento) o retrazioni gengivali (27,4 per cento), secchezza delle fauci (35,6 per cento), alitosi (25,6 per cento), ulcere della mucosa (20,4 per cento). È il quadro che emerge da un’indagine presentata oggi a Milano e condotta dall’Associazione Italiana Diabetici (Fand) in collaborazione con l’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica (Aiop), su 270 italiani di età superiore ai 30 anni, affetti da diabete di tipo 1 e 2. Per promuovere una maggiore consapevolezza sul tema, favorendo comportamenti utili alla prevenzione e cura delle patologie orali, gli specialisti dell’Accademia hanno stilato un decalogo rivolto alle persone diabetiche e, a breve, partirà la campagna informativo-educativa Fand-Aiop ‘Il diabete e i miei denti’. L’iniziativa prevede la diffusione di materiale divulgativo sui rispettivi siti web e in tutte le sedi dell’Associazione pazienti, incontri formativi promossi sul territorio, con la partecipazione dei dentisti Aiop, e consulenze telefoniche gratuite fornite dagli odontoiatri ai soci Fand.

“Già nel 2012 – spiega Albino Bottazzo, presidente Fand – il Piano Nazionale Diabete aveva introdotto le patologie del cavo orale tra le aree prioritarie su cui intervenire per migliorare l’assistenza, evidenziando quanto l’educazione odontoiatrica del paziente diabetico fosse attuata con scarsa sistematicità e auspicando la promozione di interventi formativi precoci. Fand, il più grande gruppo rappresentativo di persone diabetiche in Italia, ha così ritenuto importante siglare una partnership con Aiop, per ampliare le conoscenze dei propri associati circa la stretta correlazione che esiste tra diabete e salute della bocca. Innanzitutto – continua Bottazzo – abbiamo realizzato un’indagine conoscitiva, somministrando un questionario ai soci Fand nelle diverse sedi regionali, per fotografare il livello attuale di consapevolezza. I risultati dimostrano chiaramente la disinformazione dei pazienti sull’argomento: è pertanto urgente avviare una campagna educazionale che affronti il tema in modo organico e scientifico. Grazie alla collaborazione con Aiop, ci auguriamo di poter colmare un vuoto informativo, finora mai affrontato nel nostro Paese in maniera strutturata”.

Entrando nel dettaglio della survey, l’82 per cento dei pazienti diabetici dichiara di avere da tempo un dentista di fiducia ma il 36 per cento ha con lui un rapporto saltuario e vi si reca con una frequenza uguale o addirittura superiore ai 2 anni. Solo un 24,5 per cento di ‘virtuosi’ si sottopone a un controllo ogni 6 mesi. Tra i meno assidui, spiccano proprio coloro che hanno la bocca in condizioni peggiori: il 20 per cento non vede l’odontoiatra da oltre 5 anni. Si tende così a trascurare l’importanza della prevenzione: attraverso l’esame del cavo orale, uno specialista attento potrebbe anche intercettare segni di pre-diabete e contribuire a diagnosticare precocemente la patologia. Nel percepito degli intervistati, le complicanze più frequenti del diabete sono a carico degli occhi (76 per cento), dei piedi (65,6 per cento) e del cuore (63,7 per cento); quelle che interessano denti e gengive risultano essere le meno citate (42,2 per cento), a conferma di una scarsa presa di coscienza del problema. Quasi 1 paziente su 4 ritiene che i diabetici non necessitino di controlli più frequenti dal dentista. Il 43,4 per cento pensa che la sua condizione richieda al dentista modalità di intervento differenti da quelle normalmente adottate e un 50 per cento non sa se l’inserimento di un impianto dentale sia controindicato in caso di diabete non compensato. L’accorgimento più adottato per la cura della bocca è lavare i denti a fine pasto (76,3 per cento); solo 1 su 4 usa spesso il filo interdentale e 1 su 5 esamina con cura il cavo orale.

“In quanto associazione scientifica che persegue la promozione della salute orale e dentale, Aiop è da tempo impegnata in iniziative volte a educare i cittadini – dichiara il presidente Aiop Paolo Vigolo – La collaborazione con FAND rappresenta per noi un significativo passo avanti in questa direzione. La survey ha svelato una sostanziale mancanza degli strumenti cognitivi indispensabili alla persona diabetica per preservare nel tempo l’integrità della sua bocca. L’odontoiatra deve contribuire a colmare queste lacune, supportando i pazienti con le competenze scientifiche necessarie a gestire le manifestazioni orali della malattia ma anche con sensibilità e grande disponibilità alla comunicazione. Le persone con diabete – prosegue Vigolo – presentano una scarsa resistenza ai batteri e una ridotta salivazione, in particolare quando il controllo glicemico è subottimale. Ciò le rende più vulnerabili allo sviluppo di secchezza delle fauci, infezioni orali, micosi, infiammazioni gengivali, parodontite: condizioni che, a loro volta, possono innalzare la glicemia. È bene tuttavia spiegare al paziente che i suoi denti si possono curare con le stesse probabilità di successo che ha la popolazione generale, purché ci si rechi regolarmente dall’odontoiatra, per prevenire e gestire per tempo le eventuali complicanze. Se il diabete è ben compensato, inoltre, si possono inserire con buoni risultati anche gli impianti dentali”.

Per quanto riguarda lo stato di salute orale dichiarato, se il 43,7 per cento degli intervistati lo reputa ‘soddisfacente’, il 28,5 per cento arriva a definirlo ‘problematico’ e per un 27,8 per cento è ‘buono’. La perdita dei denti è un fenomeno pervasivo: solo il 21 per cento dei diabetici afferma di avere una dentatura ancora intatta. Il 33 per cento ha perso da 4 a 6 elementi dentali, al 32,4 per cento ne mancano 2 o 3, al 10,6 per cento da 7 a 10. Il 10 per cento è completamente edentulo. Ciononostante, il 22,3 per cento non ha reintegrato i denti mancanti con una protesi e il 27,7 per cento ha scelto di rimpiazzarne solo alcuni. “Le persone diabetiche sono più soggette alla perdita di elementi dentali, spesso come conseguenza di gengiviti e parodontiti trascurate – puntualizza Costanza Micarelli, consigliera Aiop – La mancata sostituzione dei denti persi peggiora la funzione masticatoria e può compromettere la capacità di alimentarsi correttamente, fondamentale per il controllo glicemico. Non solo: una bocca sana con una masticazione efficiente è un fattore essenziale per prevenire diverse patologie sistemiche e rallentare alcune forme di decadimento cognitivo legato all’età. L’importanza della salute orale come parte integrante del benessere generale dell’individuo è riconosciuta a tutti i livelli. Ciò vale ancor più per i diabetici, che devono prestare maggiore attenzione alla loro bocca e richiedono una collaborazione più stretta tra dentisti e medici curanti: un diabete ben compensato contribuisce a una bocca sana ma è altrettanto vero che una buona salute orale favorisce un migliore controllo della malattia. Il reintegro dei denti persi diventa così un elemento chiave nel diabetico, che va affrontato creando un’alleanza medico-paziente essenziale per la gestione della salute orale e generale”.

La survey si è focalizzata anche sui bisogni informativi dei pazienti. A quasi 1 diabetico su 2 nessuno ha mai parlato delle complicanze che la malattia può causare al cavo orale e delle precauzioni utili a prevenirle. Chi ha ricevuto delucidazioni, indica come fonti principali il dentista (51,4 per cento) e il diabetologo (49,3 per cento), seguiti dall’associazione pazienti (32,6 per cento) e dal medico di medicina generale (19,6). C’è però qualcuno che si affida a stampa e web (13 per cento) o a parenti e amici (5,8 per cento), con il rischio di incorrere in fake news e informazioni non certificate. Il 77 per cento del campione vorrebbe comunque maggiori ragguagli, soprattutto dal diabetologo (65,7 per cento), dall’odontoiatra (63,3 per cento) e dal medico di famiglia (36,7 per cento). Paradossalmente, tra i meno interessati ci sono, per un 30 per cento, proprio i soggetti con una bocca ‘problematica’.

Nel complesso, l’assistenza prestata dal dentista e la sua attenzione alla persona diabetica viene giudicata ‘buona’ o ‘molto buona’ dal 55,6 per cento dei pazienti; un 12,2 per cento tuttavia non si esprime, probabilmente perché si rende conto di non avere gli strumenti idonei per poter valutare. Secondo il dichiarato degli intervistati, pochi specialisti hanno in studio un glucometro (11,9 per cento) o i presidi per gestire una crisi ipoglicemica grave (10,4 per cento). Al 36,3 per cento del campione, inoltre, l’odontoiatra non ha mai posto domande sul profilo glicemico né sulla terapia che segue per controllare il diabete (33,7 per cento). Concludendo, nonostante la soddisfazione espressa degli intervistati sull’operato del dentista, si evincono aree di miglioramento anche tra gli addetti ai lavori. Sembra emergere che diversi specialisti non si siano ancora organizzati in studio, per gestire eventuali emergenze sul paziente diabetico, e non si informino sulla terapia che quest’ultimo segue né sulla sua capacità di controllare la glicemia: aspetti fondamentali per prestare un’adeguata assistenza odontoiatrica. Con l’obiettivo di aiutare le persone con diabete a prendersi cura della propria salute orale e, al tempo stesso, migliorare la loro relazione con il dentista di fiducia, Aiop ha stilato uno specifico decalogo. (EUGENIA SERMONTI)

Decalogo Aiop per il paziente diabetico

1.   Il paziente diabetico ha fattori di rischio più alti per l’insorgenza di patologie orali e parodontali, ma può curarle efficacemente se diagnosticate per tempo.

2.   È fondamentale che il diabetico controlli adeguatamente le infezioni orali: i denti irrimediabilmente compromessi da carie o parodontite devono essere estratti e possono essere sostituiti da impianti, in un piano di trattamento che assicuri una buona funzione masticatoria.

3.   In caso di terapie odontoiatriche, il dentista deve spiegare al paziente nei dettagli il piano di trattamento, il numero di interventi necessari, il risultato atteso e deve sapere qual è il suo grado di controllo della glicemia e dei fattori di rischio.

4.   Il diabetico portatore di protesi fissa può avere un rischio di infezioni ancora più elevato, se le sue protesi non sono eseguite correttamente e, quindi, favoriscono l’accumulo di placca batterica.

5.   I materiali protesici non sono tutti uguali: chiedete al vostro dentista quale utilizzerà e fatevi consegnare il certificato di conformità protesico e il certificato implantare.

6.   La persona con diabete va frequentemente incontro anche ad altri disturbi, come la ridotta produzione di saliva. Chiedete al vostro dentista consigli alimentari o farmacologici, per contenere l’aumento dell’acidità e mantenere le mucose ben idratate.

7.   Il paziente diabetico può sviluppare lesioni delle mucose orali: è fondamentale che le protesi sia fisse che rimovibili non presentino zone che irritano le mucose.

8.   La persona diabetica è più suscettibile alle infezioni da funghi. L’igiene orale e l’igiene delle protesi devono essere curate con la massima attenzione.

9.   Per tutti i pazienti, ma in particolare per i diabetici, è necessario che il dentista controlli in modo regolare e sistematico tutto il cavo orale, registrando eventuali variazioni dello stato di salute.

10. Il paziente diabetico può fare anestesia normalmente e inserire impianti, se la glicemia è ben controllata.

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Malattie reumatiche autoimmuni: prima edizione dell’(H)Open day di Onda

L’11 maggio su tutto il territorio nazionale saranno disponibili per le donne servizi gratuiti per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie reumatiche autoimmuni

Sono 5 milioni gli italiani con malattie reumatiche, il 70% sono donne

Sul sito www.bollinirosa.it l’elenco dei servizi offerti dagli ospedali aderenti e le modalità di prenotazione

Milano, 3 maggio 2018 – Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, in occasione della Festa della mamma, promuove un (H)Open day dedicato alle malattie reumatiche autoimmuni.

Alcuni ospedali del nuovo network Bollini Rosa offriranno gratuitamente alle donne servizi clinico-diagnostici e informativi come consulenze e colloqui, esami strumentali, conferenze, info point e distribuzione di materiali divulgativi.

Le malattie reumatiche, che nella maggior parte dei casi sono di origine autoimmune, causano disturbi a carico dell’apparato locomotore ed in generale dei tessuti connettivi dell’organismo. Rappresentano un gruppo estremamente eterogeno di malattie e si presentano con espressione e gravità differenti, colpendo oltre 3,5 milioni di donne italiane. Inoltre, spesso esordiscono in età giovane impattando sulla qualità della vita, sulla salute riproduttiva e sulla pianificazione familiare.

Obiettivo della giornata sarà promuovere la consapevolezza e la corretta informazione così come la prevenzione, la diagnosi e l’accesso ai percorsi specialistici diagnostico-terapeutici dedicati alle malattie reumatiche autoimmuni.

In occasione dell’(H)Open day sarà distribuita negli ospedali coi Bollini Rosa la brochure informativa “Malattie reumatiche autoimmuni – Dalla pianificazione familiare alla genitorialità” anche scaricabile gratuitamente dal sito di Onda (www.ondaosservatorio.it). La brochure si propone di dare alle donne le informazioni necessarie per affrontare con maggior serenità e consapevolezza le decisioni che riguardano la fertilità e il desiderio di maternità.

I servizi offerti dagli ospedali sono consultabili sul sito www.bollinirosa.it dove è possibile visualizzare l’elenco dei centri aderenti con indicazioni su orari e modalità di prenotazione.

L’(H)Open day è promosso da Onda con il patrocinio di Istituto Superiore di Sanità (ISS), Società Italiana di Reumatologia (SIR), Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus (ANMAR) e Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare (APMAR) ed è reso possibile anche grazie al contributo incondizionato di UCB Pharma.

“Le malattie reumatiche autoimmuni sono patologie tipicamente femminili e che spesso si manifestano tra i 15 e 45 anni, dunque nel periodo più florido e produttivo, condizionando la qualità di vita delle donne”, spiega Francesca Merzagora, Presidente Onda. “Abbiamo quindi deciso di realizzare un progetto dedicato con un’attenzione particolare alla salute riproduttiva e alla pianificazione familiare, tematiche complesse e molto sentite dalle giovani donne con malattia reumatica. A seguito dell’Open day, ad ottobre, in occasione della Giornata mondiale delle malattie reumatiche, organizzeremo un evento live in streaming su Facebook dando la possibilità alle utenti di rivolgere le domande nel corso della diretta allo specialista intervistato. Da ultimo, in occasione del prossimo Congresso nazionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR) a novembre, sarà attribuito un premio a una giovane ricercatrice che si distinguerà per la miglior presentazione in tema di ‘Malattie reumatiche e differenze di genere’: la ricerca scientifica in questo ambito sta evidenziando delle differenze molto rilevanti tra i due generi che ne condizionano, nel segno di una medicina sempre più personalizzata, l’approccio clinico-diagnostico e terapeutico”.

“Circa 5 milioni sono i pazienti con malattie reumatiche nel nostro paese e, di questi, circa il 70% sono donne”, afferma Angela Tincani, Direttore U.O. Reumatologia e Immunologia Clinica, ASST-Spedali Civili di Brescia. “Riconoscere questa realtà propone diversi temi di riflessione che per la Società Italiana di Reumatologia hanno condizionato la nascita di un Gruppo di Studio dedicato. Da un lato infatti stimola a cercare nelle differenze di genere le ragioni di questa disparità di prevalenza. In questo senso molto si sta muovendo nella ricerca per individuare i meccanismi che causano la patologia con lo scopo finale di personalizzare le cure alla persona, uomo o donna, nel suo insieme. Dall’altro lato la grande prevalenza del sesso femminile nella popolazione dei pazienti con malattie reumatiche pone gli operatori sanitari davanti alla necessità di curare moltissime donne rispettando tutte le necessità legate al genere. I trattamenti efficaci oggi disponibili, pur non portando a guarigione, permettono fortunatamente una buona qualità di vita. Di qui l’attenzione al rispetto della ‘salute della donna’ nelle pazienti con malattie reumatiche autoimmuni. Questo significa che se la malattia esordisce in età fertile, il medico deve offrire alla donna la possibilità di programmare la sua vita famigliare e, nel limite del possibile, indirizzare le cure nel rispetto della fertilità. La gravidanza non è una malattia aggiuntiva o una causa di peggioramento ma, nella larga maggioranza dei casi, è soltanto un periodo delicato che deve essere programmato e seguito in modo attento da un team multidisciplinare. In caso di necessità, anche argomenti come la contraccezione o la procreazione medicalmente assistita possono e devono essere discussi dagli specialisti di riferimento in collaborazione con ginecologi dedicati. Naturalmente il problema non si esaurisce con l’età riproduttiva, anche la menopausa delle pazienti con malattie reumatiche, con le varie comorbilità connesse, è un periodo delicato da monitorare con attenzione. So che far entrare nel tempo visita tutti questi argomenti non è mai facile e in alcuni casi può essere impossibile. Pertanto sono grata ad ONDA per l’iniziativa dell’Open day negli ospedali col Bollino Rosa, che permetterà alle pazienti con malattie reumatiche autoimmuni di incontrare gli specialisti e approfondire i temi legati alla ‘salute della donna’ in un’atmosfera diversa che auspicabilmente potrà avere importanti ricadute nel loro futuro”.

Per maggiori informazioni visitare il sito www.bollinirosa.it o inviare una e-mail a segreteria@ondaosservatorio.it

Per scaricare leaflet, locandina, brochure e elenco ospedali aderenti cliccare qui

Ufficio stampa HealthCom Consulting

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Edema maculare diabetico, solo 8,6% pazienti a rischio fa controllo

Serve diagnosi precoce, nuove terapie migliorano qualità vita.

L’edema maculare diabetico è la più comune causa di perdita della vista nelle persone con diabete, ma solo l’8,6% dei pazienti ha effettuato un controllo della retina nell’ultimo anno. Fondamentale la diagnosi precoce, spiegano gli esperti. Trattamenti a lento rilascio come il desametasone possono diminuire la frequenza delle somministrazioni e incidere significativamente sulla qualità di vita dei pazienti. L’argomento è stato oggi al centro dell’incontro a Milano “Edema Maculare Diabetico: quando una complicanza diventa patologia”, appuntamento scientifico dedicato alla ricerca e alla pratica clinica nell’ambito delle patologie della retina. In Italia sono circa 200 mila le persone affette da edema maculare diabetico (emd), la più diffusa complicanza oculare legata al diabete e la principale causa di perdita della vista nella popolazione tra i 20 e i 64 anni. Una condizione che, per gravità ed impatto, rappresenta una vera e propria patologia. Il 30% della popolazione diabetica ha problemi alla retina, la retinopatia diabetica risulta una complicanza prevedibile e prevenibile. La prevenzione e una corretta gestione del diabete sono di primaria importanza per evitare l’insorgenza di complicanze anche gravi.
“L’edema maculare diabetico si manifesta con un calo progressivo della vista e una visione deformata (immagini ondulate, aree sfocate, macchie scure, alterazione dei colori), che impediscono lo svolgimento delle principali attività quotidiane”, spiega Francesco Bandello, dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano, “una patologia sottostimata se si considera che oggi molti pazienti con diabete non sanno di avere questa complicanza e non sono stati diagnosticati”.
Per quanto riguarda il trattamento dell’emd, per molti anni il laser è stato l’unica cura disponibile. Adesso esistono terapie farmacologiche, inizialmente utilizzate per trattare la degenerazione maculare, che tengono sotto controllo l’edema e sono somministrate con iniezioni intravitreali in media con cadenza mensile, almeno durante i primi cicli di trattamento.

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Prevenzione del diabete mellito di tipo 2 e del cancro: possibile se avviene la trasformazione del grasso bianco in bruno

Prevenzione del diabete mellito di tipo 2 e del cancro

Circa l’ 85% dei soggetti obesi è affetto da diabete mellito di tipo 2. Il meccanismo cellulare che lega queste due patologie è stato scoperto nel 2005 da una collaborazione dell’Università Politecnica delle Marche e la Tuft University di Boston. In quel lavoro ( Cinti et al J Lip Res 2005 ) si evidenziava come la cellula adiposa del soggetto obeso moriva per eccesso di rigonfiamento.

La cellula adiposa bianca ( grasso bianco ) è sferica per contenere il massimo delle riserve energetiche e quando si ingerisce troppo cibo o si fa poca attività fisica tende a rigonfiarsi.
Tuttavia, la possibilità di gonfiarsi ha un limite, e oltrepassata una soglia la cellula adiposa va incontro a morte.

Rispetto alle altre cellule, le cellule adipose sono gigantesche soprattutto nei soggetti obesi e quando muoiono richiedono una quantità elevata di macrofagi per ripulire il tessuto.
I macrofagi vengono prodotti dal midollo osseo, circolano nel sangue e ripuliscono gli organi da qualunque materiale di scarto.

Un adipocita bruno trasformato in bianco e morente circondato dai becchini fisiologici (marrone)

Le cellule adipose morte dell’obeso provocano una importante infiammazione dell’organo adiposo e durante il riassorbimento delle cellule morte vengono prodotte sostanze tossiche che interferiscono con il recettore dell’insulina provocando insulino-resistenza con possibile sviluppo del diabete mellito.

Queste stesse sostanze tossiche sono anche responsabili di instaurare un terreno favorevole all’insorgenza di alcuni tipi di tumore che infatti risultano più frequenti nei soggetti obesi ( ad esempio dell’esofago, del colon, dell’utero e della mammella ).

L’associazione obesità-diabete è particolarmente frequente nei soggetti con eccesso di grasso addominale, e infatti il grasso addominale è sempre più infiammato nel sottocutaneo nei soggetti obesi.
Il motivo di questa maggiore propensione del grasso viscerale a morire e quindi a provocare una maggiore infiammazione non era noto.

Una recente ricerca, frutto della collaborazione tra Università italiane ( Politecnica delle Marche e Verona ) e l’Università di Graz e di Pittsburg, ha fornito una possibile spiegazione a questo enigma.
L’organo adiposo è composto anche da un altro tipo di cellula adiposa: la cellula adiposa bruna ( grasso bruno ) che ha una funzione completamente diversa dalla bianca. Essa brucia i grassi per produrre calore, quindi si attiva quando le persone si espongono al freddo.
La distribuzione del grasso bruno nell’uomo privilegia le sedi viscerali.

E’ stato ora scoperto ( Kotzbeck, Giordano et al J Lip Res 2018 ) che le cellule adipose brune di animali obesi si trasformano in bianche e sono particolarmente fragili e quindi muoiono facilmente provocando una intensa infiammazione responsabile poi sia del diabete che delle patologie tumorali.
Poiché il freddo e l’attività fisica promuovono l’attività del grasso bruno e addirittura la trasformazione del grasso bianco in bruno, risulta facile dedurre che esse sono anche importanti per la prevenzione del diabete e del tumore.

Lo studio è stato fatto su cavie animali, ma fino ad oggi, in questo campo tutte le scoperte fatte sui topi si sono poi rivelate applicabili anche agli esseri umani, ed è quindi altamente probabile che questo valga anche in questo caso.

Fonte: Università Politecnica delle Marche, 2018

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Il gene delle ‘curve femminili’ può aumentare il rischio diabete

Alcune varianti sono associate al grasso sulla vita e a cellule adipose malate.

 Il gene che ‘controlla le curve femminili’ può aumentare il rischio di diabete di tipo 2. E’ uno studio pubblicato sulla rivista Nature Genetics ad aver identificato la chiave genetica che nelle donne è legata alla creazione di nuove cellule adipose e che contribuisce ad aumentare fino al 30% la probabilità di ammalarsi di diabete.

I ricercatori della Oxford University hanno esaminato l’effetto di alcune variazioni a carico di un gene chiave, chiamato KLF14, “coinvolto nel determinare se, nelle donne, il grasso in eccesso è immagazzinato intorno ai fianchi, dove tende ad essere privo di conseguenze metaboliche, o intorno alla vita, dove è probabile che aumenti il rischio di diabete”, spiega Mark McCarthy, uno degli autori dello studio. Queste diverse varianti di KLF14 sono però ‘pericolose’ solo nelle donne e solo se si ereditano dalla madre. Laddove presenti hanno un impatto limitato sul peso complessivo, ma un impatto marcato su dove viene immagazzinato il grasso in eccesso nel corpo. Inoltre hanno un effetto sorprendente sulle dimensioni delle cellule adipose: nelle donne che ereditano dalla madre la variante ‘cattiva’ di KLF14 sono molto più grandi e piene di grasso, quindi più inefficienti e malsane. E in questi casi il rischio di diabete è del 30% più alto.

I risultati dimostrano non solo come i geni influenzino in modo diverso persone di sesso diverso, ma anche che le anormalità nel tessuto adiposo possono contribuire, così come quelle nel fegato e nelle cellule produttrici di insulina, all’insorgenza del diabete. La scoperta “potrà contribuire a piani di prevenzione e trattamento più personalizzati”, commenta Vincenzo Trischitta, ordinario di Endocrinologia all’Università La Sapienza. “Aggiunge infatti – prosegue l’esperto della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – elementi utili allo sviluppo della medicina di precisione, la cui ambizione è utilizzare farmaci specifici per sottogruppi di pazienti simili, che presentano caratteristiche che li rendono più sensibili a determinate molecole. Il tutto con l’obiettivo di avere migliori risultati con minori effetti collaterali”.

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Italiani e cibo, 1 bambino su 10 è obeso

L’obesità infantile è un fenomeno dilagante e persistente. E, a suo dire, in Italia a 9 anni un bambino su 10 è obeso e 2 su 10 sono in soprappeso. Aggiunge ancora che, circa il 50% degli adolescenti obesi, rischia di esserlo anche da adulti. I dati sono quelli della Società Italiana di Pediatria e la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica.

Proprio per questo, il documento da loro redatto suggerisce all’agenda sanitaria del Paese come obiettivo prioritario, la prevenzione e la cura dell’obesità e delle sue complicanze. Tale accorgimento favorirà una riduzione dei costi per il SSN, qualora dovrà sostenere, assistere e curare gli adulti che denunceranno patologie croniche, associate all’obesità.

Un bambino che ora è obeso potrà avere gravi problemi una volta adulto

Entriamo nel dettaglio. Il 5% circa dei bambini/adolescenti italiani accusa, a causa dell’obesità, valori di glicemia superiori ai limiti di normalità. Questa è già condizione di pre-diabete, come viene definita. Si tratta di un’alterazione del metabolismo del glucosio che, comunque, può regredire. D’altronde non è scontato che questi bambini si ammaleranno di diabete. Mediante una corretta alimentazione, un’adeguata attività motoria, un giusto calo di peso, il metabolismo del glucosio potrà rientrare nei limiti di normalità.

Inoltre un bambino obeso su tre presenta valori di trigliceridi e/o colesterolo LDL elevati, mentre il colesterolo buono, HDL, risulta inferiore ai valori di normalità. Tale condizione li espone a rischi di sindrome metabolica e alla comparsa di arteriosclerosi. Uno su tre di questi, inoltre, accumula grasso nel fegato. Si tratta di un sicuro danno epatico, ma che, in seguito, può progredire e peggiorare. Il 10% dei bambini obesi, infine, presenta valori pressori superiori alla norma.

L’infanzia è sempre più soggetta al diabete, all’ipertensione e alla dislipidemia. Il controllo del peso ne è un significativo contrasto. Il diabete è una malattia preoccupante. Basti pensare a uno studio statunitense. Questo avrebbe previsto che, nel 2050, un ragazzo americano ogni 1.500, mediamente, accuserà il diabete 2. Inoltre il diabete a esordio precoce, confrontato con quello che insorge in età adulta, risulta più aggressivo. E le consequenziali e temibili complicanze sopraggiungono, mediamente, tre volte prima.

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Cure odontoiatriche e diabete: estrazione denti, piorrea, igiene e impianti dentali

Il diabete è notoriamente una delle più comuni malattie croniche, al punto da essere uno dei problemi di portata internazionale con il quale la salute delle persone deve fare i conti in maniera sempre più seria e coscienziosa. Si prospetta che nel 2030 in tutto il mondo ci saranno 366 milioni di malati di diabete 2. In Italia la prevalenza di questa malattia è del 6%. Ecco perché gli odontoiatri devono saper trattare il diabete, così da poter curare i pazienti colpiti dalla patologia, i cui denti vengono erosi con molta più facilità di quanto non lo sarebbero in condizioni normali.

 

Diabete mellito e denti

 

Il diabete mellito, detto diabete di tipo 2, è una delle tipologie di diabete più diffuse. Esso riguarda infatti il 90% di tutti i diabetici. La sua associazione con malattie di tipo cardiovascolare è stata riconosciuta da molti studi scientifici, tra cui si ricorda il Nurses’ Health Study. Una corretta alimentazione e attività fisica costante contribuiscono ad alleviare i sintomi della patologia, e sono alla base del trattamento. Il paziente diabetico ha in genere meno difese delle altre persone. Di conseguenza è più esposto alla formazione della placca e ad infezioni varie. Il danno interessa principalmente le gengive. Una volta infiammate queste tendono a ritirarsi, l’osso a demineralizzarsi e il dente comincia a ballare; da qui alla caduta il passo è davvero breve.

Estrazione dentale di un diabetico: a rischio emorragia?

 

Bisogna sfatare il mito che l‘estrazione dentaria effettuata su un paziente diabetico porti all’insorgere di emorragie o altre simili cause. È chiaro però che il rischio operatorio del paziente affetto da diabete è più elevato rispetto a quello di un paziente sano. Inoltre, i pazienti diabetici devono sottostare a tempi molto lunghi per la guarigione delle ferite, ragione per cui si teme l’estrazione. Naturalmente bisognerà svolgere una visita di controllo preventiva, così da permettere al dentista di capire come agire, e quindi se sia necessaria o meno l’estrazione. E’ fondamentale portare i dati di tutte le analisi più recenti e fare in modo tale che l’odontoiatra e lo specialista diabetologo di riferimento , se necessario, possiamo parlarsi.

Diabete e anestesia locale

 

Non sono poche le persone che lamentano il fatto che l’anestesia locale possa avere un effetto iperglicemizzante sul paziente. Questo solitamente se la sessione dentistica è stata particolarmente intensa e impegnativa. In genere, ad ogni modo, l’anestesia locale non dovrebbe avere ripercussioni sulla salute del paziente.

Impianti dentali nei diabetici

Impianti dentali nei diabetici

L‘implantologia dentale è una terapia utilizzata da un numero sempre maggiore di dentisti per restituire ai pazienti la piena funzione masticatoria e migliorare l’estetica del sorriso. Anche per quanto riguarda i pazienti afflitti da diabete, gli interventi dentistici di questo tipo possono essere una soluzione indicata. I pericoli potenziali cui sono soggetti i pazienti diabetici a seguito di un trattamento di implantologia vanno dall’aumento del tempo di guarigione, fino a perimplantiti, a emorragie o allo shock iperglicemico. Questi pericoli possono essere gestiti correttamente con una serie di attente valutazioni preliminari, portando a risultati predicibili e di successo.

Diabete e piorrea (parodontite): che tipo di rapporto intercorre tra i due?

Diabete e piorrea parodontite

Quando la gengiva si ritrae staccandosi dal dente, si assiste alla formazione di una sacca gengivale all’interno della quale si sviluppa un altissimo contenuto batterico. L’infezione cronica nasce di conseguenza, spesso in maniera tale da impedire al paziente di accorgersene. A questo punto l’infezione interessa l’organismo, il quale rilascia ormoni iperglicemizzanti che portano all’iperglicemia.

Pazienti diabetici? Curate l’igiene dentale

Igiene dentale e diabete

Anche per i pazienti diabetici valgono le stesse regole che riguardano la salute orale delle persone sane: bisogna lavarsi i denti dopo ogni pasto, passare il filo interdentale, effettuare sessioni di detartrasi ogni sei mesi, curare l’alimentazione, fare sciacqui con il coluttorio.

Conclusioni

Il diabete è una malattia molto comune e diffusa. Se non trattata può portare all’insorgere di gravi complicanze, tra le quali, come abbiamo visto, patologie come la parodontite o gengiviti particolarmente dolorose. Effettuate sempre visite di controllo dai vostri dentista per evitare di correre il rischio.

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DiGiacomo Trapani

I luoghi in cui viviamo influenzano il controllo del diabete

Il luogo in cui vivi influenza il controllo del diabete. Il primo studio che esamina direttamente questa relazione è stato condotto sugli abitanti di New York e pubblicato sull’American Journal of Epidemiology.
L’eccesso di zucchero nel sangue è sintomo di diabete e l’emoglobina glicata è un test di laboratorio che serve per misurarne la concentrazione media durante gli ultimi tre mesi.

Nel 2006, il Dipartimento di salute e igiene mentale della città di New York ha introdotto la segnalazione obbligatoria dei livelli di emoglobina glicata della popolazione in un apposito registro di salute pubblica. Utilizzando questi dati, i ricercatori della Mailman School of Public Health della Columbia University hanno analizzato diverse volte, nell’arco di 7 anni (dal 2007 al 2013), i valori dei questo test in 182.756 adulti di diverse etnie. Ne è emerso che chi viveva in quartieri residenziali aveva una probabilità due volte e mezzo maggiore di avere buon controllo glicemico (sotto il 7%) rispetto alle persone che vivevano nei quartieri con condizioni socioeconomiche più svantaggiate.

E questo anche grazie alla maggior presenza di punti vendita alimentari salutari e a una maggiore presenza di aree pedonali. Il trasloco da zone più povere a zone più benestanti, inoltre, era correlato al miglioramento del controllo del diabete, l’inverso era invece accompagnato da peggioramento. “Lo studio – commenta Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid)- mostra sul controllo della malattia quanto altre indagini avevano dimostrato sui fattori di rischio. Ovvero che le classi sociali più ricche che vivono in quartieri più benestanti fanno più attività fisica e hanno una alimentazione meno ricca di junk food. Oltre ad avere accesso a cure migliori”. Per questo, conclude, “servirebbero maggiori interventi di salute pubblica nelle aree più svantaggiate”.

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Gusto e Diabete ad Alcamo lezione di Diabete e show cooking

Gusto, Diabete e show cooking

Sara un momento formativo e divertente per parlare di Diabete e non solo. “Gusto e Diabete”. E’ questo il titolo dell’innovativa iniziativa organizzata ad Alcamo dal Kiwanis Club e dell’ADA (Associazione Diabetici Alcamese) per informare e sensibilizzare sul diabete e per imparare a conoscere tutti gli aspetti della prevenzione. La Prof.ssa Carla Giordano, è professore ordinario presso UOC di endocrinologia AOUPoliclinico “P.Giaccone” di Palermo presenterà gli aspetti irrinunciabili per una sana alimentazione della persona con Diabete evidenziando le criticità di questa patologia, il concetto di counting dei carboidrati sarà a cura della Dott.ssa Felicia Pantò, Dirigente medico presso UOC di endocrinologia AOUPoliclinico “P.Giaccone” di Palermo, l’intervento che riguarda la salute e chimica del cibo sarà curato da Dott. Gianfranco Pipitone, Biologo Nutrizionista di provata esperienza, il clou dell’evento, destinato alle famiglie e ai bambini in particolare, sarà a cura del Maestro di cucina Chef Gioacchino Trapani, docente presso la scuola di cucina “Città del gusto” del Gambero Rosso con sede a Palermo presso il Palazzo “Branciforti”. Il convegno, ed è questa la novità, non sarà imperniato soltanto sugli interventi degli esperti ma assisteremo ad un vero e proprio “ show cooking”. Solo per stimolare la fantasia e le papille gustative vi scriviamo i nomi delle 3 ricette che il nostro Chef  si diletterà a preparare. Un primo piatto: Busiati di tumminia al ferro con pesto di rucola, pistacchi e datterino conti. Un secondo: Fricassea di pollo e carciofi al curry su croccante di cavolo rosso. Un dolce: Crumble all’olio con crema al limone e mele alla cannella. La conferenza sarà introdotta dai presidenti delle Associazioni promotrici dell’iniziativa ed è patrocinata dalla Federazione Diabete Sicilia.

L’appuntamento è per domani pomeriggio, presso il Grand Hotel “La Batia” a partire dalle ore 18. Il maestro chef Gioacchino Trapani arricchirà la serata preparando pietanze con suggerimenti utili (ingredienti e dosaggi) a chi vive con il diabete e a chi vuole rispettare un’alimentazione sana equilibrata e gustosa .

Dopo l’evento saranno pubblicate le ricette! con i relativi video. by Giacomo Trapani

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Giornata mondiale del Diabete #WDD #WDD2017

Eventi delle Associazioni FDS tante attività in tutta la sicilia in continuo Aggiornamento

Posted by FDS Federazione Diabete Sicilia on Montag, 6. November 2017

Dal 1997 l’ADA Associazione Diabetici Alcamese organizza in Piazza un momento di Screenig e di rilevazione dei dati della popolazione per capire quante persone con Diabete di tipo 2 ancora non sanno di esserlo. Ogni 100 test effettuati in media si rilevano 2/3 possibili casi di persone con diabete di tipo 2.

La nostra Associazione opera durante tutto l’anno per dare informazioni e aiuto ai Giovani Diabetici di tipo 1 oltre ad avere uno sportello di supporto attivo presso la nostra sede in via Girolamo Caruso n.18 ad Alcamo (TP).
Da 4 Anni l’ADA è socio fondatore della FDS Federazione Diabete Sicilia di cui Giacomo Trapani è presidente: “Il ruolo della nostra asssociazione è stato determinante nella costituzione e sopravvivenza di un organo cosi importante infatti la Federazione ha il ruolo di creare un dialogo attivo con le istituzioni, con la regione, le Asp ecc.
Uno dei primi successi che possiamovantare è di avere avuto riconosciuto il free stile libre dispositivo per il monitoraggio della glicemia flash che permette di controllare il glucosio interstiziale tantissime volte al giorno senza pungere il dito. Uno dei nostri primi successi ma speriamo possano essercene tanti altri” dichiara il Presidente FDS.
 
In Occasione della giornata mondiale del Diabete avremo presenti in piazza oltre alla nostra associazione la SID ( Sociaetà Italiana di diabetologia) rappresentata dalla Prof.ssa Carla Giordano primario del reparto di Malattie Endocrine, del Ricambio e della Nutrizione presso il Policlinico universitario Paolo Giaccone di Palermo
Importante anche la partecipazione di Osdi Associazione che rappresenta gli infermieri in Diabetologia con la nostra cara Amica Tripo Maria Pia, nonchè Presidente della sezione Regionale OSDI.
Tutti i soci e volontari dell’ADA saranno Domani in piazza e  oltre allo screenig glicemico, si effettuaranno test del colesterolo e trigliceridi, consigli sulla Dieta a cura del Dott. Gianfranco Pipitone, particolare attenzione sarà data alla prevenzione del Piede Diabetic,  la dott.ssa Liboria Adamo effettuerà valutazioni  e darà consigli riguardo a questa complicanza del diabete. La supervisone e il coordinamento della giornata Alcamese quest’anno è stata curata dalla nostra Vicepresidente Franca Maltese.
Sarà attivato inoltre un ponte Radio dal quale si parlerà di Diabete ai radioamatori di tutto il mondo.
 
Diabete non è tristezza troverete il laboratorio ADA con i ragazzi della nostra associazione che durante l’anno hanno realizzato attività di fumettistica con la nostra volontaria Giusi Barbara e la Frappe Animazione che da anni ci da sempre una mano. Da non dimenticare il supporto logistico e l’aiuto dei volontari della CRI Croce Rossa Italiana al nostro fianco durante questa manifestazione.
Vi aspettiamo DOMANI mattina in piazza Ciullo non Mancate
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